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| 22 ott 2022 | 18:15

In Trentino c'è chi dice ''No'' all'idroelettrico: ''Stop a nuovi prelievi idrici e derivazioni”. La protesta del Comitato per la difesa delle acque

“Ci vogliono rubare... il rumore dei fiumi”. È questo il nome della manifestazione organizzata nella giornata di oggi (22 ottobre) in 12 diversi presidi su fiumi e torrenti trentini dal Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino: “Nonostante la pioggia, l'evento ha comunque riscontrato una buona partecipazione”

di Redazione

TRENTO. “La vita delle nostre Alpi dipende dell'acqua, sembra quasi un'ovvietà dirlo, eppure non ci sembra affatto ovvio rimarcare, oggi più che mai, l'assoluta essenzialità di una risorsa fragile, sempre meno abbondante, i cui equilibri vengono messi a dura prova dall'azione dell'uomo e dalle sue micro e macro conseguenze”. Sono queste le parole del Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino nel giorno della manifestazione organizzata in 12 diversi presidi lungo fiumi e torrenti del territorio provinciale.

Una manifestazione che, in sostanza, chiede alla politica di guardare al di là dell'idroelettrico, spingendo per gli investimenti in ricerca e sviluppo in rinnovabili alternative. “Diciamo 'No' – scrive il portavoce del Comitato Tommaso Bonazza – a nuovi prelievi idrici e derivazioni a scopo idroelettrico, ad interventi invasivi su alvei e fasce riparie, protocolli d'intervento ampiamente superati dal punto di vista della ricerca scientifica, e diciamo 'No' a politiche provinciali che escludono la cittadinanza dai processi decisionali sull'acqua, bene comune”.

Diverse invece, secondo i manifestanti, le strade da seguire: “Diciamo '' ad interventi di riqualificazione fluviale indirizzati alla funzionalità ecologica dei corpi idrici, all'articolo 9 della Costituzione italiana in cui è scritto che lo Stato 'Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, e diciamo '' agli investimenti indirizzati alla ricerca e allo sviluppo di sistemi di produzione di energie rinnovabili diverse dall'idroelettrico”.

Ecco la nota integrale del Comitato permanente di difesa delle acque del Trentino:

 

L’estate di quest’anno è stata estremamente siccitosa. Con una certa apprensione, per settimane abbiamo scrutato il cielo e controllato i bollettini meteorologici in attesa di veder scendere la pioggia. Ebbene, abbiamo iniziato a prendere atto che l’ansia climatica si è già guadagnata di diritto un posto all’interno del nostro vocabolario emotivo, sia esso personale o collettivo. Da almeno un decennio a questa parte abbiamo imparato a riconoscere gli effetti del cambiamento climatico e ci siamo spinti ad immaginare, chi con più coraggio, chi con atteggiamento molto più scettico e conservativo, gli scenari di un futuro che si fa sempre più vicino, ma che ci appare ormai del tutto ineludibile. Familiarizzare con questo tipo di subdolo disagio non è per nulla semplice. Faccio abbastanza? Qual è la mia responsabilità? Quale direzione sta prendendo la nostra società su queste tematiche? Gli interrogativi si affollano nella nostra mente e non di rado, approfondendo il ragionamento, ci si ritrova sempre più rabbiosi e rassegnati. Sta a noi trasformare questa energia in azione di denuncia e proposta.

Se oggi di fiumi si riparla tanto proprio dopo questa estate non è dunque solo per interesse, ma anche per un certo sano terrore di non farcela - come comunità, come specie -. Rispondendo alla paura ci rivolgiamo a soluzioni immediatamente disponibili e in qualche caso violente (sbarriamo, tagliamo, imbrigliamo), mancandoci il coraggio di tentare idee innovative ma confermate dalla scienza che sono l'opposto di quanto abbiamo sempre fatto. Guardare al futuro con lucidità e cogliere le opportunità nelle crisi non può essere solo una virtù, ma la norma richiesta a qualsiasi decisore politico adatto al nostro tempo, oltre che a noi stessi.

