Massacrata al parco,''No all'equazione violenza - problemi di salute mentale". Agostini: "Spesso chi arriva nel nostro Paese fa parte della 'generazione Aids' cresciuta senza sapere come stare al mondo"
Il direttore del Dipartimento transmurale di Salute Mentale dell'Apss spiega che il 37enne Nweke Chukwuka "per il servizio territoriale competente era sconosciuto". E continua : "Noi dovremmo interrogarci seriamente, mettendo da parte ogni pregiudizio o condizionamento, su cosa mitiga questa escalation di aggressività e cosa l'amplifica. Questo si può fare, questo i servizi sono chiamati a fare"

TRENTO. “C'è una specie di hobby, ormai molto diffusa, di fare un'equazione: violenza uguale a disturbo psichico. Ma non è così”. Claudio Agostini, direttore del Dipartimento transmurale di Salute Mentale dell'Apss ha deciso di intervenire su Nweke Chukwuka il 37enne che ha massacrato e ucciso nel parco di Nikolajevka Iris Setti.
Nel corso di questi giorni si susseguono notizie sulla vita del 37enne, sull'arrivo in Trentino da ormai diversi anni, il sempre maggiore abuso di alcol e di farmaci e una situazione crescente di marginalità che aveva inciso sul suo stato mentale. Nelle scorse ore i famigliari hanno spiegato di aver più volte richiesto aiuto senza però ottenerlo. Dal punto si vista sanitario, però, “Questo uomo per il servizio di salute mentale territoriale competente era un emerito sconosciuto” ha spiegato a il Dolomiti Agostini.
Dottor Agostini, questo uomo di 37 anni non era seguito dai servizi di salute mentale. Perché?
Lui non ha nessun precedente psichiatrico. Non è stato mai in contatto con nessun servizio. Negli accessi al pronto soccorso che ha fatto non è mai stata richiesta una consulenza psichiatrica. L'unica fatta è quella nel 2022 quando è finito in carcere per alcuni giorni dopo i fatti di Rovereto di cui gira anche un video. E' stato visto da uno psichiatra che l'ha esaminato e non è stata trovava alcuna evidenza di problema psichiatrico.
Però in questi giorni i famigliari hanno detto di aver chiesto aiuto. Da più parti si è fatto capire che l'uomo fosse instabile psicologicamente. Non è così?
Segnalazioni? Probabilmente sono state fatte. Non al Servizio di salute mentale. Per il servizio di salute mentale territorialmente competente era un illustre sconosciuto. Nessun precedente, zero. Poi, certamente, io non posso dire che non ha avuto problemi psichiatrici quando ha commesso il fatto. Ma non c'era stato un coinvolgimento dei servizi e questi disturbi mentali non corrispondono alla realtà.
E perché allora viene detto questo?
E' una specie di hobby ormai molto diffuso quello di fare una equazione violenza, tanto più se efferata, uguale a disturbo psichico. Non è così.
E lei come si spiega quella che è successo?
Nelle scorse ore mi sono riletto alcuni passaggi del libro “La banalità del Male” di Hannah Arendt. Eichmann, che ha fatto cose nemmeno rappresentabili, era un impiegatuccio mediocre con una intelligenza mediocre ma con nessun segno di malattia mentale. E' così potremmo fare tanti altri esempi. Il male fa parte dell'esistenza umana. Fare certe equazioni davanti ad un delitto così raccapricciante è sbagliato. Non bisogna pensare sempre alla malattia mentale.
Cosa bisognerebbe fare?
A monte bisogna capire perché questo uomo è arrivato a fare una cosa del genere? O perché le persone come lui arrivano a questo? Noi dovremmo interrogarci seriamente, mettendo da parte ogni pregiudizio o condizionamento su cosa mitiga questa escalation di aggressività e cosa l'amplifica. Questo si può fare, questo i servizi sono chiamati a fare.
I servizi di salute mentale avrebbero potuto fare qualcosa?
Sono l'ultimo approdo. Le segnalazioni vengono raccolte da chi presidia il territorio, dalle unità di strada alle varie associazioni. Se c'erano veramente segni di disagio psichico evidente, è chiaro che andava segnalato. Oppure aveva sviluppato una dissocialità.
Cosa intende?
Ci sono molte di queste persone che arrivano dall'Africa che sono la cosiddetta “generazione Aids”. Oggi hanno 30 – 35 anni e 20 anni fa hanno perso entrambi i genitori in un'Africa dove l'Aids ha sterminato una generazione di adulti. Questi bambini sono stati cresciuti da figure pseudo parentali, magari da anziani, e sono cresciuti in assenza di una strutturazione etica, di una formattazione rispetto la complessità della vita e in assenza di un indirizzo che potesse dare loro un aiuto per stare la mondo.
Poi ad un certo punto, a causa magari di guerre e carestie, decidono di intraprendere un percorso migratorio in cui immaginano di arrivare in un paese e di diventare ricchi e di girare con una Ferrari.
Quando arrivano, però, si trovano completamente frustrati nelle loro aspettative. Da quel momento può cominciare un percorso nella direzione dell'esasperazione, estremizzazione, radicalizzazione, fatto di aggressività, violenza o altro. Oppure, viceversa, diventare protagonisti di bellissime storie di vita.


















