Contenuto sponsorizzato

Ekaterina Ziuziuk e la resistenza bielorussa con l'Ucraina e contro Putin-Lukashenko: ''Canterò per comprare macchinari per curare le ferite da arma da fuoco''

Ekaterina Ziuziuk è una bielorussa ormai trentina (è qui da 17 anni) che non solo ha deciso di uscire allo scoperto ma che ha scelto di farlo a tutta voce. Cioè cantando venerdì sera, (alle 20.30) a Palazzo Geremia: “Sono orgogliosa e commossa perché questo appoggio alla mia iniziativa non era scontato. È il segno che si intuisce il doppio dramma che viviamo come bielorussi nell’essere fratelli e sorelle degli ucraini ma al tempo stesso indicati come amici di Putin''

Di Carmine Ragozzino - 12 April 2022 - 11:48

TRENTO. Fratelli ucraini. Due parole, un concetto di valore: universale. E’ facile, fin troppo facile, pronunciare e semmai praticare la solidarietà nel cosiddetto “mondo libero”. È impegnativo ma facile. Epperò pronunciare, praticare, la solidarietà laddove libertà e democrazia sono una quotidiana e devastante negazione è un pericolo. Non è un pericolo teorico. Nella Bielorussia sgovernata con la paura dalla controfigura baffuta dello zar sanguinario (il dittatore Lukashenko e la sua cricca ultra putiniana ) anche un fazzoletto giallo e azzurro indica la strada per la galera.

 

Eppure la protesta contro la guerra in Ucraina c’è. Non si conosce, se ne parla a spizzichi, ma c’è. È un’opposizione improba ma vitale tanto quanto trova rari e rischiosi momenti pubblici tanto quanto si esprime sottotraccia e clandestinamente con piccoli atti di controinformazione e formazione. La formazione ad una faticosa reciprocità tra popoli che non vogliono essere costretti ad un’antistorica e nichilistica belligeranza. I bielorussi, tuttavia, sono costretti a vivere il loro sacrosanto pacifismo con un senso di frustrazione che non meritano. Quella nazione, che da decenni ha un fantoccio al potere, è considerata il principale alleato dell’orrore: una testa di ponte da cui far partire truppe russe e distruzioni.

 

Occhio dunque a identificare la Bielorussia con il solo baffetto putiniano che per sei volte si è fatto eleggere dai brogli e dalla paura. Occhi aperti, invece, su tutto ciò che tenta di offrire una lettura meno approssimativa e manichea di un popolo dove gli “allineati” potrebbero essere in minoranza se solo la maggioranza potesse uscire allo scoperto senza rischiare la pelle. Ekaterina Ziuziuk è una bielorussa ormai trentina (è qui da 17 anni) che non solo ha deciso di uscire allo scoperto ma che ha scelto di farlo a tutta voce. Cioè cantando.

 

Il diritto alla libertà, l’anelito ad una pace che non sia solo parola “comoda” si può gridare, certo. Ma si può anche modulare nelle tonalità di brani che alternano una radicata tradizione popolare all’internazionalità militante di tanto pop e tanto rock. Ekatarina farà così, come ha sempre fatto per molti di quei 43 anni che l’hanno vista esibirsi per strada o su un palco: armata di ugola e chitarra per conoscere e farsi conoscere con semplicità e amore per la musica.

Da sola Ekaterina ha scelto di organizzarsi un concerto – one woman show – per far raccogliere fondi a favore dei “fratelli ucraini” e per far scoprire l’anima musicale della resistenza bielorussa nonostante Lukashenko e Putin.

