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| 23 giugno | 19:57

Alex Schwazer e la sua ossessione di vincere: tra conferenze stampa blindate, campioni di urina conservati fuori da ogni protocollo e un clan arroccato nel mito del "gombloddo"

Il doloroso tramonto sportivo di un campione prigioniero del verbo vincere. Dalla gara farsa di Kelsterbach fino alla sospensione per doping
DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 23 giugno 2026

"Ahia, ci risiamo!" E' stato il mio primo pensiero quando ha cominciato a girare la notizia.

 

A ben guardare poteva essere nell'aria perché s'era diffusa quella di una sua conferenza-stampa e a quel punto...

 

Precede tutti Corriere "Schwazer, nuova accusa di doping: positivo a un controllo in Germania. La Nada - che è l'agenzia antidoping nazionale, tedesca in questo caso (ndr) - lo ha sospeso".

 

"Vabbè - mi dico - è la parola fine!" e penso a lui, ad Alex, alle sue ossessioni personali, confessate, per perseguire in tutte le sue coniugazioni e ad ogni costo o quasi il verbo 'vincere'...
Poi arrivano altri segnali: alla conferenza-stampa del pomeriggio occorre annotarsi, accreditarsi e ad un paio di colleghi lombardi la richiesta inviata via e-mail viene rifiutata. Sono giornalisti di quelli che fanno domande, dovrebbero esserlo tutti. Le loro domande talvolta possono risultare scomode, anche se la pensano nella stessa maniera. Beh, in questo caso sono formalmente messi alla porta come se LA presidente del Consiglio ai suoi punti-stampa ammettesse solo redattori dei media-amici...

 

"Ahia - dico e penso fra me e me, senz'alcun contraddittorio - sento ancora aria di 'gombloddo'!" e comincio a pensare ad un'ipotesi di falsariga della conferenza-stampa.

 

Eccoli, al di là del tavolo: fra loro la manager Giulia Mancini, Alex ed il suo legale Gerhard Brandstätter.
Eppoi la cronaca, come la si conosce!
Io sobbalzo alla notizia, data dal marciatore che il suo ex-allenatore Sandro Donati si è procurato una (terza) provetta con l'urina.
Ma come? E' fuori prassi, fuori protocollo, fuori regolamento!
Intanto penso all'ex-ragazzo, Alex adesso, anni quarantuno, è sposato e padre di famiglia.
La cosa che penso, ovvio che non abbia alcuno spazio giuridico, è che fragile com'è nelle sue convinzioni che talvolta diventano ossessioni, abbia di nuovo ceduto alla smania di voler dimostrare ancora quanto vale, pur se arrivato ad un'età da pensione sportiva o quasi.

 

Le "gare" recenti, vabbè chiamiamole così: quella dell'addio ad Arco di Trento: ventimila metri, distanza in pista non comune, con due altri sodàli - numero minimo per una competizione che altrimenti no - ad affiancarlo (uno non marciatore si ferma subito, l'altro arriva con tempo non granché).
E Alex? S'era ritirato, presto in difficoltà: un patetico "finale di partita"! Per dirla col drammaturgo e tanto altro, irlandese, Samuel Beckett.
Ma quella gara non era "dell'addio" e probabilmente non è una sua bugia, come diverse dette, non solo bianche. 

 

Semplicemente vuole sentirsi ancora vivo: passati quasi quattordici mesi dalla 'gara dell'addio sportivo' eccolo iscritto a Bolzano a un diecimila in pista, di marcia.
Tempo sensazionale, il suo, non per chi abbia quell'età, sensazionale in assoluto per la marcia. Ecco, la chiave di lettura di quella gara: la sua marcia è palesemente irregolare. E ciononostante nemmeno una proposta di squalifica, dopo tre ci sarebbe stato uno stop di un minuto, alla quarta la squalifica!
Il tempo non fa testo come primato: per convalidarlo occorre giuria acconcia, internazionale. Chi c'era era palesemente in soggezione, come si diceva accadesse un tempo agli arbitri di calcio alle prese con le grandi.
Le immagini, foto e filmato, dicono: quella non è marcia, al limite è corsa a ginocchia bloccate (nemmeno sempre, bloccate) ed è palese una quasi sistematica 'sospensione' (entrambi i talloni sollevati da terra) di almeno quindici centimetri. Lo si doveva fermare dopo pochi giri, niente: non ci fu il coraggio di farlo!
Nella marcia son due le regole-base: ginocchio un tutt'uno senz'angoli al momento del passaggio dalla perpendicolare e, più difficile da tenere e vedere, almeno una parte (calcagno) di almeno uno dei due piedi sempre a contatto col terreno, sennò è...sospensione!

