Invasione Ucraina, il racconto dal fronte: ''Nostra figlia di 17 anni è andata in Polonia ma noi restiamo qui. Il mio migliore amico a Kyiv vive nel garage tra le esplosioni''
Sasha si trova in Ucraina: "La propaganda e la ricostruzione storica della Federazione russa è totalmente falsa: siamo un popolo con storia, tradizione e lingua. L'ingresso nell'Ue è solo un pretesto"

TRENTO. "La nostra famiglia si è divisa: mia figlia è andata in Polonia mentre noi restiamo in Ucraina: io sono arruolabile e mia moglie è medico". A raccontarlo a Il Dolomiti è Sasha che si trova nella parte più occidentale del Paese (Qui articolo). "Il mio migliore amico invece è di Kyiv, cerchiamo di sentirci ma non è facile: vive in garage e sente le esplosioni ogni momento".
Una testimonianza quasi dal fronte di questi giorni tragici per un intero popolo. Tanti anche gli ucraini in Trentino, cittadini in tensione e in apprensione per le sorti dei familiari e che cercano di avere, con estrema difficoltà, notizie dei propri cari: ''Il mio compagno cerca di raggiungere il confine - ha detto Veronica a Il Dolomiti - con lui in migliaia in marcia verso l'Europa" (Qui articolo).
Ormai si è entrati nel quarto giorno dell'aggressione militare della Russia in Ucraina e dopo un'altra notte di bagliori per le esplosioni, si combatte nelle strade di Kyiv, la capitale del Paese. "Cerchiamo di andare avanti giorno per giorno - dice Sasha - gli ucraini vogliono resistere e respingere l'aggressore".
L'andamento dell'avanzata, iniziata giovedì con l'ingresso dell'esercito di Vladimir Putin nel Paese da tre fronti (a nord dalla Bielorussia, a est dalla Russia e dalla Crimea a sud) non è ancora chiaro e gli analisti concordano nel riportare che le forze russe sembrano aver perso slancio rispetto alle prime fasi dell'invasione.
Nel frattempo la difesa russa ha dichiarato che è iniziata una nuova offensiva "da tutte le direzioni" e vengono segnalati combattimenti in varie zone della capitale, mentre le trattative diplomatiche per un incontro tra il governo russo e quello ucraino sembrano saltate.
Il presidente ucraino Zelensky continua a essere in contatto con vari leader internazionali dell'Unione europea e della Nato che intendono colpire Mosca con sanzioni economiche, compreso il blocco per alcune banche delle transazioni Swift, e la fornitura di armi; anche il mondo sportivo che prende posizione per boicottare la Russia.
Un Paese che cerca di resistere all'invasione con le forze regolari e civili, mentre sono moltissime le persone che si sono messe in viaggio per trovare un luogo sicuro. La stima è quella che dall’inizio della guerra più di 100 mila persone siano scappate dall’Ucraina verso la Polonia, profughi diretti anche in Moldavia e Slovacchia. Le prime due famiglie sono state accolte anche in Trentino con le strutture pubbliche e Cinformi attive per pianificare l'accoglienza di altri richiedenti asilo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane (Qui articolo).
Non mancano in tutto il mondo le manifestazioni di solidarietà al popolo ucraino con i simboli illuminati di gialloblù come la Torre Eiffel o la Porta di Brandeburgo; tantissimi i trentini in piazza Dante a Trento nelle scorse ore per chiedere la pace e la fine della guerra (Qui articolo), anche se in Italia c'è il paradosso di chi non condanna fino in fondo l'intervento militare della Russia (Qui articolo).
"Noi che siamo rimasti qui cerchiamo di andare avanti, ormai si vive giorno per giorno e l'Ucraina cerca di resistere. Abbiamo accompagnato nostra figlia di 17 anni al confine con la Polonia, abbiamo alcuni parenti lì. La coda è di chilometri, lei si trova al sicuro mentre con mia moglie restiamo in Ucraina. Io sono arruolabile, mentre lei è una ginecologa e quindi non può uscire perché siamo in tempi di guerra e ogni unità può essere indispensabile e decisiva per salvare vite umane. Gli ospedali sono pienamente operativi e ogni giorno va sul posto di lavoro, mentre la mia attività è praticamente sospesa.
E' stata una notte difficile perché la nostra famiglia si è divisa. Mia moglie ha alcuni parenti in Polonia e più volte ci hanno suggerito di trasferirci da loro a seguito delle tensioni e dell'escalation crescente nelle ultime settimane. Ma abbiamo preferito restare qui, solo nelle scorse ore abbiamo cercato di mettere al sicuro nostra figlia minorenne, con mia sorella e con i miei genitori 70enni perché possono lasciare il Paese.
Il confine è distante circa 150 chilometri dalla nostra città. Ma il viaggio è stato lungo e naturalmente pieno di tensione. Ci sono migliaia di persone che cercano di lasciare il Paese e poche dogane, più un check point a piedi. E' stato un viaggio difficile e con sentimenti contrastanti, la tristezza di doverci separare in questo modo ma almeno abbiamo maggiori garanzie di sicurezza per i nostri familiari. In questo momento è molto e ci aiuta a andare avanti.
Qui la situazione è ancora apparentemente sotto controllo: l'Ucraina Occidentale non è ancora un teatro di guerra, ma anche qui abbiamo naturalmente il coprifuoco e siamo in allerta. I combattimenti sono nell'area Orientale e ormai nella capitale. Ma anche qui da noi la sirena suona di tanto in tanto per segnalare il possibile arrivo di bombe e il passaggio degli aerei russi.
Sono in contatto con molte persone a Kyiv e c'è grande preoccupazione e paura: qualcuno ha chiesto appoggio per poter lasciare tutto e trovare rifugio qui. Il mio migliore amico invece, che cerco di sentire regolarmente, vive con tutta la famiglia in garage e mi ha raccontato che si avvertono di continuo le esplosioni. Tanti i cittadini che trovano riparo in scantinati, interrati di fortuna attrezzati meglio che si può oppure nei tunnel della metropolitana.
La guerra non è una novità perché negli ultimi 8 anni dopo l'invasione della Crimea, del Donbas e del sono arrivate in continuazione notizie di scontri e morti sul confine con la Russia. La rabbia per questa decisione di Vladimir Putin è enorme e cresce il sentimento di rancore verso gli aggressori. La propaganda e la ricostruzione storica della Federazione russa è totalmente falsa: siamo un popolo con storia, tradizione e lingua. L'ingresso nell'Ue è solo un pretesto. Tante le bugie, come definire Zelensky un drogato e neonazista quando, per esempio, i suoi genitori sono ebrei. Tante le falsità che vengono veicolate all'estero e che speriamo non vengano reputate vere dall'Occidente e dai Paesi confinanti.
Le manifestazioni a sostegno dell'Ucraina all'estero ci riempiono di speranza e ci danno un di coraggio anche c'è paura e siamo ovviamente spaventati per questa invasione su larga scala. Ma vogliamo resistere e respingere l'aggressore".
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