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| 18 lug 2023 | 20:16

Il cielo sopra Belluno si ricopre di nuvole con strane forme a bolle, è il mammatus: ecco di cosa si tratta

Mentre su tutto l'arco dolomitico si è abbattuta una violenta ondata di maltempo con danni anche ingenti e schianti di alberi che hanno ricordato la tragedia di Vaia sopra Belluno c'è chi ha fotografato questo cielo. Ecco la spiegazione dell'esperto su come si forma e cosa rappresenta

di Redazione

BELLUNO. Ha inquietato molti il cielo sopra Belluno nel tardo pomeriggio. Anche perché altrove si stava abbattendo una violenta ondata di maltempo con raffiche di vento a 100 chilometri all'ora, alberi che crollavano, grandine e pioggia. Si tratta di una particolare nube temporalesca, il mammatus. Si tratta di "strane" formazioni di nuvole a bolle: simmetriche e che occupano praticamente tutto lo spazio. Un evento che si verifica quando sono presenti condizioni di aria particolarmente umida.

 

"È probabile vedere mammatus - spiegava a il Dolomiti Giampaolo Rizzonelli di MeteoTriveneto - soprattutto quando si parte da condizioni di aria estremamente umida nei bassi strati, come afa estiva opprimente, temporale e ad alta quota non c'è troppo vento. Oggi, infatti, l'afa è alimentata dalle poche gocce cadute verso mezzogiorno".

 

"Ogni mammatus - proseguiva l'esperto nella sua analisi - rappresenta un potenziale piccolo rovescio che però non raggiunge il suolo evaporando prima di arrivarci sia per l'aria più secca sottostante sia per l'aumento termico indotto dai movimenti discendenti stessi che dissolve la massa nuvolosa. Si presentano sottovento e sopravvento all'incudine, preferendo di gran lunga quest'ultimo settore, motivo per cui a volte possono inscenare uno straordinario spettacolo grazie all'assenza di nubi basse nella parte posteriore del temporale".

Le mammatus a volte possono indicare temporali di notevole violenza poiché la loro presenza a volte è sintomo di precedenti forti sollevamenti e di probabile raggiungimento della tropopausa da parte del cumulonembo che li genera. E infatti l'ondata di maltempo che ha colpito l'arco dolomitico è stata di particolare intensità ricordando da vicino anche se, fortunatamente, in piccolo quanto accadde nell'autunno del 2018 con Vaia. Nel Cadore si è assistito a queste scene e ovunque si sono registrati tetti scoperchiati e schianti di alberi. 

 

 

"I temporali - aggiungeva l'esperto - con le correnti ascensionali più intense o quelli che nascono in condizioni di aria estremamente umida alle quote basse, riescono a portare fino alla tropopausa enormi quantità di acqua. Prima sotto forma di vapore poi come cristalli di ghiaccio e acqua sopraffusa".

 

Quando allora il temporale si smorza o l'incudine arriva a distendersi fino a molti chilometri di distanza dalla torre principale (lontana dalla corrente ascensionale), sull'incudine stessa tenderanno a prevalere i cristalli di ghiaccio più piccoli, ma in quantità enormi.

 

"Questi inizieranno a scendere verso il basso a causa del peso - conclude Rizzonelli - ma appena usciti dalla nube troveranno subito un ambiente ostile con aria estremamente secca e fredda. Ecco che allora sublimeranno subito, tornando sotto forma di vapore acqueo e tendendo a risalire verso l'alto. Data la grande mole di acqua in gioco sotto varie forme, il moto di discesa da una parte e di risalita dall'altra, si organizzerà con una certa regolarità e simmetria spaziale".

 

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