"Cara Giulia è il momento di lasciarti andare, salutaci la mamma. Impareremo a danzare sotto la pioggia. Che la tua memoria ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza"
Le toccanti parole di Gino Cecchettin, il papà di Giulia, che ha letto una lettera dedicata alla figlia, ma ha rivolto anche un messaggio alla politica: che si mettano da parte le differenze ideologiche e si lavori tutti assieme per mettere in condizioni le forze dell'ordine di agire e prevenire i femminicidi

PADOVA. "Mia figlia era come l’avete conosciuta, una giovane donna, mai sazia di imparare. Dopo la perdita della mamma ha abbracciato la famiglia, lei si è guadagnata anche il titolo di mamma. Era già una combattente, tenace nei momenti di difficoltà e il suo spirito indomito ha ispirato. Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza, che la sua morte sia la spinta per cambiare. Cara Giulia è il momento di lasciarti andare, salutaci la mamma. Impareremo a danzare sotto la pioggia. Grazie per questi 22 anni".
Gino Cecchettin lo aveva preannunciato che sarebbe salito sul pulpito e avrebbe letto un messaggio. E' stato un discorso toccante, pieno di significati, pronunciato da un uomo che sta vivendo un dolore lancinante ma capace di essere forte.
Le sue parole sono state per la figlia, strappata alla vita dal brutale omicidio perpetrato dall'ex fidanzato Filippo Turetta, ricordata come una giovane donna che, dopo la morte della mamma, aveva fatto da mamma ai fratelli, che non smetteva mai d'imparare, con un'incredibile voglia di vivere e di lottare.
Ma, nel momento dell'addio, Gino Cecchettin, ha voluto ringraziare anche chi gli è stato accanto durante queste terribili settimane e ha lanciato un messaggio chiaro, netto: nel ricordo di Giulia tutti dovranno lavorare insieme contro la violenza e che la sua tragica scomparsa muova finalmente qualcosa. Con un appello a tutte le forze politiche: che mettano da parte i contrasti ideologici e dotino le forze dell'ordine degli strumenti necessari per prevenire i femminicidi".
La bara, bianca, avvolta in una nuvola di rose, 1.200 persone all'interno della chiesa, diverse migliaia in piazza, con tantissimi studenti che hanno voluto esserci per lanciare un messaggio forte e inequivocabile. E' anche a loro che Gino Cecchettin si è rivolto, perché saranno i padri del domani.
"Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti. Mi rivolgo prima agli uomini: parliamo agli altri maschi, per primi dobbiamo dimostrare di essere agenti di cambiamento, contro la violenza di genere. Non giriamo la testa di fronte a determinati gesti, anche i più lievi. Insegniamo ai nostri figli ad accettare anche le sconfitte, facciamo in modo che tutti rispettino la sacralità dell'altro"
Poi, dopo le sue parole, un abbraccio fortissimo con i figli e un applauso interminabile da parte di una folla immensa - oltre 10mila persone - che ha riempito prato della Valle.


















