E' morto Giovanni Poli, capostipite di una dinastia di vignaioli e maestro dei grappisti trentini
Giovanni Poli rimane ancora un ‘totem’ tra i grappisti, non solo tra quelli che operano in Trentino. Non sarà dimenticato. Perché il suo sapere viene custodito con orgoglio e determinazione dai suoi famigliari, nel cuore delle persone e nel cuore del distillato

TRENTO. I Mastri distillatori affidano essenze eteree dei loro ‘spiriti di vino’ al cielo: è la quota riservata agli angeli. Adesso, lassù, c’è anche Giovanni Poli, autentico capostipite di una dinastia di vignaioli che con la grappa hanno stravolto - in meglio - il comparto dei superalcolici, consolidando tradizioni, sfidando concetti e calunnie salutistiche che attanagliano il variegato mondo della distillazione di vinacce.
Giovanni Poli rimane ancora un ‘totem’ tra i grappisti, non solo tra quelli che operano in Trentino.
E’ stato lui a scandire l’evoluzione di questo ‘peccato alchemico’, coinvolgendo nell’arte dell’alambicco anzitutto i suoi stretti omonimi. Quei cinque Poli di Santa Massenza che hanno fatto squadra e consolidato l’originale e per certi versi incredibile fama di questo borgo adagiato sul laghetto che guarda Toblino, tra impianti idroelettrici e appunto ‘caneve’. Manipolo di grappisti, percentuale stratosferica in una borgata con appena qualche decina di residenti. Una vera Capitale alcolica.
Solo lui però ha resistito agli attacchi (commerciali) di potenti distillerie venete che si fregiavano dello stesso cognome. Giovanni ha combattuto ed è riuscito a tutelare la sua formidabile quanto schietta nomea, come compare sull’etichetta dei suoi variegati ‘spiritosi’. Le altre aziende hanno optato per il nome di battesimo dei fondatori, senza puntare su Poli come marchio oltre che autentico quanto rustico casato.
La valorizzazione della grappa trentina perde uno dei suoi più autorevoli Maestri. Uno che dall’alambicco ‘cavava’ ogni sfumatura, gestendo l’impianto in maniera scenografica. Grappa che tecnicamente nasce sfruttando l’alambicco, dall’ebollizione - lenta, quasi carezzevole - delle vinacce e acqua immessa nella cucurbita, dalla conseguente refrigerazione del vapore. Tutto regolato da minuziosi controlli tecnici, ma soprattutto dall’esperienza del distillatore. Che separa ‘teste e code’ – impurità contenute nella prima e ultima fase del vapore – e salva il ‘cuore’, l’essenza, la purezza dello ‘spirito alcolico’: 70° con un timbro aromatico e una struttura fine quanto possente, caratteri corroboranti, ineguagliabili. Successivamente diluito con acqua purissima e cristallina – per abbassarne il grado alcolico – lo ‘spirito’ diventa suadente grappa.
Un prodotto della più schietta cultura contadina. Che a Santa Massenza ogni inizio anno diventa pure attrazione teatrale, con la manifestazione degli Alambicchi accesi, performances e fumi benevoli. Ecco, Giovanni Poli non sarà dimenticato. Perché il suo sapere viene custodito con orgoglio e determinazione dai suoi famigliari, nel cuore delle persone e nel cuore del distillato. Perché sarà sempre impossibile separare la parola grappa da Santa Massenza, con quel Giovanni Poli come marchio identitario.












