''Mafia Spa" fattura 40 miliardi all'anno in Italia: dal riciclaggio di denaro alle infiltrazioni nell'economia, massima attenzione anche in Trentino
L'attenzione da parte delle categorie economiche e da parte delle autorità continua ad essere molto alta. Da sud a nord, la criminalità organizzata continua a fare affari e il volume è stimato in 40 miliardi di euro, pari a oltre il 2 per cento del nostro Pil

TRENTO. Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, Mafia nigeriana, organizzazioni criminali provenienti dall’Est Europa e tante altre. Da sud a nord, la criminalità organizzata continua a fare affari e il volume è stimato in 40 miliardi di euro, pari a oltre il 2 per cento del nostro Pil.
“Stiamo parlando dell’economia criminale riconducibile alla Mafia Spa che, a titolo puramente statistico, presenta in Italia un 'giro d’affari' inferiore solo al fatturato di Gse (Gestore dei Servizi Energetici), di Eni e di Enel Sono dati, quelli relativi alle attività economiche criminali, che sono certamente sottostimati, in quanto non siamo in grado di dimensionare anche i proventi ascrivibili all’infiltrazione di queste organizzazioni malavitose nell’economia legale” ha spiegato in queste ore l'Ufficio studi della Cgia.
Gli affari di Mafia Spa vengono fatti anche in Trentino. Lo ha perfettamente dimostrato l'operazione “Perfido” sull'infiltrazione della 'Ndrangheta nel settore del porfido ma i campanelli dall'allarme non mancano come sottolineato anche in passato dal Commissariato del Governo. (QUI L'ARTICOLO)

Pur essendo il Triveneto una zona d'Italia con minore presenza di criminalità organizzata, campanelli d'allarme ci sono ed è per questo che l'allerta continua ad essere alta.
LA SITUAZIONE SUL TERRITORIO
Secondo la Banca d’Italia la penetrazione territoriale della Mafia Spa non riguarda solo il Sud; purtroppo presentano un indice di presenza mafiosa molto preoccupante anche realtà del Centro-Nord, in particolar modo le province di Roma, Latina, Genova, Imperia e Ravenna.
Meno colpite delle precedenti, ma comunque con forti criticità si segnalano, sempre nella ripartizione centrosettentrionale, anche le provincie di Torino, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Milano, Lodi, Brescia, Savona, La Spezia, Bologna, Ferrara, Rimini, Pistoia, Prato, Firenze, Livorno, Arezzo, Viterbo, Ancona e Macerata.
Meno investite da questo triste fenomeno sarebbero, invece, le province del Triveneto (con leggeri segnali in controtendenza a Venezia, Padova, Trento e, in particolar modo, Trieste).
Anche la Valle d’Aosta e l’Umbria presentano un livello di rischio molto basso.