 

Alex va avanti e a maggio campionati italiani ad Alessandria della mezza maratona di marcia. Da un po' va così per la marcia, non più venti e cinquanta chilometri, ma maratona e mezza maratona (42.195 metri e la metà). Quest'antica e nobile disciplina vive un momento inquieto - un po' come Alex - forse perché non è così popolare e non sempre è apprezzata. Alex questo l'ha sempre sofferto, ha sempre subìto la mostruosa differenza di popolarità della ex fidanzata (Carolina Kostner) che peraltro - suo cruccio - vinceva meno di lui...
Ma così va il mondo: cosa dire allora di un influencer affermato che introita molto di più di un luminare della scienza medica che salva vite? Rassegnarsi allo stato delle cose: la vita è bella, ma le sue sfumature non sono sempre perfette, men che meno giuste!
Ad Alessandria Alex arranca un po', la sua azione - foto e filmati - non è proprio limpida; da un certo chilometro in poi ecco i cartellini e le proposte di squalifica. Quando arriva la seconda proposta attacca, anziché quietarsi come prudenza suggerirebbe. Arriva la terza proposta di squalifica e deve star fermo per due minuti (in realtà i giudici si sbagliano e ne resta fermo tre, ma un minuto al tempo poi gliel'avrebbero abbuonato). Riparte e quasi immediatamente arriva altro provvedimento, anzi addirittura due, altre due proposte di squalifica (cinque in tutto). Ne sarebbe bastata una per la squalifica, viene fermato. A detta di tutti gli esperti presenti e di chi ha visto immagini anche a distanza: non fa una grinza, Alex pare (quasi) d'accordo.

 

Ma la sua ossessione non lo fa desistere! Ossessione che diventa dipendenza? Dalle gare, dall'adrenalina che ne deriva, dalla popolarità che vorrebbe associata a se stesso oppure da un insieme di tutte queste cose?
Insomma non si arrende e scopre (il suo staff - sentito ieri in conferenza-stampa - gli aveva suggerito di desistere) che c'è una gara in Germania sulla "maratona di marcia", la quarantadue chilometri, la più vicina oggi alla tanto amata 'cinquanta' che diciotto anni fa nella capitale cinese gli diede l'oro olimpico ai Giochi di Pechino 2008.

 

La gara è a Kelsterbach a 75 chilometri da Francoforte sul Meno, ottantacinque da Darmstadt, la metà da Magonza (Mainz, in tedesco). Pomposamente chiamata campionati nazionali assoluti, aperta alla partecipazione internazionale. In realtà gara di bassissimo livello: nella 'maratona di marcia' partono in sei in tutto, tedeschi di nome no, perché quelli giusti poche settimane prima avevano partecipato a Brasilia ad una 'vera' supercompetizione internazionale: nella capitale del Brasile c'erano i campionati mondiali a squadre.
La federazione italiana (a proposito dov'è la notizia della 'non negatività' di Schwazer sul sito federale? E sì che dovrebbe avere chiara l'idea, anche giornalistica, dello 'spirito' di servizio) nei suoi criteri di partecipazione ai campionati europei di Birmingham di agosto, massimo obiettivo dell'anno, prevedeva la gara di Brasilia, del 12 aprile, come capolinea per essere ammessi a quella manifestazione.

 

Ci andò Alex a Kelsterbach (Assia), meno di ventimila abitanti, per la 'maratona di marcia' e questa sì potrebbe essere stata la gara dell'addio, obbligato stavolta.
Ci andò malgrado il parere contrario del suo staff - parola del suo avvocato in conferenza stampa. Ci andò, marciando ancora così così. Ma per la ridotta velocità di 'deambulazione', probabilmente e non ho visto immagini, è rimasto dentro i parametri della correttezza regolamentare: subisce una proposta di squalifica, resta in gara e vince!
Tempo molto buono, descritto da molti come eccezionale. Al limite sì col parametro dell'età: non è ufficialmente primato italiano anche se da taluno è definito tale. Per esserlo, la distanza è veramente agli albori come gara ufficiale, occorreva scendere sotto le TRE ORE (Alex ha 'fatto' 3.01'55") oppure aspettare la fine-stagione, quando detentore del miglior tempo fra gli italiani e risultato saranno primatista e primato nazionale.
Subito c'è chi parla di inserirlo in squadra per gli europei, contravvenendo in questo a due regole auree, soprattutto la seconda. La prima è la decisione ferrea di tenere metà aprile o quasi come termine ultimo per 'qualificarsi' per la maglia azzurra in Inghilterra; la seconda è che ancora esiste un impegno assoluto inserito nel "codice etico" della federazione che vieta la maglia azzurra a chi si sia macchiato di squalifiche per doping!

 

Il direttore tecnico della nazionale dice NO, immediatamente (o quasi). Antonio La Torre, il dt, la sa lunga sulla marcia che ha allenato fino a portare all'oro olimpico e ad un titolo mondiale della specialità Ivano Brugnetti.

