Insulta, maltratta la moglie e ne controlla gli spostamenti attaccando un cellulare sotto l'auto: 30enne condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere
La vicenda è finita in Tribunale a Trento dove l'uomo è stato condannato anche al pagamento di 6 mila euro come risarcimento. Le indagini partite dopo che la donna ha trovato appiccicato un cellulare sotto la propria auto che poco dopo si scoprirà essere stato messo dal compagno per seguirla tramite il Gps e conoscerne così tutti i movimenti

TRENTO. Continue aggressioni verbali e fisiche, umiliazioni, prevaricazioni, ma anche pedinamenti che sono andati avanti dopo la separazione con addirittura un cellulare attaccato sotto la macchina per conoscere esattamente la posizione dell'ex moglie.
Si è concluso nelle scorse ore a Trento il processo per maltrattamenti, con rito abbreviato, che ha visto come vittima una ragazza trentenne dell'Est Europa e coinvolto un ragazzo coetaneo trentino.
Tutto ha avuto inizio attorno al 2019. Nella coppia, con due figli piccoli, dopo il matrimonio sono iniziati ad emergere i primi problemi legati alla gelosia di lui nei confronti di lei ed anche alla decisione dell’uomo di imporre uno stile educativo molto rigido per la crescita dei bambini, che venivano sottoposti a loro volta ad insulti, privazioni e castighi continui.
Una gelosia che in pochissimo tempo si è trasformata in vere e proprie aggressioni e costrizioni tanto da portare la 30enne ad un certo punto a dover cambiare il proprio stile di vita per cercare di sfuggire alle manie di controllo dell’uomo.
Tutto questo è proseguito per qualche tempo fino a quando, un giorno, la donna ha portato dal meccanico l'auto per fare della manutenzione. Nel corso di alcuni controlli sotto il mezzo viene trovato appiccicato un cellulare che poco dopo si scoprirà essere stato messo dal compagno per seguirla tramite il Gps e conoscerne così tutti i movimenti.
Questo episodio conferma alla donna quello che da tempo avvertiva e cioè l'essere stata messa sotto continuo controllo dal marito perché geloso.
Spaventata e preoccupata della situazione, dopo il ritrovamento del cellulare decide di sporgere denuncia alle forze dell'ordine che hanno avviato immediatamente le indagini che hanno confermato l’attendibilità del racconto della donna. Nel mentre anche il Questore di Trento a fronte di analoga segnalazione che ha ritenuto fondata, ha notificato all’uomo un provvedimento di ammonimento per disincentivarlo dalla prosecuzione delle sue azioni maltrattanti e persecutorie.
Il Gip ha poi accolto la richiesta del Pm di applicare all’uomo, difeso nel giudizio dall’avv. Giulia Galvan e Patrizia Galvagni, la misura cautelare del divieto di avvicinamento, tuttora in essere.
Nelle scorse ore è stata pronunciata la sentenza dal Gip di Trento che, all’esito del giudizio abbreviato, ha condannato l’uomo a 2 anni e 8 mesi di carcere.
Oltre a questo dovrà pagare alla donna, difesa e costituita parte civile con l’avvocato Nicola Zilio, una cifra risarcitoria di 6 mila euro, anche superiore a quella da quest’ultima richiesta quale risarcimento simbolico per i danni morali subiti.













