A Belluno la rivoluzione dei micro ortaggi: ecco il primo orto verticale (anche in affitto). ''Consumo dell'acqua ridotto del 90%, tutto è riutilizzabile e prodotti iper nutrienti''
A portare la prima vertical farm di micro greens sono due fratelli, Edward e Beatrice Da Vià. Con la loro Hora Farms producono basilico verde, broccolo calabrese, coriandolo, girasole, bietola rossa, pisello verde, rucola, porro cinese, ravanello sango, senape bianca. Per ora tutto viene fatto su ordinazione così da non sprecare nulla: ''Non vogliamo avere surplus di produzione. Ecco come funziona e quali sono i punti di forza di questi prodotti''

BELLUNO. Produrre cibo in modo sostenibile e innovativo, dedicandosi alla coltivazione senza avere alcun campo all’aperto e risparmiando fino al 90% di acqua rispetto alle colture tradizionali. Il primo orto verticale di micro ortaggi del bellunese - o, per dirla in inglese, la prima vertical farm di micro greens - da pochi mesi è realtà e si chiama Hora Farms. L’hanno fondata Edward e Beatrice Da Vià, due giovani fratelli (classe ‘90 e ‘95) spinti da una spiccata sensibilità verso le questioni ambientali e dalla volontà di dedicarsi ad un progetto che potesse avere un’impronta positiva, fin da subito, contrastando gli sprechi alimentari e favorendo un uso accorto delle risorse naturali.
''Volevamo fare qualcosa di nostro che fosse utile non solo alle altre persone ma anche al pianeta, in generale. Abbiamo iniziato a coltivare da gennaio 2023, ma l’idea è nata quasi due anni fa'', affermano i fratelli Da Vià. Un’idea che sposa nuove tecnologie e agricoltura: “Ci siamo inseriti in questo campo cercando di portare una soluzione innovativa: coltivare cibo in modo sostenibile, cercando di avere il minor impatto possibile sull’ambiente”.
Risparmio idrico, produzione solo su ordinazione, distribuzione locale: si fonda su questi tre pilastri la nuova frontiera dell’orticoltura smart. “Partire non è stato semplice, perché lo step all’ingresso richiede un investimento iniziale importante”, spiegano. L’orto verticale si basa su materie prime molto semplici: semenze e terriccio biologici, aria e acqua. Ma funziona grazie a tecniche di agricoltura 4.0, con una componente tecnologica importante. I micro ortaggi vengono infatti coltivati all’interno in un ambiente controllato, in cui i parametri di temperatura, umidità e luce sono monitorati e regolabili anche a distanza. “Dal momento della semina a quello del raccolto, possono passare dai 5 agli 11 giorni”, spiega Edward.
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I tempi cambiano a seconda delle varietà di ortaggi, ma le fasi sono analoghe per tutti. Prima, le semenze devono essere riattivate attraverso l’ammollo, poi vengono seminate in vaschetta, sulla superficie del terriccio, e trascorrono del tempo al buio prima di proseguire la crescita sui ripiani dell’orto verticale: “Vengono messe in apposite scatole dove l'umidità è molto alta, all’80-90%. Se ci fosse la luce, la pianta sarebbe stimolata a fare la fotosintesi e a sviluppare fusto e foglie. Invece, mantenendo l’oscurità, viene preferita la crescita delle radici, che è ciò che serve al seme per attecchire sul terriccio su cui è appoggiato''.
''Tra i nostri valori - proseguono fratello e sorella - al primo posto c’è la sostenibilità, una parola di cui si tende ad abusare spesso ultimamente. Per noi significa ad esempio razionalizzare le risorse utilizzate. Prima di tutto l’acqua: per l’irrigazione dei ripiani abbiamo un impianto di ricircolo continuo a ciclo chiuso, che consente di risparmiare il 90% dell’acqua rispetto all’agricoltura tradizionale. Anche l’acqua che viene raccolta dal deumidificatore ritorna in circolo. Abbiamo led specifici e temporizzati, che consumano solo il necessario per la germinazione. Per quanto riguarda l’energia, abbiamo scelto un fornitore 100% green e in futuro puntiamo all’autoproduzione”.
Naturalmente, niente concimi né tanto meno pesticidi: i semi crescono in un semplice terriccio biologico, che offre alle piantine tutto il nutrimento necessario. La scelta risponde anche ad una logica di economia circolare: “Risparmio dell’acqua e del suolo sono standard, nelle vertical farm - affermano - e noi cerchiamo di fare un passo in più, riutilizzando ciò che sarebbe uno scarto. Abbiamo deciso di optare per il terriccio e non per altri substrati, come per esempio la lana di roccia o la fibra di cocco, perché possiamo dargli una seconda vita. Infatti, il terriccio che ci viene restituito dai clienti lo compostiamo, e non buttiamo via niente”. Lo sviluppo in verticale dell’orto consente di aumentare la resa del metro quadro, massimizzando la produzione in uno spazio molto ridotto.
