“Ha ucciso il figlio temendo che sarebbe finito nel suo stesso baratro di disperazione”, la criminologa Bruzzone sull'omicidio-suicidio a Mostizzolo: “Quadro subdolo"
La criminologa e psicologa forense, Roberta Bruzzone a il Dolomiti: "Non escludo che vi possa essere stata anche una componente vendicativa nei confronti del compagno che abbia contribuito all'idea di sopprimere il figlio: ti porto via anche l'unica persona che ami davvero"

TRENTO. “Le madri si convincono che la loro vita stia finendo in un baratro di disperazione e che inevitabilmente anche il figlio possa esservi trascinato. Per questo decidono di eliminarlo assieme a loro”. Usa la formula di “omicidio-suicidio cosiddetto altruistico” la criminologa, psicologa forense, Roberta Bruzzone in merito alla tragedia avvenuta in Trentino nella notte tra sabato e domenica scorsi quando Veronica Amistadi si è gettata dal ponte di Mostizzolo decidendo anche per suo figlio di soli 4 anni e portandolo con lei nel vuoto (QUI L'ARTICOLO).
Sabato pomeriggio, prima del dramma, la donna aveva inviato una lettera al quotidiano l'Adige dove raccontava la sua situazione di malessere. "Confesso di aver esaurito tutte le mie energie - ha scritto - di sentirmi depressa poiché tutti i miei sogni sono stati bruciati in pochi istanti da una persona che diceva di amarmi". Poi ancora i suoi pensieri nel biglietto lasciato in macchina. Una situazione che nessuno sembrava conoscere e che l'ha portata, invece, al tremendo gesto.
Dottoressa Bruzzone, cosa può scattare nella mente di una persona? Arrivare a compire un atto di questo tipo, uccidere il proprio bambino di quasi 4 anni. Fra l'altro con una metodologia premeditata visto che aveva mandato una lettera a un giornale diverse ore prima. Poi ha guidato la macchina per diverso tempo prima di raggiungere il luogo della tragedia.
Siamo davanti ad un caso di omicidio-suicidio cosiddetto “altruistico” dove le madri si convincono che la loro vita sta finendo in un baratro di disperazione. Temono che inevitabilmente anche il loro figlio possa essere trascinato nello stesso scenario e decidono di eliminare se stesse e anche il figlio nell'ambito di una forma depressiva molto grave di natura psicotica. Si convincono che non esista più nessun futuro possibile fondamentalmente.
Probabilmente aveva una personalità molto fragile sollecitata dalla perdita della relazione con il suo compagno. Ha quindi sviluppato un quadro depressivo via via sempre più grave fino a diventare di natura psicotica.
Nessuno sembra essersi accorto del malessere. Come è possibile che non si sia riusciti ad avvertire alcun segnale?
Questo tipo di quadri purtroppo sono molto subdoli. Si instaurano in maniera progressiva anche rapida, e i soggetti però sono consapevoli della gravità di quello che stanno progettando. Si guardano molto bene dal confidarsi o riferire difficoltà anche transitorie. Non parlano e non si confidano, si convincono della dimensione depressiva più grave, che non ci sia alcuna speranza di cambiare la situazione. Finché non si convincono che l'unico modo per sottrarsi a quella angoscia sia la morte propria e quella del figlio. A quel punto diventa una dimensione psicotica che è difficile cogliere per chi non ha strumenti particolari.
Siamo davanti ad una donna che assieme a lei ha ucciso anche il proprio figlio gettandosi nel vuoto.
Non escludo che ci sia anche una componente vendicativa nei confronti del compagno che abbia contribuito all'idea di eliminare il figlio. Quindi non solo il convincimento che anche per figlio c'era un destino di sofferenza ma una componente vendicativa: ti porto via anche l'unica persona che ami davvero, cioè tuo figlio.
Si è trovata a 40 anni single con un figlio. In questa tragedia hanno pesato, secondo lei, anche i canoni imposti dalla società?
E' una donna che potrebbe essersi sentita profondamente inadeguata, convinta di aver fallito tutti i suoi obiettivi di ruolo matriarcale. Si è sentita sola a 40 anni con un figlio da crescere, nella sua lettura si è percepita come una donna che non ha raggiunto i suoi obiettivi e ha percepito la sua situazione come insuperabile: se perdo la relazione, perdo anche il mio ruolo, anche me stessa. Tutto questo, dobbiamo tenerlo presente, in una personalità già molto fragile.












