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| 08 ago 2023 | 06:01

Massacrata di botte al parco, in Trentino il disastroso vuoto sulla salute mentale. La testimonianza: “Quell'uomo me lo sono trovata davanti, era agitato e arrabbiato”

Poche ore prima della terribile aggressione al parco una ragazza si è trovata davanti il 37enne in via Dante e racconta: "Era agitato e arrabbiato e nelle stesse condizioni lo avevo visto anche nei giorni precedenti in altre zone". Canestrini: “Se lasciamo i servizi psichiatrici territoriali senza medici è chiaro ad un certo punto non riescono più ad assorbire quel disagio"

Massacrata di botte al parco, in Trentino il disastroso vuoto sulla salute mentale

TRENTO. Com’è possibile che chi si è dimostrato più volte violento e che ha instabilità mentali evidenti possa essere lasciato libero di arrivare ad uccidere una persona? E' la domanda che in molti si stanno facendo in queste ore dopo la tremenda morte di Iris Setti, 60 anni, massacrata di botte al parco Nikolajevka in centro a Rovereto, dal 37enne senza fissa dimora Nweke Chukwuka

 

Sul banco degli imputati ci sono le istituzioni, le forze dell'ordine, i servizi sociali, le norme del codice penale fino ai servizi psichiatrici. Un intero sistema che non ha funzionato e che non ha impedito che un uomo si gettasse contro una donna uccidendola. 

 

Nweke Chukwuka era già stato fermato lo scorso anno dopo un episodio che aveva dimostrato la sua aggressività. Ne era uscita una persona mentalmente molto instabile, era stato arrestato e poi successivamente rilasciato con l'obbligo di firma. E' ovvio che la condizione in cui si trovava prima dell'arresto non compaia o sparisca per magia. I gravi disturbi sono evidenti e persistenti e sono proseguiti assieme all'aggressività fino a questi giorni.

 

Lo dimostrano le testimonianze che il Dolomiti ha raccolto e che raccontano come Nweke Chukwuka già alle 21 di venerdì sera (un'ora e mezza prima del terribile episodio) si trovava in una situazione mentalmente instabile. “Me lo sono trovata davanti in via Dante – ci racconta una ragazza che vuole rimanere anonima – ed erano le 21.23 di venerdì, ricordo bene l'orario perché ero al telefono con un'amica. Si vedeva che non stava bene, era agitato e arrabbiato. Ad un certo punto mi sono spaventata perché mi stava venendo incontro. Fortunatamente poi è apparsa una famiglia e mi sono unita a loro”. Ma già nei giorni precedenti il 37enne era stato visto nella stessa situazione lungo Leno e anche in altre zone della città. L'Unità di Strada faceva molta fatica ad avvicinarsi. 

Nonostante fosse visibile a tutti quello che stava accadendo, la situazione è andata avanti sempre in modo uguale. 

 

E' chiaro che qualcosa non è andato. Siamo davanti ad un sistema, soprattutto per quanto riguarda i servizi di salute mentale, in povertà estrema che non riesce a tutelare le fragilità del territorio. Costretto a rimanere tarato a dieci o quindici anni fa e vittima di uno sgranamento di tutti i comparti. Un concorso di colpa di inefficienza sotto più punti di vista. Ed è una situazione che ha riflessi su tante altre persone presenti sul nostro territorio che sono portatori di problematiche personologiche, anche non necessariamente inferme di mente, ma che si trovano senza alcun aiuto (Qui le parole di Viviana Del Tedesco, pm di Rovereto). 

 

In molti cercano di esimersi dai propri doveri o responsabilità, riversandoli l'uno sull'altro. Conseguenza anche di una stagione dove sono mancati investimenti sia per far funzionare adeguatamente i servizi sociali che quelli psichiatrici. Questi ultimi sono in estrema difficoltà, manca personale, le strutture sono insufficienti

 

“Se lasciamo i servizi psichiatrici territoriali  senza medici è chiaro ad un certo punto non riescono più ad assorbire quel disagio quando è ancora assorbibile” spiega a il Dolomiti l'avvocato Nicola Canestrini parlando di un notevole aumento di reati commessi da persone semi infermi di mente. “E poi – continua – si aspetta che queste persone finiscano in carcere creando gravi difficoltà alle strutture penitenziarie che non sono preparate oggi ad accogliere situazioni del genere”. Uno scarica barile che ha riflessi inevitabili sulla società. 

 

“Alcuni chiedono di aumentare posti nelle Rem oppure aprire degli ospedali psichiatrici – continua Canestrini – ma è una scemenza perché bisogna riuscire ad agire a monte, bisogna impedire di arrivare ad un livello di scompenso psichiatrico 'criminale' e questo si riesce a fare solamente  se si riescono ad avere centri di salute mentale con personale adeguato”.  Questo però non sta avvenendo perché la sanità pubblica, anche quella Trentina, non è più in grado di servire servizi essenziali al passo con i tempi.

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