E non solo, come ricorda Beatrice, il bello della vertical farm è anche quello di avere un prodotto che sia esso stesso un concentrato di nutrienti. ''Abbiamo scelto di coltivare proprio i micro greens perché hanno un aspetto nutrizionale importante. Per esempio il broccolo calabrese, uno dei primi green portati in Italia e studiato dall’università di Bari, presenta un concentrato di valori nutritivi fino a 30 volte superiore rispetto alla versione adulta della pianta tradizionale. Nella fase di sviluppo giovanile, le piante raccolgono dal terreno tutto ciò di cui hanno bisogno per diventare grandi. Nel nostro caso non diventano grandi”. “Ed è una doppia vittoria - completa Edward - perché con molta meno energia, meno suolo e meno tempo riusciamo ad avere un apporto nutrizionale superiore”.
Basilico verde, broccolo calabrese, coriandolo, girasole, bietola rossa, pisello verde, rucola, porro cinese, ravanello sango, senape bianca: al momento, sono queste le 10 varietà disponibili sotto forma di micro ortaggi in vaschetta. “Ne avevamo provate il doppio e al momento abbiamo scelto di proporre queste per offrire un ventaglio completo per nutrienti (vitamine, omega 3, sali minerali, antiossidanti…), aspetto e gusto. Ogni pianta, infatti, ha le proprie peculiarità”.
Si tratta di ingredienti già noti da tempo soprattutto nel mondo della ristorazione di alto livello. “Quando abbiamo conosciuto i microgreens, ci è sembrato un peccato che fossero utilizzati solo nell’alta cucina. Una delle missioni che ci siamo dati è farli conoscere e portarli nei piatti di tutti i giorni. Vorremmo che non fossero solo una decorazione ma che venissero considerati anche per il loro sapore, per la bontà e per la concentrazione dei nutrienti”. Sui loro social non mancano i consigli per usare i micro greens nelle ricette di tutti i giorni.
E sempre a tal proposito sono in programma due iniziative per far conoscere i micro ortaggi ai consumatori finali: le serate di degustazione per permettere alle persone di assaggiare le varietà in catalogo (la prima sarà oggi, 31 marzo, a Belluno) e l’orto in affitto. Si tratta di una forma di abbonamento, personalizzabile in base alle esigenze di ciascuno per varietà, quantità e frequenza di consegna. Sarà possibile ritirare i micro greens prenotati in sede oppure con consegne serali nel comune di Belluno. “Sarà come avere un posto riservato nella vertical farm. Stiamo cercando di portare al massimo il tema della customizzazione al 100% della produzione, per produrre soltanto prodotti che le persone ci hanno chiesto. Questo per noi comporta una crescita più lenta ma più organica, perché non avremo mai un surplus di produzione”, spiegano da Hora Farms (qui per saperne di più). Un altro fattore che riduce lo spreco alimentare è dato dalla durata del prodotto: i micro ortaggi, conservati in frigorifero, si mantengono molto più a lungo delle comuni insalate.
La startup dei fratelli Da Vià, già ben avviata in Valbelluna, rappresenta una novità nel bellunese e si inserisce in un contesto italiano in cui si parla ancora molto poco di coltivazione indoor, a differenza di altri paesi in cui questo tipo di orticoltura ha ormai preso terreno da tempo. “Abbiamo iniziato documentandoci e studiando casi studio da mezzo mondo, soprattutto Asia, Israele e Stati Uniti. Ci siamo costruiti una rete facendo assaggiare i microgreens prima di tutto ai ristoratori tra Belluno, Feltre e l’Alpago. E poi ai consumatori. Adesso vorremmo proporre diversi tipi di degustazione in modo da riuscire a connettere più persone con interessi diversi ma uniti da un sentire comune, per creare una sorta hub di sostenibilità in cui ciascuno possa collaborare e dare il proprio contributo. È il nostro sogno futuro, che stiamo cercando di costruire nel nostro piccolo”, spiega Beatrice. Mettere in rete piccoli produttori, coltivatori, consumatori consapevoli. Perché, ricordano i Da Vià, “la sostenibilità non si raggiunge da soli, ma coinvolgendo più persone in un percorso di cambiamento. Il bello è che nel bellunese ci sono molte persone interessate a questi temi, e ciò ci sta dando tanta forza per proseguire su questa strada”.














