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La storia di Beatrice al liceo Scholl, tra i sorrisi dei compagni e le difficoltà del lockdown fino alla maturità. La madre: “Orgogliosi di lei e di tutta la scuola”

“Bea ci ha insegnato che può bastare un sorriso per cambiare una giornata” ha detto una delle sue compagne di classe: “E' la testimonianza del loro atteggiamento nei confronti di Beatrice – spiega a il Dolomiti la madre della ragazza – ma tutto l'istituto si è dimostrato aperto ed inclusivo fin dall'inizio"

Di Filippo Schwachtje - 18 April 2022 - 20:27

TRENTO. “Dai ragazzi agli insegnanti fino al personale ed agli operatori scolastici, tutti sono stati fantastici in questi cinque anni: ora Beatrice è pronta ad affrontare la maturità, ma vederla crescere insieme ai suoi compagni è stata la cosa più bella in assoluto”. E da quando è entrata cinque anni fa al Liceo Linguistico Sophie Scholl di Trento, spiega la madre Sabrina, Beatrice (una giovane ragazza disabile con una paralisi cerebrale infantile): “E' maturata tanto, è diventata una ragazza e ora concluderà il suo ciclo di studi. Per noi si tratta di un traguardo enorme e siamo orgogliosi di lei e di come è stata fin da subito accolta a scuola”.

 

Quella che viene dal liceo Scholl è infatti una storia di grande amicizia, di inclusione e di resilienza che negli scorsi giorni ha deciso di raccontare anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli: “L'affetto e la cure di un intero istituto – ha sottolineato il primo cittadino – hanno permesso a Beatrice di frequentare la scuola e condividere momenti di crescita con tanti suoi coetanei”. Coetanei che, spiega Sabrina: “Sono stati fantastici fin da subito ed hanno accolto Beatrice senza nessuna difficoltà, coinvolgendola in tutto e per tutto e dimostrandosi anche molto 'protettivi' nei suoi confronti”.

 

Bea ci ha insegnato che può bastare un sorriso per cambiare una giornata” ha detto una delle sue compagne di classe: “E' la testimonianza del loro atteggiamento nei confronti di Beatrice – dice la madre della ragazza – ma tutto l'istituto si è dimostrato aperto ed inclusivo fin dall'inizio, dai primi contatti con l'allora dirigente Boccardi all'impegno costante degli insegnati e della responsabile Bes. Beatrice è stata accolta nelle situazioni adatte e poi nel corso del tempo è stato possibile trovare delle modalità per coinvolgerla sempre di più, per interrogarla ad esempio, e per permetterle di partecipare attivamente all'attività scolastica”.

 

Poi però, proprio nel mezzo del percorso di studi di Beatrice, è arrivato il Covid e con lui il lockdown, la chiusura degli istituti e la didattica a distanza. “E' stata dura – racconta Sabrina – noi siamo rimasti chiusi in casa a lungo, senza vedere nessuno. Io ero terrorizzata, ma i compagni di Beatrice hanno continuato a tenersi in contatto con lei e grazie agli sforzi degli insegnanti non è mai stata lasciata indietro. Tutta la classe ci ha dato un grande aiuto con la loro presenza, anche se a distanza. Dall'altra parte invece la scuola ha permesso a Beatrice di recuperare le ore perse in estate”. Tra protocolli e distanze di sicurezza, anche il rientro in classe a settembre è stato complicato per Beatrice, che però è comunque riuscita a recuperare una quotidianità anche insieme ai suoi compagni.

 

“Al contrario di molti altri giovani – dice Sabrina – Beatrice adora andare a scuola. Per lei il primo giorno di vacanza è sempre stato il più triste, una tristezza che si tramuta poi in gioia con l'avvicinarsi del rientro fra i banchi. Ancora oggi – conclude la mamma di Beatrice – la disabilità è spesso raccontata in modo errato, l'esempio di Beatrice rappresenta un successo per quanto riguarda l'inclusione all'interno degli istituti scolastici. Un successo al quale hanno partecipato veramente tutti e che è valso un grande sorriso sul viso di Beatrice. Tra fatiche e rinunce di vario tipo, nemmeno per i genitori è facile affrontare la disabilità dei figli, ma alla fine della giornata proprio un semplice sorriso è più che sufficiente a ripagare ogni fatica”.

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