 

Canterà venerdì sera, (alle 20.30) a Palazzo Geremia (la “casa” di rappresentanza del Comune di Trento) grazie all’interesse del sindaco per la sua proposta che ne ha affidato l’organizzazione a Lorenzo Andreatta. “Sono orgogliosa e commossa – spiega Ekaterina – perché questo appoggio alla mia iniziativa non era scontato. È il segno che si intuisce il doppio dramma che viviamo come bielorussi nell’essere fratelli e sorelle degli ucraini ma al tempo stesso indicati come amici di Putin. Ed additati, sanzionati. Ma non è solo questo. La mia iniziativa ha uno scopo preciso, pratico, e cioè la promozione di una raccolta di fondi per comprare dei vitali macchinari sanitari fondamentali per diminuire le conseguenze delle ferite da arma da fuoco. Vogliamo inviarne agli ospedali ucraini quanti più possibile e siamo ad un terzo dell’obiettivo che ci siamo dati”.

 

Ekaterina parla al plurale perché è collettivo l’impegno di cui si è fatta portavoce come membro della “Diaspora bielorussa all’estero e come referente provinciale di Articolo 21, sodalizio per la manifestazione del pensiero ispirato al più importante “obbligo” della Costituzione italiana.  L'associazione bielorussi in Italia (Supolka) di cui Ekaterina è presidente è nata dopo l’ennesima elezione truffa di Lukashenko nel 2020 e attraverso il tam tam per una volta sano dei social è cresciuta fino a raccogliere parecchie adesioni tra i bielorussi che vogliono sostenere le battaglie dell’opposizione nella loro bistrattata patria. Supolka (che vuol dire Comunità) non è una struttura centralizzata. Si tratta di un movimento fludo, condizionato dalla cultura locale che ospita i bielorussi.

 

“Devo essere sincera – spiega Ekaterina – io non sono un’eroina e ci ho messo un po' a convincermi che dovevo agire anche in prima persona. Mi ha aiutato la storia di Eugenia Dolgaya, la giornalista che ha raccontato le azioni dei volontari bielorussi in Ucraina e le malefatte del governo bielorusso. Eugenia è stata vittima a sua volta di repressione e minacce, fuggita in Ucraina per salvarsi. Un altro personaggio per me importante è stata l'attivista Tatsiana Hatsura-Yavoroskaya, dalla quale è arrivata l'iniziativa di acquistare i dispositivi per i quali stiamo raccogliendo i fondi. Dai lei, una volta giunta in Ucraina per raggiungere il marito espulso dal regime e per ricongiugersi al figlio,  è partita la proposta solidale per gli ospedali. Le storie come quella di Eugenia e Tatsiana sono per fortuna tante: nelle università, sul lavoro, nella società”.

 

Sono storie di sofferenza, prigione e putroppo anche di cimiteri. Ma sono storie di resistenza. “Farle conoscere è quello che posso, devo, fare - dice ancora Ekaterina -.  Sì, anche cantando”. Per acquistare 20 dispositivi di trattamento ipobarico per la cura delle ferite profonde (li produce un’azienda italiana con la quale Ekaterina si è rapportata trasformandosi anche in mediatrice economica) servono 40 mila euro. La raccolta su internet è arrivata ad ottomila euro. Il Dolomiti – amplificando la voce e la volontà di Ekatarina – dà una mano. Convintamente. Il link per aderire e saperne di più è questo.

 

C’è umiltà e c’è anima, tanta anima, nella proposta di Ekaterina. C’è la convinzione che ognuno debba dare il proprio contributo alla pace e alla libertà facendo al meglio quello che sa fare. Lei sa cantare. E bene. Canta sapendo che per la musica non ci sono confini. Canta sicura che nella musica, in tutta la musica, l’est e l’ovest, il nord ed il sud, l’Oriente e l’Occidente costruiscono ponti anziché trincee.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 28 giugno 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
30 giugno - 15:12
L'incidente è avvenuto in val Venosta: un impatto tra un'auto e un mezzo pesante. Un bambino di 5 anni è stato trasportato all'ospedale di Bolzano
Ricerca e università
30 giugno - 11:35
Il progetto "D-Wines" ha riguardato l'analisi e la degustazione di 246 campioni di vino appartenenti a 18 diversi vini monovarietali italiani [...]
Ambiente
30 giugno - 13:23
Il mare è entrato nel fiume Po per 30 km e non era mai successo: record del cuneo salino.  Oggi l'Osservatorio crisi idriche [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato