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Guerra in Ucraina, il paradosso di chi in Italia giustifica Putin condannando la Nato. L'esperto: ''Siamo una popolazione anziana molti ragionano su schemi novecenteschi''

Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso: "Decisione irrazionale del Cremlino, ora tutta l'area preoccupata e instabile. I movimenti pacifisti soffrono di un errore alla base che vuole condannare in maniera equanime la guerra e sembra ricercare il concorso di colpa: Russia, Ucraina e Nato dovrebbero avere tutte le stesse responsabilità ma c'è un'aggressione militare e i piani sono diversi"

Di Luca Andreazza - 25 febbraio 2022 - 13:35

TRENTO. L'esercito russo è entrato a Kiev in questo secondo giorno di invasione del Cremlino in Ucraina. E mentre si consuma una gravissima crisi internazionale le forze politiche, anche quelle italiane, si dividono sulle responsabilità di questo evento bellico. C'è il "No" alla guerra, però ci sono i "ma". Per esempio, Rifondazione comunista trentina "condanna l’inaccettabile intervento militare russo e invita alla mobilitazione per la cessazione immediata del conflitto e la ricerca di una soluzione di pace. E condanniamo l'espansionismo della Nato che ha prodotto un'escalation irresponsabile alimentando il nazionalismo ucraino e l'attacco contro le repubbliche del Donbass".

 

Discorso analogo per il Pci trentino: "Dopo anni di provocazioni e morti causati dall’occidente nella sua folle guerra per portare l’Ucraina sotto il cappello della Nato, la Russia determina una linea oltre la quale non tollera ingerenze".

 

A livello nazionale Alessandro Di Battista spiega che l'immagine di una donna ucraina sanguinante è da "colpo allo stomaco", ma "Esattamente come sarebbe stato giusto mostrare e rimostrare anche le immagini dei bimbi iracheni sotto le bombe della Nato, delle vecchiette serbe disperate dopo i raid su Belgrado, dei neonati dilaniati dai missili intelligenti sganciati durante un matrimonio sulle montagne afghane".

Oggi i leader politici, soprattutto del centrodestra, condannano ogni forma di aggressione ma nel recente passato non hanno nascosto la propria ammirazione per Vladimir Putin: Matteo Salvini ha provveduto in queste ore a cancellare un suo vecchio post di Facebook nel quale appariva nell’aula del Parlamento europeo a seguito di una visita ufficiale del presidente della Repubblica, in cui affermava che è meglio "fare cambio, due Mattarella per mezzo Putin come presidente".

E sui social le condanne sono quasi timide e le posizioni a giustificare le posizioni filo-russe abbondano, si scaricano le colpe anche sulla Nato e sull'Ucraina. "C'è una grandissima confusione, si ragiona con modelli vecchi e novecenteschi in un'epoca totalmente diversa". A dirlo a Il Dolomiti Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso. "La politica estera della Russia punta alla restaurazione, una logica di potenza con pochi player che si dividono il mondo e le sfere influenze: Mosca, Stati Uniti e Cina. Il resto è superfluo, Europa compresa che non viene considerata credibile, i colloqui di Macron finiscono nel nulla e c'è una sorta di regolare delegittimazione. Ma non dobbiamo sopravvalutare la forza del Cremlino: ci sono problemi economici, politici e sociali, una società piegata inoltre dal Covid".

 

La guerra non piace ma l'invasione russa viene in qualche modo "compresa" e per certi versi legittimata. "In Italia - evidenzia Zola - c'è un lascito del socialismo in cui l'Unione sovietica è considerato ancora un baluardo di un mondo fortemente bipolare e speculare. Questo è dovuto a varie ragioni: una popolazione anziana, ancorata a modelli novecenteschi, e un'ambiguità di fondo delle nostre forze politiche e delle nostre classi dirigenti che hanno strizzato l'occhio alla Russia. Anche Romano Prodi alla guida della Commissione europea si era schierato per una necessaria collaborazione con Mosca, un atteggiamento confermato da Angela Merkel ma la Germania ha responsabilità enormi dai tempi di Gerhard Schroeder con la costruzione del gasdotto Nord-Stream I a bypassare le altre Nazioni che orbitano in quella regione".

 

Ora in testa resta quel modello di contrapposizione tra Stati Uniti e Unione sovietica e questo viene in qualche modo replicato in un'epoca totalmente diversa. "Si tratta di un'aggressione di uno Stato sovrano, non c'è un'ideologia e l'Anti-atlantismo è una cortina fumogena: credere a questo modello oggi, significa andare dietro alla retorica di Mosca e in questo l'Italia ci casca molto volentieri. La guerra è iniziata 8 anni fa con l'invasione della Crimea e questo è il secondo atto, una scelta totalmente irrazionale e bisognerebbe preoccuparsi di quanto potrà avvenire nei prossimi mesi. La Duma nel 2015 ha votato la non indipendenza dei Paesi baltici: non si può più escludere nulla".

 

L'inizio della crisi avviene intorno al 2010 quando l'Ucraina si avvicina all'Occidente. "Un cambio di politica estera legittima per uno Stato indipendente da 30 anni di cui 10 trascorsi a combattere, questo alimenta un forte nazionalismo e ovviamente ci sono alcuni problemi in questa fase di transizione. Ma i trattati internazionali - dice Zola - sono diventati carta straccia e la decisione russa è totalmente irrazionale. Questa guerra sarà comunque devastante tanto in caso di resistenza, quanto di resa. Poi se la volontà è quella di restaurare l'imperialismo sovietico, allora Vilnius e Riga, Bratislava o Varsavia si possono preoccupare perché questa invasione è già inaspettata e si pensava che oggi in Europa le diplomazie funzionassero in un altro modo".  

 

Ci sono state delle manifestazioni contro la guerra ma questi appuntamenti sono apparsi fiacchi. Se ci fosse stata un'invasione degli Stati Uniti, probabilmente le piazze si sarebbero riempite molto di più. "I movimenti pacifisti soffrono di un errore alla base che vuole condannare in maniera equanime la guerra e sembra ricercare il concorso di colpa: Russia, Ucraina e Nato dovrebbero avere tutte le stesse responsabilità ma c'è un'aggressione militare e i piani sono diversi, se non si capisce che questa è un'epoca diversa rispetto al '900 quando il mondo era diviso a tavolino dalle super potenze si fa il gioco dell'invasore e si mette in discussione un sistema di valori acquisito dopo la Caduta del muro", conclude Zola.

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