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Trento
03 luglio | 13:24

Mangia ricotta di capra 40enne finisce in rianimazione: nel formaggio trovato l'Escherichia coli, nuovo caso in Trentino. L'acqua della malga è risultata non potabile

L'uomo si è sentito male dopo un pasto ed è stato ricoverato in ospedale. Silva Franchini, direttrice dell'Unità operativa di igiene degli alimenti e della nutrizione ​spiega: "A seguito della segnalazione ci siamo subito mossi per il campionamento degli alimenti in malga. I problemi all'acqua hanno portato immediatamente ad un provvedimento di limitazione e i risultati delle analisi agli alimenti a rilevare la presenza del batterio". Il 40enne ad oggi risulta essere uscito dalla rianimazione.  E' stata avvisata l'autorità giudiziaria

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. Dopo aver consumato una ricotta di capra durante un pasto in malga, un uomo è finito in ospedale e successivamente in rianimazione da cui poi è uscito. Le analisi, fatte su dei campioni prelevati dai tecnici dell'Azienda sanitaria in una malga,  hanno confermato la presenza di Escherichia coli produttore di Shiga tossina (stec).

 

La segnalazione di allarme all'Unità operativa di igiene degli alimenti e della nutrizione diretta dalla dottoressa Silva Franchini è arrivata il 23 giugno scorso. “Siamo stati allertati – ha spiegato Franchini al giornale Il Dolomiti – per un uomo di circa 40 anni che accusava determinati sintomi e al quale era stata appena fatta la diagnosi di Escherichia coli definita meglio il giorno successivo come Stec e che era stato ricoverato in ospedale e poi anche in rianimazione”.

 

Dalle successive verifiche che sono state portate avanti è risultato che il 40enne, nei giorni precedenti l'insorgenza dei sintomi, aveva consumato un pasto in una malga tra la Val di Fiemme e la Valsugana. Da qui l'ipotesi di esposizione al batterio.

 

“Data la tipologia specifica di diagnosi – ha spiegato la dottoressa Franchini - ci siamo attivati immediatamente con degli approfondimenti epidemiologici per avere ulteriori informazioni sulla tipologia del pasto e quanti giorni erano passati dal consumo all'insorgenza dei sintomi”.

 

Come restituzione di questi alimenti è risultato che l'uomo aveva consumato della ricotta a base di latte capra. Un elemento forte di indagine rispetto al contagio avuto. I tecnici dell'Unità operativa si sono quindi recati sul posto per un'ispezione della malga.

 

Sono stati prelevati dei campioni della ricotta di capra che era ancora presente e che era prodotta dai gestori della struttura e ulteriori campionamenti sono stati fatti a un'altra forma di formaggio proveniente dal Caseificio di Cavalese, ad alcuni canederli e all'acqua per valutarne la qualità, essendo questo un elemento fondamentale per l'attività.

“Poco dopo questo campionamento – spiega ancora Franchini - nella malga sono state registrate difficoltà nella gestione idrica. Le analisi hanno confermato che l'acqua non era potabile ed è stato quindi emesso un provvedimento di limitazione dell'uso”.

 

Successivamente sono arrivati i risultati dei campionamenti fatti sugli alimenti. “Il campione di ricotta di capra è risultato positivo alla presenza di Escherichia coli. Il nostro contatto con i colleghi della veterinaria è continuo e loro presidiano tutti i caseifici”. Della positività è stata poi informata anche l'autorità giudiziaria. 

 

Questo specifico caso, è bene chiarire, non riguarda il ritiro di formaggio avvenuto in Val di Fiemme e di cui ha dato avviso nelle scorse ore il Ministero della Salute. (QUI L'ARTICOLO)

 

 

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