Settore socio-assistenziale, l'allarme dei sindacati: "Senza risorse e strategie involuzione del modello trentino. Si riconoscano i lavoratori del terzo settore"
Cgil e Funzione pubblica lanciano l'allarme: "La Giunta nega il confronto con i lavoratori del settore. Così non si affrontano le sfide imposte dall’invecchiamento, dalla carenza di personale e della domiciliarità delle cure. Si rafforzi il fondo socio-assistenziale delle comunità di valle oggi fermo a circa 93 milioni di euro che sono insufficienti"
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TRENTO. "Senza risorse e strategie nessuna prospettiva di avanzamento per l’assistenza socio-sanitaria e assistenziale in Trentino". E' questo l'allarme lanciato dai sindacati Cgil del Trentino insieme alla Funzione pubblica che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori del terzo settore e della cooperazione sociale in provincia, un comparto che occupa 10 mila addetti.
"La Giunta nega il confronto con i lavoratori del settore -. aggiungono - così non si affrontano le sfide imposte dall’invecchiamento, dalla carenza di personale e della domiciliarità delle cure. Serve un reale riconoscimento delle professionalità e del lavoro di chi opera nel terzo settore".
I sindacati lamentano una mancanza di risorse e strategie: "C’è il rischio più che concreto di un’involuzione del modello trentino, mentre diventa sempre più urgente costruire risposte per gestire le sfide dell’invecchiamento, della crescente richiesta di salute e della pressante carenza di personale". Il dito viene puntato contro la Giunta che "decide tutto da sola, senza alcun coinvolgimento delle parti sociali, delle consulte della salute e delle rappresentanze degli utenti".
"Eppure con le risorse stanziate dal Pnrr - sostengono - con la riforma della medicina territoriale e dell’assistenza si sta discutendo di scelte che impatteranno sulla sanità e l’assistenza trentina per il prossimo trentennio. E’ incomprensibile come l’esecutivo tiri dritto ignorando, scientemente, le istanze dei cittadini e di chi li rappresenta".
Il tutto, a detta dei sindacati, senza produrre alcun avanzamento, "ma solo uno scivolamento verso il basso della qualità dell’assistenza a partire da quella socio-assistenziale", in particolare per i soggetti più fragili come gli anziani e i disabili che hanno bisogno di cure domiciliari.
Una situazione che non risulta nuova purtroppo, a causa della carenza di personale e dagli stanziamenti insufficienti di risorse. “La carenza di personale - spiegano i sindacati - è diretta conseguenza anche delle non buone condizioni di lavoro e retributive per chi opera nel terzo settore. Il contratto nazionale è fermo, quello provinciale manca da quindici anni, il carovita erode gli stipendi e il personale deve occuparsi di un numero sempre maggiore di pazienti. La responsabilità è in primo luogo della Giunta provinciale che non intende aumentare i finanziamenti alle Comunità di Valle che erogano questi servizi".
A farne le spese sarebbero quindi le famiglie "costrette a rivolgersi al sistema privato dovendo impegnare risorse crescenti e le lavoratrici e i lavoratori che non vedono pienamente riconosciute le loro professionalità e il loro lavoro. E’ chiaro che anche trovare figure disposte a lavorare in questi contesti diventa sempre più difficile. Ecco come si alimenta un circuito vizioso che riduce la qualità dei servizi socio-assistenziali".
Da qui le richieste di stanziare maggiori risorse per il terzo settore, "in primo luogo rafforzando il fondo socio-assistenziale delle comunità di valle oggi fermo a circa 93 milioni di euro, insufficienti per potenziare l’assistenza a livello territoriale e domiciliare".
Così i sindacati sostengono "maggiori stanziamenti necessari per rinnovare il contratto provinciale del settore e garantire migliori condizioni retributive e di lavoro agli addetti oltre che per attrarre personale qualificato".
Riguardo la questione degli affidamenti Cgil e Fp chiedono ai prossimi parlamentari trentini e alla Giunta provinciale una vera e propria azione di pressing sul legislatore europeo perché modifichi, estendendole, le loro durate. "Questa deve diventare una priorità - concludono - perché anche affidamenti troppo brevi scoraggiano gli investimenti nella qualità del servizio e del personale e in procedure innovative come la co-progettazione che supera definitivamente il meccanismo degli appalti".