 

Alla conferenza-stampa a Bolzano, Hotel Laurin vicino alla stazione, c'è il racconto di Alex sulla sua amarezza e rabbia per la sospensione per doping. Sua la decisione di NON riprendere una tremenda battaglia, giuridica e regolamentare: quelle precedenti l'hanno sfibrato e messo in ginocchio.
E' proprio lui che parla del fatto che "Sandro" è in possesso di una TERZA PROVETTA. Sobbalzo, io, sulla sedia: "terza provetta", ma che è?
Prassi, ma ancor più protocollo e regolamenti non la prevedono. 
Schwazer è risultato positivo per Epo (ma come, ancora l'Epo? Come per gli steroidi anabolizzanti oggi ti 'prendono' subito...): controllo di sangue e di urina. Campione A per le analisi, campione B in caso di 'positività' solo per le controanalisi, se richieste.
Un paio di provette, ma qui si parla di una terza. A che titolo?
In sostanza, mai il sostantivo "sostanza" più inerente, l'atleta può assistere alla chiusura delle provette con tanto di sigilli che risultano "mai violati nella storia", oltretutto, ci si accorgerebbe. Per l'urina il residuo viene gettato; all'atleta al massimo è consentito assistere all'eliminazione di quell'urina. Stavolta qualcosa di diverso; lo dice Alex in conferenza "Sandro ha una terza provetta!".

 

Domande, alcune. Donati di Alex è stato allenatore fino a una decina di anni fa. Lui e la manager hanno concezione del mondo, dividente e divisiva: se la pensi come loro, se ascolti e soprattutto 'bevi' tutto quel che dicono sei CON loro, altrimenti sei CONTRO di loro!
Sempre stati così, ma si tenga presente una cosa, un allenatore, un agente, procuratore o manager, un pubblicitario, non parliamo di un politico NON hanno l'obbligo di dire e scrivere sempre la verità. Cosa che invece un giornalista dovrebbe SEMPRE avere. Per deontologia, una specie di (più debole, certo) Giuramento di Ippocrate dei medici: se lo vìoli rischi di incorrere in provvedimenti disciplinari. Non mettetevi a sghignazzare, abbiate pietà vi prego, tutti i giornalisti e sempre DEVONO dire e scrivere il VERO o quel che credono lo sia!
Comunque, la terza provetta. L'ipotesi più probabile, conoscendolo un po', è che Donati abbia talmente insistito da sfiancare l'addetto che con sufficienza e ingenuità alla fine abbia ceduto e gli abbia lasciato il residuo di urina. Ma quest'urina non può fare testo!

 

L'ipotesi (cattivella?) è che, qualora Schwazer chiedesse le controanalisi insistendo sulla SUA volontà di controllo della terza provetta (anche o solo?) e al rifiuto subìto si dicesse "ecco, vedete...". Oppure, è sempre un'eventualità, quand'anche il campione B di sangue ed urina risultasse contenente tracce di Epo, si tirerebbe fuori la fantomatica ed irregolare "terza provetta"; si direbbe che, analizzata in proprio quell'urina, è risultata senz'alcuna traccia della sostanza dopante e vietata. Al che - obiezione - ma non era lo staff di Alex Schwazer a mettere in discussione la "catena di custodia" del materiale relativo al controllo del primo gennaio 2016?
Da quel controllo, ma più che altro dall'iter del passaporto biologico relativo a quel controllo, partì la vicenda della seconda positività-doping della carriera sportiva di Alex. E invece potrebbe far testo, non tenendo conto della "catena di custodia", una provetta irregolare conservata nel frigorifero di casa di un ex allenatore?
Insomma: il suo staff, parole in conferenza-stampa dell'avvocato bolzanino Gerhard Brandstätter, aveva provato a convincere Alex a non continuare a gareggiare. E adesso si andrà avanti con scelte come quella della "terza provetta"? E di un'eventuale narrazione dei fatti attraverso fiction (a senso unico, come quella già vista) e altro?

 

Questo potrebbe portare altri quattrini e altra attenzione mediatica della quale qualcuno è ghiotto: siamo sicuri che questo farebbe il bene dell'ex-ragazzo e adesso padre di famiglia? 
L'invito è quello di pensare all'equilibrio di Alex in un (altro) momento così duro. Ah, ci saranno altri momenti duri: in Germania la legge-doping prevede carcere fino a tre anni. In Italia è già stato condannato, per questo motivo, con la condizionale: aveva ammesso per patteggiamento - vedi dispositivo della sentenza - l'uso del doping dalla primavera del 2010, la qual cosa avrebbe già dovuto fargli perdere il titolo europeo dello stesso anno a Barcellona.

Un'altra condanna lo potrebbe portare in carcere. In Italia c'è l'obbligo dell'azione penale, quanto prima un pubblico ministero potrebbe chiederne, per cominciare l'iscrizione nel registro degli indagati.

Pur non volendo ricominciare ad avere a che fare con le carte bollate, come ha annunciato, stavolta gli potrebbe toccare suo malgrado.

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