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| 09 apr 2023 | 06:01

''La Pat rifiutò un piano di convivenza con i grandi carnivori'', l'ex ministro Costa a il Dolomiti: ''Era finanziato dal Ministero. L'abbattimento degli orsi? Da Medioevo''

"Oggi si emana un’ordinanza di abbattimento di questo orso, cercandolo e sparandogli per ucciderlo. Questa è la soluzione per risolvere questi problemi? Io credo sempre che questa sia la via sbagliata" spiega l'ex ministro che prosegue: "Se non si mettono i radiocollari,  se si fa un monitoraggio a campione e non per tutti e se non si interviene sul concetto di confidenza è ovvio che si alza l'indice di rischio potenziale"

TRENTO. “Ora vogliono uccidere gli orsi, li vogliono impalare in pubblica piazza per far vedere che l'hanno fatto. Ma così si torna al Medioevo. Non si risolve il problema perché non si va a diminuire l'indice di rischio”. Sergio Costa, ex ministro dell'Ambiente, conosce bene il Trentino e anche il governatore Maurizio Fugatti.

 

Durante il suo dicastero dovette affrontare la vicenda che ha riguardato M49, ribattezzato l'orso Papillon, fuggito nel 2020 per ben due volte dal Casteller.

 

Oggi Sergio Costa, già comandante del corpo della Guardia Forestale prima di diventare ministro nel Governo Conte I e Conte II, sta seguendo i drammatici fatti che sono avvenuti nei giorni scorsi con la morte del giovane Andrea Papi.

 

Contattato da il Dolomiti, dopo aver espresso le condoglianze alla famiglia Papi, ha voluto dire chiaramente che in passato erano state proposte tante soluzioni per la convivenza tra grandi carnivori ed esseri umani come si fa in tutti i Paesi d’Europa, perché orsi e lupi non esistono solo in Italia. “Ma niente, nessuno ha voluto ascoltare”.

 

Onorevole Costa, quello che è successo in Trentino con la morte di un giovane è un fatto tragico. Il governatore Fugatti nelle scorse ore è stato chiaro: ha affermato che vuole far abbattere diversi orsi. Una decisione criticata da più fronti, lei è stato ministro e proprio su questi temi si è confrontato più volte con la Giunta Fugatti. Cosa ne pensa?

Da Ministro ho proposto un piano grandi carnivori e questo piano non è stato accettato. Al di là dell'ordinanza nel senso stretto del termine, è chiaro che questo provvedimento è figlio di un modo, di una visione di concepire il rapporto tra l'uomo e la natura. In questo momento ritengo che sia inutile fare le analisi delle responsabilità passate perché la storia non si riavvolge. Possiamo però disegnarne una nuova.

Gli orsi ci sono e con Ispra abbiamo sempre parlato dell'importanza di un rapporto da costruire.

Da Ministro, indicando anche dei precisi finanziamenti, proposi alla Provincia di Trento di fare una radiocollarizzazione di tutti gli orsi con il supporto di Ispra che è l'organo scientifico riconosciuto a livello nazionale. C'è poi il corpo forestale provinciale che è un insieme di esperti territoriali che oltre a conoscere le norme sa anche anche l'etologia degli animali.

In questo modo, attraverso il monitoraggio, si sarebbe potuto sapere in semi – tempo reale dove gravitavano gli animali e le diverse situazioni. Queste informazioni si sarebbero poi potute diramare a livello comunale, nei bar, al ristorante negli alberghi ai turisti, come si fa con il bollettino per la neve, per far conoscere sempre dove è il caso di andare e dove è il caso, invece, di evitare.

Poi mi ero messo a disposizione per finanziare anche un diverso modo di gestione dei rifiuti per evitare la confidenza dell'animale selvatico nelle zone abitate. Tutto questo era una disponibilità data dal Ministero ad iniziare un percorso con un piano tecnico finanziato dallo Stato.

 

Il Trentino ha detto no a questo piano?

Esattamente, la risposta è stata no. Questa è la realtà delle cose ed ho le prove di quello che dico. Sto parlando della Provincia di Trento che rispetto a quella di Bolzano vive questo problema con una tensione territoriale diversa.

 

E come mai sarebbe stato rifiutato un piano come questo a spese del Ministero?

Questo vorrei saperlo anche io. Abbiamo fatto più di una riunione. Al di là degli ottimi rapporti umani con il presidente Fugatti, e ci mancherebbe altro, e con il comandante del corpo forestale, gli incontri sono stati diversi ma la risposta è sempre stata negativa. Non dico che dobbiamo avere le stesse idee, ma se io propongo un piano realizzato con Ispra che è un organismo di esperti, il tuo no è legato a cosa? Ho sempre mantenuto aperto il dialogo ma non ha portato a risultati. Se tu non radiocollarizzi, se fai un monitoraggio a campionamento e non lo fai per tutti orsi, non intervieni poi sul concetto di confidenza è ovvio che si alza l'indice di rischio potenziale.

 

Al momento i radiocollari usati in Trentino sono pochi. Il dirigente della Protezione civile, Raffaele De Col in una conferenza stampa fatta nelle scorse ore ha detto che “il collare non serve”

Non è vero, ne sarebbero stati forniti molti.  Avrebbe avuto un costo? Certamente, ma lo avrebbe sostenuto il Ministero con dei fondi che avevo messo a disposizione attraverso una legge approvata in Parlamento. Non ci sarebbe stato nessuna aggravio sulle casse della Provincia. E tutto questo sarebbe stato fatto per salvare il rapporto fra grandi carnivori e esseri umani. 

 

Fugatti ha deciso di firmare un'ordinanza di abbattimento. Si è arrivati a questo punto, cosa ne pensa?

Ritengo che prima di ogni azione e di ogni intervento servirebbero dati scientifici certi e certificati sulla presenza degli orsi sul territorio. Non possiamo agire per supposizioni. Nel momento in cui sappiamo con esattezza quanti sono, sappiamo anche il carico che può esserci rispetto l'antropizzazione di un luogo e la sua naturalizzazione. Altrimenti facciamo ragionare la pancia.

Questi temi non devono mai assumere un colorazione elettorale. Non si risolverebbe alcun problema fino a quando non si affronta con senso scientifico.

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