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Trento
04 luglio | 20:37

Caso Escherichia coli, la replica dei gestori della malga: “Nessun nesso causale tra la situazione clinica del 40enne e il pasto consumato”

Il caso è quello di un uomo di 40 anni ricoverato in ospedale a cui è stata diagnosticata la positività da Escherichia coli. A seguito di questa diagnosi l'intervento dell'azienda sanitaria. Ecco quanto riportato dai legali della malga interessata dagli accertamenti dell'Asuit 

Foto Archivio
Foto Archivio

TRENTO. “Non risulta in alcun modo accertato che la tossinfezione lamentata sia riconducibile al pasto consumato presso la malga. La notevole distanza temporale intercorsa tra il pasto consumato presso la struttura e il successivo ricovero della persona interessata non risulta compatibile con i tempi di incubazione normalmente associati alle infezioni da Escherichia coli e, pertanto, non consente di ricondurre la successiva insorgenza della sintomatologia al pasto consumato presso la malga”. I gestori della malga interessata dagli accertamenti dell'Azienda provinciale in riferimento al caso di un 40enne finito in ospedale (e in rianimazione da cui poi è uscito) e al quale è stata trovata la positività da Escherichia coli, replicano punto per punto alla ricostruzione fornita dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari. (QUI L'ARTICOLO)

 

Nella richiesta di rettifica inviata dalle legali di gestori della malga, le avvocate Carola Sommariva e Loretta Deluca, dopo l'articolo pubblicato nei giorni scorsi sul caso del quarantenne ricoverato per un'infezione da Escherichia coli, viene contestata l'esistenza di un nesso causale accertato tra il pasto consumato nella struttura e la successiva comparsa di sintomi nel 40enne.

 

La vicenda è stata ricostruita dall'Unità operatia di igiene degli alimenti e della nutrizione ma, secondo i legali della malga, allo stato dei fatti, non vi sarebbe alcun elemento scientificamente accertato che consenta di attribuire alla malga l'origine dell'infezione.

 

“Si precisa – spiegano i legali - che il pasto consumato presso la malga era composto da polenta e tosella di capra e non da ricotta di capra”. “Anche a voler ipotizzare il consumo di ricotta – si precisa - il prodotto successivamente analizzato non avrebbe comunque potuto appartenere al medesimo lotto, essendo trascorsi troppi giorni (circa una ventina) tra la data del pasto e quella dell'ispezione”.

 

Secondo quanto ricostruito nella richiesta di rettifica, il campione analizzato sarebbe stato prelevato circa venti giorni dopo il pasto indicato dal quarantenne. I legali sostengono quindi che non sarebbe possibile affermare che il prodotto analizzato appartenesse allo stesso lotto di quello eventualmente consumato.

 

Un altro punto messo in evidenza è che “la ricotta di capra viene prodotta mediante un trattamento termico a temperature ben superiori a quelle della pastorizzazione, circostanza che riduce sensibilmente il rischio di contaminazione batterica durante la fase di produzione”.

 

Con riferimento, poi, alla qualità dell'acqua utilizzata alla malga sulla quale l'Azienda sanitaria aveva comunicato la successiva non potabilità a giugno, “si rileva – spiegano sempre le avvocate - che il pasto è stato consumato ad inizio giugno e che le analisi effettuate pochi giorni dopo avevano attestato la piena potabilità dell'acqua, con assenza di Escherichia coli, coliformi ed enterococchi. Si precisa, a tal riguardo - precisano ancora - che i controlli sulla qualità dell'acqua vengono eseguiti con cadenza mensile da uno studio esterno appositamente incaricato, che monitora costantemente i parametri di potabilità. Pertanto, come attestato dalla relativa certificazione, alla data del consumo del pasto l'acqua risultava potabile”.

 

I problemi all'acqua sarebbero emersi, secondo quanto riportato nella rettifica, in un momento successivo, a seguito del campionamento effettuato il 24 giugno.

 

Non è pertanto corretto affermare o lasciare intendere – spiegano ancora le avvocate dei gestori - che l'eventuale tossinfezione sia stata causata dalla non potabilità dell'acqua consumata in occasione del pasto di inizio giugno, né dal consumo di ricotta di capra prodotta presso la malga”.

 

Fra l'altro, la problematica relativa alla potabilità dell'acqua, emersa successivamente, è stata nel frattempo risolta. Per tutto questo, concludono le avvocate dei gestori vi è “l'assenza di un accertato nesso causale tra la situazione clinica della persona e il pasto consumato presso la malga”.

 

Questa è la ricostruzione contenuta nella richiesta di rettifica che rappresenta la posizione dei gestori della malga in riferimento a quella contenuta in un precedente articolo che faceva riferimento a quanto dichiarato dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

E' bene chiarire che l'accertamento dell'eventuale origine dell'infezione, dell'esistenza di un nesso causale ed eventuali responsabilità saranno in capo alle autorità competenti.

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