La vita delle nostre Alpi dipende dall’acqua, sembra quasi un’ovvietà dirlo, eppure non ci sembra affatto ovvio rimarcare, oggi più che mai, l’assoluta essenzialità di una risorsa fragile, sempre meno abbondante, i cui equilibri vengono messi a dura prova dall’azione dell’uomo e dalle sue micro e macro conseguenze. Quello che vogliamo pronunciare a pieni polmoni è un monito che ci metta in guardia dalla insensata e reiterata cupidigia della nostra specie, dalla sua volontà di sfrenato colonialismo ambientale. Abbiamo deciso di organizzare questa manifestazione per riportarci e riportare ad un contatto diretto ed emotivo con l’acqua attraverso una delle caratteristiche peculiari dei nostri torrenti: il loro suono.

 

Il rumore dei fiumi non è solo un elemento uditivo. Esso è perfetta sintesi di tutte quelle funzioni ecosistemiche che i fiumi avrebbero la possibilità di esprimere pienamente, se noi umani glielo lasciassimo fare. Il rumore dei fiumi, là dove riusciamo a sentirlo, ci indica, ad esempio, che c'è una discreta quantità di acqua in alveo. I prelievi e le derivazioni tolgono acqua dal nostro sistema fluviale e questo impoverisce enormemente la potenza rigeneratrice e di depurazione dell’ecosistema. Siamo stufi di vedere costantemente disattese le normative inerenti il Deflusso Minimo Vitale e attendiamo con ansia che venga applicato nella maniera più stringente possibile il nuovo concetto di Deflusso Ecologico. Sui rilasci, gli strumenti di controllo e sanzione sono ancora insufficienti. Non possiamo mai più permetterci di far andare completamente in secca rii e torrenti. Stiamo mettendo pesantemente mano a sistemi molto fragili. Le esigenze di utilizzo delle acque sono ovviamente normate e definite, ma non dobbiamo mai dimenticarci dell’impatto in termini assoluti delle nostre azioni ecologicamente non compatibili.

 

Il rumore dei fiumi rimanda anche al valore sociale di questa risorsa. Un fiume che scorre è un fiume sulle cui rive si crea comunità, si intessono relazioni, si rafforza il tessuto collettivo della nostra democrazia. Il valore estetico, sonoro, ricreativo e sportivo delle nostre acque non è qualcosa di secondario e marginale. Esso è di vitale importanza per la società trentina, perché aiuta a mantenere vivo un rapporto diretto e non mediato con il territorio fisico delle nostre valli alpine. Nel rumore dei fiumi si fondono così il concetto di benessere psicologico e benessere fisico. Un intreccio che ci dice della nostra ineludibile appartenenza ad un mondo naturale di cui siamo, come specie umana, parte integrante.

 

La presenza del rumore dei fiumi oggi dimostra che quel rapporto tra noi e l'acqua non è ancora del tutto spezzato, e può essere recuperato: deve essere recuperato, se non vogliamo soccombere alla nostra avidità.

 

Per tutte queste ragioni:

- Diciamo NO! a nuovi prelievi idrici e derivazioni a scopo idroelettrico

- Diciamo NO! ad interventi invasivi su alvei e fasce riparie, protocolli di intervento ampiamente superati dal punto di vista della ricerca scientifica.

- Diciamo NO! a politiche provinciali che escludono la cittadinanza dai processi decisionali sull’acqua, bene comune.

- Diciamo SI! ad interventi di riqualificazione fluviale indirizzati alla funzionalità ecologica dei corpi idrici.

- Diciamo SI! all’art. 9 della Costituzione Italiana in cui è scritto che lo Stato “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

- Diciamo SI! agli investimenti indirizzati alla ricerca e allo sviluppo di sistemi di produzione di energie rinnovabili diverse dall’idroelettrico.

 

L’invito ora è quello di ascoltare il rumore delle acque che scorrono davanti o sotto di noi. Lo faremo per circa un minuto. Un atto simbolico di silenzio dell’uomo, perché sia il fiume, finalmente, a parlare attraverso il suo rumore”.

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