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Siccità, 'guerra dell'acqua' tra Veneto e Trentino. Tonina: ''Vogliono che apriamo gli invasi per i loro fiumi ma devono investire come noi su bacini e sistemi di irrigazione''

Il Veneto in crisi a causa della siccità ha chiesto al Trentino di aprire gli invasi idrici con l'emissione di 20 metri cubi al secondo d'acqua per aumentare la portata dei suoi fiumi e consentire l'irrigazione dei campi. Il Trentino Alto Adige frena, Tonina: ''Sono in corso delle riunioni tecniche per capire se si può. Ai miei colleghi delle altre regioni dico: investite nei sistemi di irrigazione e nei bacini di accumulo come abbiamo fatto noi" 

Di Giuseppe Fin - 21 April 2022 - 06:01

TRENTO. Da un lato il Veneto che si trova senz'acqua per irrigare i campi e dall'altra la richiesta fatta al Trentino di concedere l’apertura degli invasi idrici per aumentare la portata dei fiumi veneti.

 

Ed è così che ora l'emergenza siccità rischia anche di far scoppiare un caso tra il Veneto e il Trentino. Un caso che ricorda molto quello avvenuto già nel 2017 con la cosiddetta “guerra dell'acqua” tra Veneto e Trentino per il rilascio dagli invasi a monte dell'Adige, il grande malato da siccità, e che aveva visto uno scambio infuocato tra l'allora assessore all'Ambiente della Provincia di Trento, Mauro Gilmozzi e l'omologo Veneto, Giampaolo Bottacin

 

L’apertura degli invasi idrici è stata chiesta in una recente riunione nella sede dell’Autorità di bacino. Al Trentino verrebbe chiesto di aumentare di 20 metri cubi al secondo l'immissione di acqua e proprio in questi giorni sono in corso delle riunioni tecniche per capire se l'intervento è possibile. “I nostri bacini in questo periodo, come quelli dell'Alto Adige, stanno soffrendo enormemente” spiega a ilDolomiti l'assessore provinciale Mario Tonina che sta seguendo la situazione. Ma al di là della siccità che anche il nostro territorio sta affrontando ci sono regole e normative da rispettare.

 

LA RICHIESTA DEL VENETO

Secondo l’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi) “A causa della siccità, il Veneto si accinge ad assumere drastici provvedimenti restrittivi sugli utilizzi idrici: è attesa a breve la decisione della Regione di dimezzare i prelievi a fini agricoli in quasi tutti i bacini idrografici (unica eccezione, il Brenta: -40%)” .

 

Manca acqua ma mancano anche bacini capaci da diventare veri e propri serbatoi di accumulo che sarebbero potuti essere utilizzati proprio in casi di emergenza come quello che stiamo vivendo.

"Nonostante le conseguenze dei cambiamenti climatici siano – ha spiegato Francesco Vincenzi, presidente dell'Anbi - evidenti da tempo, si è finora disattesa la necessità infrastrutturare il territorio, soprattutto nel Nord Italia, con bacini capaci di trattenere le acque di pioggia, rispondendo così ad esigenze agricole, idrogeologiche, energetiche, ambientali ed alla bisogna anche idropotabili”.

 

In Veneto viene sfruttata moltissimo l'acqua dei fiumi che però ora, con l'assenza di piogge, si trovano a livelli davvero drammatici. Dal Brenta all'Astico hanno segnato minimi storici e anche l'Adige non è messo bene. “Ulteriori problematiche potrebbero derivare dal fatto – ha spiegato sempre il presidente dell'Anbi ai mass media - che, nel caso permanesse la presente congiuntura climatica, le portate necessarie ai prelievi irrigui, seppur fortemente ridotti, potrebbero essere raggiunte solo con l'apporto aggiuntivo di risorse idriche, attualmente nelle disponibilità dei bacini montani delle Province autonome di Trento e Bolzano”.

 

Ed è proprio qui che entra in gioco il Trentino e l'Alto Adige e della richiesta che è arrivata nel corso della riunione dell'Autorità di bacino. Nel corso dell’incontro Trento e Bolzano, però, hanno rimandato qualsiasi decisione sulla richiesta veneta. Un comportamento che sembra aver dato fastidio alla Regione guidata da Zaia dalla quale è arrivato un avviso molto chiaro: non si possono anteporre interessi economici legati alla vendita dell'energia idroelettrica all'acqua per l'agricoltura.

 

IL TRENTINO

“Quella che ci è arrivata è solo una richiesta e in questo momento sono in corso una serie di riunioni tecniche prima di tutto per capire la situazione e approfondire” spiega a ilDolomiti l'assessore Tonina.

 

Anche perché, ammesso e non concesso che si possano dare quei 20 metri cubi di acqua al secondo in più, occorre tenere in considerazione non solo lo stato dei nostri bacini ma anche i patti che si hanno con Terna, la società italiana operatrice delle reti di trasmissione dell'energia elettrica. “Come Bolzano siamo anche noi in difficoltà – continua l'assessore - ma c'è soprattutto da interloquire con Terna perché Dolomiti Energia deve rispettare una serie di accordi per garantire il mantenimento di un certo equilibrio delle reti. Se non riesce a farlo deve pagare delle penali. Ora, se noi dovessimo assecondare la richiesta che ci è arrivata dal Veneto, che possiamo anche considerare legittima visto la siccità, con molta probabilità non riusciremmo a garantire questo equilibrio che chiede Terna. Sarà alla fine una decisione politica a fissare un punto”.

 

Non è scontato, quindi, che il Trentino decida di aprire i propri invasi per il Veneto. “Da sei mesi non piove, per avere una nevicata abbondante dobbiamo andare indietro nel tempo e non ci sono riserve. In passato proprio in questo periodo iniziava il disgelo, quest'anno non c'è nulla da disgelare e i bacini non si riempiono. Avremo davanti anche un'estate non semplice da questo punto di vista, dobbiamo trovare i giusti equilibri tra una produzione di energia elettrica che dovrebbe essere garantita e che in parte è già compromessa ma servono anche risposte all'agricoltura”.

 

Da questo punto di vista il Trentino è riuscito a mettere in campo negli anni diversi investimenti anche dal punto di vista tecnologico con l'irrigazione a goccia, “Cosa che le altre regioni non hanno fatto” dice Tonina rivolgendosi al vicino Veneto ma anche al Mantovano da dove già in passato erano arrivate richieste di aiuto.

 

“In Trentino – spiega - abbiamo creato bacini e in più un sistema di irrigazione che funziona. Ai miei colleghi ho già detto chiaramente che è arrivato il tempo che anche loro pensino ad investire, che guardino a costruire bacini di accumulo, con tutte le discariche dismesse che hanno e le cave. Non possono pensare di irrigare come facevano una volta per scorrimento perché vanno usati grossi quantitativi di acqua. Sono riflessioni che anche dal punto di vista politico si devono tenere in considerazione quando si devono prendere decisioni”.

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