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| 08 mar 2022 | 16:15

Ioduro di potassio contro il rischio nucleare. Zaia: "In Veneto scorta di 500mila pastiglie". Dal Lago: "Nessun allarmismo, da prendere solo in caso di emergenza"

Dopo la conquista dei russi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, è scattato l’allarme in Europa. Zaia: "Questo farmaco diventi un integratore alimentare". La presidente dei Farmacisti: ''E' un farmaco e tale deve rimanere''

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Troppe le richieste di iodio nelle farmacie. Dopo che la centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata conquistata in Ucraina dall’esercito russo è infatti scattato l’allarme in Europa.

 

“C'è una forte richiesta da parte dei clienti – spiega Tiziana Dal Lago, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Trento – ma vorrei tranquillizzare sul fatto che non è un farmaco da utilizzare in via preventiva, ma soltanto nel caso in cui ci fosse una reale emissione di radiazioni”.

 

A cosa serve lo ioduro di potassio? “In caso di radiazioni nucleari verrebbero rilasciati isotopi radioattivi che agirebbero sulla tiroide. Queste pastiglie, preparate dalle farmacie, contengono un sale, che rilasciando iodio all’interno dell’organismo, vanno a proteggere la tiroide, evitando che assorba iodio radioattivo emesso in caso di emergenza nucleare”.

 

Nonostante lo iodio riduca gli effetti negativi su una persona esposta a radioattività, “non è l'unico isotopo radioattivo per cui non basterebbero queste capsule a proteggerci completamente”. Va ricordato infatti che il farmaco “non andrebbe utilizzato preventivamente, ma solo nel caso in cui fosse riscontrata radioattività nell'aria”.

 

Lo stesso presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante una conferenza stampa, ha dichiarato che “la pastiglia di ioduro di potassio, andrebbe assunta nel momento opportuno se venisse misurata una certa radioattività. Noi abbiamo una scorta di 500 mila pastiglie: le province più vicine alla centrale slovena di Krsko, sono Belluno, Treviso e Venezia. Per questo sono in magazzino per precauzione”. Zaia sottolinea che “in un mondo come questo l’Italia dovrebbe fare in modo che questo farmaco diventi un integratore alimentare, come in altri Stati. Direi però di evitare la corsa al farmaco e di creare allarmismi su questo fronte”.

 

La presidente Dal Lago ricorda invece “che è un farmaco e tale deve rimanere”. La differenza è che in altri Stati “come Svizzera e Belgio, per esempio, sono già previsti dei kit di emergenza nucleare che vengono distribuiti alla popolazione, proprio perché sono presenti centrali sul territorio".  Al momento perciò "l'ansia ci coglie tutti - conclude Dal Lago - ma non ce alcun segnale per prevedere il peggio”. 

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