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| 07 ago 2023 | 17:41

Massacrata e uccisa nel parco, la pm spiega la mancanza di strutture e i limiti del sistema: "Non si poteva fare di più"

Viviana Del Tedesco, pm di Rovereto, parla ai microfoni della Rai dopo il terribile femminicidio che ha scosso la comunità: “La presenza di soggetti con problematiche del genere è sempre più massiccia e non esistono delle strutture di accoglienza che possano in qualche modo garantire la sicurezza”

Massacrata e uccisa nel parco, la pm spiega la mancanza di strutture e i limiti del sistema: "Non si poteva fare di più"

ROVERETO. Da quando nella tarda serata di sabato la 61enne Iris Setti è stata brutalmente uccisa dal 37enne Nweke Chukwuda al parco Nicolajewka, un crimine che ha scosso profondamente l'intera comunità roveretana a pochi giorni di distanza dal femminicidio della 63enne Mara Fait a Noriglio (Qui Articolo), sono molte le questioni sollevate da politici e cittadini su quanto accaduto, visto e considerato, tra l'altro, che l'uomo fermato dai carabinieri era ben noto alle forze dell'ordine per vari episodi violenti avvenuti in passato (tra i quali questo). Sulla vicenda è ora intervenuta anche la pm di Rovereto, Viviana Del Tedesco, che ai microfoni della Tgr Rai Trento ha fatto il punto sulla situazione, tra mancanza di strumenti e di strutture adeguate, in Trentino come nel resto d'Italia.

 

“Queste situazioni – dice – derivano da difficoltà e carenze che sono conosciute a livello nazionale. In questa città, come in tante altre, ci sono moltissimi soggetti portatori di problematiche (non necessariamente infermi di mente, peraltro), che sono senza alloggio, che commettono reati (anche di non gravissimo allarme sociale) e rispetto alle quali ci sono magari indagini in corso o misure cautelari, come in questo caso”. Il 37enne infatti era stato anche in carcere, continua Del Tedesco, e poi agli arresti domiciliari: “Ma le norme che reggono le misure cautelari sono quelle dei codici di procedura penale e devono essere rispettate”. Dopo gli arresti domiciliari è stato quindi previsto l'obbligo di firma, al quale Chukwuda ha ottemperato regolarmente fino a qualche giorno fa. Nel corso degli ultimi 7-8 mesi, ha detto la pm, non sono stati rilevati problemi.

 

“Le forze dell'ordine – dice – continuano a monitorare tutte queste persone facendo uno sforzo enorme. Solo pochi giorni fa il soggetto non aveva ottemperato a un obbligo di firma e anche questo piccolo segnale era stato colto dalle forze dell'ordine, che l'hanno segnalato immediatamente per dare il via ad un approfondimento in merito a questo episodio. L'omicidio è arrivato prima”. A livello generale però, il problema è rappresentato dalla situazione nella quale queste persone si trovano, spiega la magistrata: “Spesso hanno forti squilibri mentali dovuti a problematiche personali, per il loro vissuto, o all'abuso di alcool e sostanze che minano anche la loro capacità di controllo. Sono soggetti che avrebbero bisogno di essere inseriti in strutture, strutture che non ci sono a livello nazionale. Spesso le persone socialmente pericolose, definite tali anche da sentenze definitive di condanna, devono essere tenute in carcere perché non c'è un posto dove collocarle. È un problema che tutti conoscono e mi sorprendo che sorprenda”.

 

In poche parole “queste vicende sono in qualche modo annunciate, perché non c'è un controllo della situazione” continua Del Tedesco: “Il soggetto non poteva poi essere espulso perché era in misura. Anche l'espulsione è retta da norme che devono essere rispettate: perciò niente di più si poteva fare. Il problema è che la presenza di soggetti con queste problematiche è sempre più massiccia e non esistono delle strutture di accoglienza che possano in qualche modo garantire la sicurezza”. Il 37enne che ha aggredito Iris Setti dormiva per esempio al Portico (peraltro in centro città): “Sono soggetti che possono esplodere da un momento all'altro. Ho chiesto a tutte le stazioni di Polizia e ai carabinieri di redigere un elenco di tutti i soggetti che hanno commesso reati o che tengono condotte che possono denotare pericolosità sociale”. Un modo, insomma, per tenere sotto controllo la situazione e capire quante persone siano particolarmente a rischio di compiere da un momento all'altro atti violenti.

 

“Voglio peraltro sottolineare – continua la pm – che anche laddove ci fossero strutture psichiatriche di cura, di contenimento, comunque non esiste una legge che obblighi queste persone a farsi curare o ad entrarci. Noi non possiamo portarle di forza. Esiste solamente il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, che ha presupposti molto stringenti e che è praticabile solo in determinate situazioni. Per il resto non esiste una norma che permetta a forze dell'ordine o magistratura di costringere queste persone ad entrare in eventuali strutture (qualora vi fossero)”. Il controllo del territorio per far fronte alla concentrazione di soggetti potenzialmente pericolosi, dice Del Tedesco, è quotidiano. La questione però, al di là della mancanza di strutture, pare quindi essere l'assenza di strumenti adatte per affrontare il problema.

 

“Le misure cautelari – spiega la magistrata ai microfoni Rai – hanno dei presupposti e noi non possiamo violare le norme. Per fare un esempio, tutti ricorderanno tempo fa quanto un soggetto sempre di origine straniera ha sfondato la vetrina di un negozio in pieno centro. Si tratta di un fatto gravissimo che denota una pericolosità sociale di alto livello”. In termini tecnici però si parla di un tentato furto aggravato, che non è compatibile con la misura cautelare in carcere: “Il soggetto però era anche senza fissa dimora, quindi non si poteva mettere agli arresti domiciliari”. In definitiva il giudice ha optato quindi per il divieto di dimora, che però molto spesso non viene rispettato. Avendo avuto sentore della pericolosità del soggetto, la pm stessa ha tentato di dare un'interpretazione della norma, che sul punto non è particolarmente chiara, chiedendo al riesame di aggravare la misura. Richiesta che è stata in seguito rigettata.

 

“Quindi – conclude Del Tedesco – c'è la perfetta consapevolezza che questa persona, di cui abbiamo nome e cognome e che vedevamo quasi quotidianamente aggirarsi per il centro città, non può essere messa in carcere o ai domiciliari e altre misure non sono magari idonee a prevenire un pericolo di degenerazione in atti nefasti. Dal canto suo la polizia giudiziaria non può semplicemente portare la persona in carcere, che ad ogni modo dovrebbe essere una extrema ratio e che spesso non ha gli strumenti per fronteggiare situazioni di persone con vulnerabilità dal punto di vista psichiatrico, seppur non totalmente infermi mentalmente. Il tutto senza considerare che i carceri sono sovraffollati. Quando abbiamo soggetti in misura di sicurezza, con sentenze da attuare, da eseguire, andiamo a pietire i posti nelle rems, chiamiamo personalmente. Il comandante di stazione ha tenuto un soggetto pericoloso in macchina per un giorno e mezzo prima che qualcuno lo prendesse”.

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