Criminalità, allerta su alberghi e operazioni finanziarie sospette: l'occhio dell'Antimafia sul Trentino. Marini: ''La favoletta del territorio 'sano a prescindere' è archiviata”
E' stata pubblicata la bozza della nuova relazione sull’attività della Commissione parlamentare antimafia. Particolare attenzione al fenomeno del contrabbando di sigarette e olii minerali, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. I sodalizi etnici più strutturati risultano quelli albanesi e nigeriani

TRENTO. Massima attenzione nell’ambito dei principali settori economici del Trentino (imprese alberghiere, ristorazione, agricoltura) ed un monitoraggio da parte della Banca di Italia delle segnalazioni di operazioni sospette e delle anomalie nell’uso del contante, con spie di attività di riciclaggio di denaro illecito. Ma l'attenzione è alta anche per quanto riguarda il settore delle malghe e in quello dei rifiuti.
Sono questi alcuni dei punti che sono stati citati nella bozza della relazione arrivata dalla Commissione parlamentare Antimafia presentata nelle scorse ore e che riprende il lavoro portato avanti dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle magie e delle altre associazioni criminali, anche straniere.
All'interno della relazione viene riportata l'attenzione sul processo Perfido e sulle altre inchieste portate avanti sia in Trentino che in Alto Adige a dimostrazione di come ormai le organizzazioni criminali già a partire dagli anni scorsi si sono stabilmente radicate in tutte le regioni italiane, contaminando la vita politica ed economica, alterando il procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e violando i principi del libero mercato e della concorrenza imprenditoriale.
Dalle relazioni e dalle audizioni del Commissario del Governo per la provincia di Bolzano e del Commissario del Governo per la provincia di Trento, dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e dalla relazione della Direzione investigativa antimafia è emerso, viene spiegato, il quadro di una regione caratterizzata da un tasso relativamente basso di criminalità comune, da sporadici fenomeni di criminalità violenta, dalla presenza di criminalità straniere dedita a plurimi reati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero, reati determinati anche dalla posizione strategica della regione, snodo nevralgico posto sull’asse di comunicazione Italia-Austria-Germania.
Lente puntata sulle organizzazioni mafiose che tendono a riciclare e reinvestire capitali di provenienza illecita, preferendo territori aventi un tessuto economico florido, come verificatosi nelle regioni del Nord e nel Trentino-Alto Adige.
Per quanto riguarda il Trento, viene sempre descritto nella relazione dell'Antimafia, da un lato la posizione geografica e dall'altro il regime fiscale favorevole riservato ai cittadini residenti ed alle imprese aventi sede legale sul territorio, “espongono il Trentino a tentativi di infiltrazioni criminali, per le risorse economiche e le possibilità lavorative che offre”.
Gli organi di polizia hanno prestato particolare attenzione al mondo economico locale, per prevenire potenziali tentativi di infiltrazione e accertare possibili casi di riciclaggio o reimpiego di capitali di illecita provenienza, proprio per la crisi di liquidità determinata dalla chiusura di attività produttive causate dalla pandemia. I settori commerciali in cui è alto il rischio di infiltrazioni sono quelli nevralgici per il territorio, quali quello dell’estrazione del porfido, delle costruzioni, della ristorazione, dell’industria alberghiera e le filiere delle produzioni eno-gastronomiche.
Dall'altro lato non mancano le attività di contrasto al contrabbando di sigarette e olii minerali in violazione del pagamento delle accise e dell’Iva, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. I sodalizi etnici più strutturati risultano quelli albanesi e nigeriani, ma sono presenti anche gruppi rumeni e maghrebini, privi di connotazioni di tipo mafioso.
Nel corso delle audizioni portate avanti anche in Trentino lo scorso anno e apparso anche il tema delle malghe trentine che dopo il 2015 non sono state più affidate a trattativa diretta ad allevatori locali ma assegnate con asta pubblica e con bando aperto a tutti, al quale, però, è stato spiegato “partecipano anche società fittizie, non collegate ad un’azienda agricola insistente sul territorio, ciò nonostante le leggi provinciali (19 luglio 1990, n. 23; 14 giugno 2005, n. 6 sugli usi civici) consentano affidamenti diretti”. I bandi di asta pubblica hanno determinato un notevole aumento dei canoni di assegnazione delle malghe, a discapito delle piccole aziende zootecniche locali che non possono competere con grandi società agricole – che ambiscono ai pascoli per l’ancoraggio dei titoli Pac – “amministrate da soggetti sconosciuti, assistiti da professionisti esperti”.
“La favoletta del territorio 'sano a prescindere' è definitivamente archiviata” è il commento del consigliere provinciale Alex Marini del Movimento 5 Stelle che nel corso di quest'ultima legislatura è intervenuto varie volte sul tempo delle mafie in Trentino anche con la presentazione di un disegno di legge per la creazione di un osservatorio sulla criminalità organizzata ad oggi, purtroppo, non ancora approvato dalla maggioranza.
“Invece di vivere in un mondo di fantasia, propagandato solo da chi aveva interesse a non vedere – spiega il consigliere - ora bisogna confrontarsi con la realtà. Può essere sgradevole ma è l’unica maniera per salvarci da una colonizzazione mafiosa che va avanti sotto traccia ormai da anni senza che il mondo della politica abbia mai osato proferir parola”.
Marini sottolinea l'importanza di mettere in campo una seria politica di contrasto alle attività mafiose. “Quello che mi fa specie però è che nella (supposta) terra dell’autonomia ci sia meno disponibilità ad intervenire per difendere i cittadini e il territorio di quella che abbiamo riscontrato a Roma. Dovrebbe bastare solo questo a far riflettere sulla qualità e sulle priorità di buona parte della classe politica che ci governa”.












