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Criminalità, il presidente dell'Antimafia duro su Fugatti: ''Difetto di intelligenza o altro''. E sulla politica trentina: ''Impossibile non sapere. I segnali andavano decodificati''

E' terminata oggi la due giorni della Commissione Antimafia in Regione. Il presidente Morra ha tracciato un quadro preoccupante soprattutto nel settore del porfido ma non solo con episodi che, secondo quanto raccolto nel corso delle audizioni, erano stati denunciati già negli anni '80

Di Giuseppe Fin - 10 May 2022 - 16:00

TRENTO. Dopo le dure parole di ieri sul Trentino e sulla mancanza di una presa di posizione netta sulla criminalità oggi il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra ha rincarato la dose puntando il dito contro la politica e non solo.

 

A margine delle audizioni che si sono svolte in questi due giorni a Trento, Morra ha tracciato un quadro allarmante da un punto di vista sociale e politico per quanto riguarda il settore del porfido con episodi risalenti addirittura al 1986 che hanno prodotto un'infiltrazione molto profonda. “Non servono sentenze per capire che siamo in situazione emergenziale” ha affermato il presidente dell'antimafia in conferenza stampa.

 

Duro anche il commento nei confronti del presidente Maurizio Fugatti che nelle scorse ore ha partecipato alle audizioni dell'antimafia. Secondo quanto riferito, in merito alla vicenda Perfido e della presenza della criminalità in Trentino, Morra ha spiegato che Fugatti “ha affermato di non aver avuto il minimo sentore”. “Ci si deve domandare – ha continuato Morra - se è difetto di intelligenza o altro".

 

Sempre sul mondo della politica, Morra ha spiegato che “Dopo segnali ripetuti di cui hanno parlato, argomentato, ricordando fatti reali, concreti, giornalisti a partire dagli anni '80 con le proteste e le segnalazioni fatte dai lavoratori del porfido – ha continuato - non si può dire che questo territorio fosse all'oscuro di quanto stava avvenendo. I segnali vanno decodificati, può accadere che magari non si conosca come decodificarli oppure che non si vuole guardare a quel segnale perché si intuisce che potrebbe portare ad una verità poco gradita. Vero è che ci sono certi soggetti che dovranno rispondere anche di voto di scambio politico mafioso e questo è particolarmente grave”.

 

A prendere posizione è anche il consigliere provinciale del M5S trentino Alex Marini che proprio ieri è stato ascoltato nel corso delle audizioni avvenute al Commissariato del Governo. “La visita della commissione Antimafia in Trentino-Alto Adige - dice Marini - dimostra che non tutte le Istituzioni dormono di fronte ai rischi connessi alla proliferazione delle mafie nel Nord Italia. La speranza è che questo evento serva a far fare all’intero sistema locale un salto di qualità in termini di attenzione e volontà nel combattere la criminalità organizzata, perché come ha ben detto il presidente Morra, purtroppo da parte della politica trentina manca una presa di distanza netta dalle logiche e dai comportamenti che hanno permesso alle mafie di radicarsi in Regione”.

 

Per Marini a monte delle infiltrazioni esiste un grave problema in termini di consapevolezza e di volontà di agire da parte della politica locale. “A fronte di tutte queste evidenze, della lodevole attività dell’antimafia e degli allarmi lanciati dai settori economici, sarebbe stato lecito attendersi che anche la politica locale facesse la sua parte per contrastare l'imprenditoria criminale in Trentino. Al di là delle tante promesse e delle belle parole spese a favor di telecamera, in realtà sin qui è avvenuto esattamente il contrario. Quando si tratta di lotta alle organizzazioni criminali purtroppo la politica locale ha agito e sta agendo in maniera scriteriata, bloccando di fatto iniziative utili a contrastare le attività criminali a partire dalle più banali misure di prevenzione e trasparenza”.

 

Marini ha rivendicato la proposta di creare un Osservatorio sulla criminalità organizzata che è stato anche citato dal presidente Morra nel corso del suo intervento a Trento. “E' stato prima fatto deragliare in Consiglio provinciale e poi impantanato in Consiglio regionale, con la maggioranza che – ha concluso Marini - non potendo apertamente opporsi alla sua istituzione, fa melina, rinviando e rallentando le procedure in modo da arrivare a elezioni con un nulla di fatto. Questi comportamenti indegni servono forse a conseguire qualche misero interesse di bottega anteposto però a quelli della collettività. Dalla politica trentina, che ama lodarsi e proporsi a modello, ci si aspetterebbe di meglio, invece tocca assistere a un malinconico teatrino fatto di bugie e reticenze che non sarebbe stato fuori luogo nella Palermo degli anni ‘80”.

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