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| 21 set 2023 | 12:05

Morto nei boschi del Primiero colpito dalla teleferica, il corpo di Mardari era stato spostato. Il titolare della ditta andrà in carcere

La sorella della vittima: "Giustizia è stata fatta. Un simile comportamento doveva essere punito in maniera esemplare, era ciò che auspicavamo e per questo non possiamo che ringraziare i giudici che, per ben tre volte, si sono espressi in tal senso. Nessuno ci riporterà mai Vitali, ma sapere che chi lo ha trattato in quel modo ora pagherà con il carcere, ci restituisce, quanto meno, il senso di una giustizia finalmente compiuta"

Morto nei boschi del Primiero colpito dalla teleferica, il corpo di Mardari era stato spostato
Foto d'archivio

TRENTO. "Giustizia è stata fatta. Un simile comportamento doveva essere punito in maniera esemplare, era ciò che auspicavamo e per questo non possiamo che ringraziare i giudici che, per ben tre volte, si sono espressi in tal senso. Nessuno ci riporterà mai Vitali, ma sapere che chi lo ha trattato in quel modo ora pagherà con il carcere, ci restituisce, quanto meno, il senso di una giustizia finalmente compiuta". Sono le parole di Ludmila, sorella di Vitali Mardari, l'operaio morto colpito da una teleferica nei boschi del Primiero nel corso di alcuni lavori di esbosco a seguito della tempesta Vaia.

 

Erano trascorse poche settimane dal disastro di Vaia, nel novembre del 2018, quando Vitali Mardari si accordò con Riccardo Sorarù per aiutarlo in alcuni lavori nei boschi di Val delle Moneghe. Senza un regolare contratto, con loro erano presenti altri due lavoratori, anch'essi “in nero”. Il gruppo dei quattro si mise prontamente al lavoro, apprestandosi a tirare un lungo cavo d’acciaio che avrebbe dovuto fungere da teleferica per il trasporto del legname.

 

"All'improvviso, a causa di un errato calcolo delle forze necessarie per l’attività e a causa dell’utilizzo di un mezzo non idoneo (un escavatore) per tendere la corda metallica – spiegano i tecnici di Giesse Risarcimento Danni – la stessa si spezzò, colpendo violentemente Mardari che finì catapultato a una ventina di metri di distanza". Sorarù, anziché allertare il 118 e prestare immediato soccorso, spostò il corpo di Mardari fuori dal cantiere. "Il 28enne venne a quel punto lasciato a terra e ricoperto con dei pezzi di legna". 

 

"Solo più tardi Sorarù avvisò i soccorsi fingendo di aver ritrovato il corpo per caso, mentre tornava a casa dal suo cantiere - fanno sapere da Giesse -. Gli altri due lavoratori in nero, nel frattempo, si dileguarono". Vani i soccorsi per l'uomo che a quel punto era privo di vita. Una vicenda ricostruita grazie alle indagini e che fin da subito presentava innumerevoli incongruenze: "È emerso che i tre lavoratori che con Sorarù si trovavano nei boschi di Val delle Moneghe erano tutti senza regolare contratto, privi di formazione specifica e di dispositivi di protezione individuale – sottolineano da Giesse Risarcimento Danni – Non erano quindi impiegabili in lavori ad alto rischio come quelli boschivi".

 

Da qui la decisione in primo grado del Tribunale di Trento che, proprio a fronte dell’agghiacciante ricostruzione di quanto accaduto, non aveva concesso all’imputato neppure un’attenuante. Sorarù era stato infatti condannato ad una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 110mila euro in favore dei parenti della vittima. Anche nel secondo grado di giudizio la Corte d'Appello di Venezia aveva confermato in toto la medesima condanna, ancora senza concedere neppure una sola attenuante generica.

 

Ora la Cassazione conferma, ancora una volta, la condanna: "A questo punto per Sorarù si spalancano le porte del carcere – commentano Claudio Dal Borgo e Alain Menel di Giesse Belluno – Malgrado la barbarie di quanto accaduto e la dura condanna già ottenuta nei primi due gradi di giudizio, si è ben guardato in tutti questi anni dal pagare un solo euro di risarcimento in favore dei familiari della vittima".

 

"Si è preoccupato, piuttosto, di chiudere la società dopo l’incidente, con un misterioso trasferimento d’azienda in favore di una nuova Srl. In un modo o nell’altro, anche di tasca propria se necessario, questo soggetto dovrà risarcire ogni familiare: tramite i nostri legali fiduciari abbiamo disposto ogni necessaria azione in sede civile". 

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