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Giovane donna molestata sul treno: “Un uomo ha iniziato a masturbarsi mentre mi fissava, ora vado al lavoro ancora traumatizzata”. La denuncia di Nudm

È mattino presto in stazione e una giovane donna si trova in un vagone semivuoto quando diventa vittima di una molestia: “Quell’uomo si stava masturbando di fronte a me guardandomi dalla fessura fra i sedili. Perché si aspetta che le cose accadano e lascino il segno sulle nostre vite?”

Di Tiziano Grottolo - 26 gennaio 2022 - 13:22

TRENTO. L’episodio risale ad alcuni giorni fa, è avvenuto lungo una delle principali tratte trentine, ed è stato portato alla luce da una denuncia raccolta dalle attiviste di Non Una di Meno Trento. Una ragazza, pendolare, si trovava sul treno quando è stata presa di mira da un soggetto che, fissandola, ha iniziato a masturbarsi. La giovane donna a quel punto ha cercato aiuto ma, fra vagoni deserti e assenza di indicazioni, è riuscita a contattare il capotreno solo dopo due fermate. L’uomo nel frattempo si era già dileguato.

 

Nonostante la denuncia fatta alla polizia ferroviaria il rischio, tutt’altro che improbabile, è che il soggetto non venga mai identificato. D’altronde, la maggior parte delle volte, simili episodi vengono archiviati come “atti osceni in luogo pubblico” e per questo difficilmente si investono tempo e risorse per perseguirli. Per chi li subisce però resta il trauma e la paura. È la stessa vittima a domandarsi perché non si cerchi di prevenire simili episodi e in generale non ci siano tutele per le donne che si trovano ad affrontare situazioni simili, ma soprattutto “perché si aspetta che le cose accadano e lascino il segno sulle nostre vite?”

 

Di seguito pubblichiamo la testimonianza integrale della giovane donna che ha vissuto suo malgrado, l’episodio a bordo del treno.

 

“Sono pendolare per motivi di lavoro. È mattino presto e mi trovo in stazione. Al binario pochissime persone aspettano il mio treno, probabilmente per via delle attuali restrizioni anti-Covid. Vado avanti e indietro per riscaldarmi e quando arriva il treno salgo verso la coda. Davanti a me, in coda, silenziosamente, altri passeggeri, al massimo 5, salgono e prendono posto nel vagone, tutti distanziati fra loro. Io mi siedo al lato del finestrino nel senso di marcia del treno e mi metto gli auricolari per ascoltare un po’ di musica. Le porte si chiudono, il treno parte. Pochi secondi dopo un uomo che si era seduto al finestrino dall’altro lato nei posti più avanti a me, anche lui in direzione del senso di marcia, si sposta e si siede in direzione opposta, sul sedile che s’intravede in mezzo ai sedili di fronte a me. Ignoro il fatto e continuo a guardare fuori dal finestrino finché, con la coda dell’occhio, vedo la mano di quest’uomo continuare a muoversi. ‘Sto pensando troppo, ho troppi preconcetti, non può essere’ penso. Dopo pochi secondi capisco che le mie sensazioni erano corrette: quell’uomo si stava masturbando di fronte a me guardandomi dalla fessura fra i sedili. La mia reazione è immediata, mi alzo e mi dirigo verso la coda del treno, per evitare di passargli accanto. I vagoni sono tutti completamente vuoti. Cerco un contatto per il capotreno sulle pareti, ma non trovo nulla. Il treno arriva alla stazione successiva, mi sporgo per guardare se sia sceso. Non lo vedo. Le porte si chiudono di nuovo e io rimango nell’ultimo vagone da sola fino alla fermata successiva, dove scendo e corro in testa dal capotreno.

 

Gli racconto quello che è successo. Lui va verso la coda del treno e non nota anormalità, torna indietro e fa un secondo controllo con la mia descrizione, nessuna anormalità. L’uomo probabilmente è sceso, ma nessuno lo sa con certezza. Il capotreno mi chiede se può far altro per me, mi dice che ha fatto rapporto e che l’unica altra cosa che posso fare io sia esporre denuncia alla Polizia Ferroviaria una volta arrivati a destinazione. Scendo e mi dirigo verso il loro ufficio, pensando che il capotreno li abbia già avvisati come mi ha detto. L’ufficio è pieno di poliziotti, tutti uomini, nessuno dei quali sa cosa mi sia appena capitato. Rispiego i fatti da capo, do una descrizione più dettagliata possibile del soggetto. La denuncia dura un’ora, forse più. Prendo il treno che mi porterà al lavoro ancora traumatizzata. Qualche giorno dopo, scopro che quello che ho subito è valutato dalle leggi vigenti come “atto osceno in luogo pubblico” e come tale considerato non più reato penale se non in presenza di minori dal 2016. In una situazione come la mia la persona rischia una sanzione pecuniaria, poco più seria di una violazione di divieto di sosta. Mi si conferma uno scenario che dentro di me già immaginavo: nessuno avrebbe fatto nulla. Mi sento doppiamente umiliata. Nonostante fossi ancora molto scossa, sono andata a esporre i fatti di fronte alle forze dell’ordine per un senso civico e per una fiducia nelle istituzioni. Non riesco a capire il senso di quello che ho subito e della proporzione della sanzione. Il treno era per me un mezzo sicuro con cui poter viaggiare. I giorni successivi all’accaduto, se non sono nello stesso vagone con il capotreno, mi sento fortemente a disagio. Sono consapevole che potrei incontrare di nuovo questa persona ai binari della stazione. Potrebbe rifarlo, magari con una persona più fragile. Una persona che fa questo genere di azioni, umiliando di fatto la persona che ha di fronte, non si pone limiti”.

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