Moria di gabbiani sul Garda, si teme l'influenza aviaria: "In una spiaggia di 300 metri 50 carcasse''. L'istituto Zooprofilattico: ''Aumenta la circolazione del virus H5N1''
L'allarme lanciato nei giorni scorsi dai pescatori e dal Wwf ed ora a muoversi sono state le autorità locali con l'Azienda di tutela della salute. Si teme, purtroppo, che possa essere influenza aviaria ma occorrere attendere i risultati delle analisi per conoscere le cause della morte dei gabbiani

BRESCIA. Decine e decine di gabbiani morti sul Garda. A ritrovare le carcasse diversi pescatori nella zona di Desenzano ma non solo. Le segnalazioni erano arrivate nei giorni scorsi anche al Wwf e la situazione non sembra di certo migliorare.
“Solo nella giornata di ieri in una porzione di 300 metri di costa sono state raccolte un'altra cinquantina di carcasse” ci spiega il Wwf Bergamo-Brescia intervenuto assieme alla polizia provinciale.
A muoversi immediatamente è stata l'Azienda di Tutela della Salute che, con i propri tecnici, ha prelevato i volatili morti che ora saranno sottoposti all'analisi dello Zooprofilattico per cercare di capire cosa sta succedendo.
Si teme, purtroppo, che possa essere influenza aviaria ma occorrere attendere i risultati delle analisi per conoscere le cause della morte dei gabbiani. L'attenzione è comunque molto alta.
I primi rinvenimenti sono stati fatti tra il rimessaggio Lepanto, ma anche nella zona del porto vecchio e di Desenzano. Da parte del Wwf Bergamo - Brescia si chiede alle autorità la massima attenzione nel rimuovere tutte le carcasse per evitare che un'eventuale infezione coinvolga altri animali.
L'ISTITUO ZOOPROFILATTICO
Dopo gli eventi di spillover in visoni allevati, spiega in una nota l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, cresce l’attenzione delle autorità sanitarie verso mutazioni del virus H5N1 che potrebbero favorirne il passaggio ai mammiferi e all’uomo.
L’evoluzione della situazione dell’influenza aviaria a livello globale negli ultimi mesi ha sollevato una certa preoccupazione fra la comunità scientifica internazionale. Dopo i casi confermati di trasmissione del virus H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) dagli uccelli in alcune specie di mammiferi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (Woah) hanno invitato tutti i paesi ad innalzare il livello di allerta sull’arrivo di una nuova pandemia di influenza nella popolazione umana sostenuta da un virus di origine aviare.

Secondo i dati epidemiologici del Centro di referenza nazionale ed europeo per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in Italia la circolazione del virus H5N1 fra gli uccelli selvatici è in aumento, con il rischio che questi possano trasmettere il virus agli allevamenti avicoli. Il ministero della Salute ha diramato pochi giorni fa una nota, indirizzata a tutti i Servizi veterinari regionali e agli Istituti Zooprofilattici italiani, in cui ravvisa la necessità di rafforzare la sorveglianza dei volatili selvatici e l’applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli.
“La diffusione del ceppo H5N1 HPAI fra gli uccelli selvatici è in aumento, in Italia come nel resto del mondo – dichiara Calogero Terregino, direttore del Centro di referenza per l’influenza aviaria – Nel nostro paese, i casi di H5N1 HPAI nell’avifauna interessano principalmente Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Il ministero della Salute ha evidenziato come tale situazione costituisca un rischio costante per gli allevamenti di volatili domestici, considerato che alcune zone ad elevata densità avicola coincidono con le aree dove attualmente si rilevano casi di HPAI nei selvatici”.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Negli uccelli selvatici a partire da settembre 2022 sono stati ufficialmente confermati 79 casi di positività fra gabbiani (19), alzavole (13), germani (10) e in altri esemplari di rapaci e anatidi. Molti altri casi sospetti nei gabbiani sono in corso di conferma presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.
Negli uccelli domestici la situazione è più favorevole, dopo la drammatica ondata epidemica di H5N1 HPAI che ha investito prevalentemente il nordest nell’inverno 2021-2022, con 317 focolai negli allevamenti.
L’ultimo focolaio nel pollame risale infatti al 23 dicembre 2022, portando a 30 il numero dei casi confermati da settembre 2022. I focolai sono stati riscontrati principalmente in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
I RISCHI PER L'UOMO
L’influenza aviaria, viene spiegato dallo Zooprofilattico, può anche se solo occasionalmente essere trasmessa ai mammiferi, compreso l’uomo. Ad oggi non sono stati rilevati casi di trasmissione inter-umana del virus H5N1.
Dalla sua comparsa nel 1996 in un allevamento di oche in Cina, il virus ha provocato casi di infezione anche tra gli esseri umani in diversi Paesi del mondo.
Si tratta però di casi in persone a stretto contatto con volatili infetti in aree in condizioni di forte promiscuità e scarsa igiene, senza un’opportuna consapevolezza della presenza della malattia e dei rischi ad essa associati.











