"A quarant'anni ho cambiato vita e lavoro, sono diventato mastro orafo da autodidatta e creo a mano gioielli in oro e argento, pezzi unici nati dalla fantasia mia e dei clienti"
Dopo ventuno anni da tecnico telefonico e una lunga esperienza di lavoro in Arabia Saudita, a quarant’anni Ferruccio Bertoldo decise di cambiare vita e imparare quasi da autodidatta il mestiere dell’orafo. Oggi, a 73 anni, è ancora dietro al banco del laboratorio Kronos di Levico Terme dove, insieme a Rossella Negriolli, trasforma oro e argento in pezzi unici rigorosamente fatti a mano: "In tanti ci dicono: meno male che qualcuno fa ancora le cose così. E io vorrei continuare ancora qualche anno"

LEVICO TERME. "Avevo quarant’anni e non avevo mai fatto l’orafo in vita mia". A volte può capitare che le storie comincino da quello che manca: il mestiere, in questo caso. Mancavano anche una scuola o gli anni trascorsi da ragazzo dietro il banco di una bottega, magari anche un padre o un nonno dal quale ereditare pinze, lime e segreti. C’erano invece ventuno anni passati a fare tutt’altro, apparecchiature telefoniche da installare per un'azienda, molti chilometri percorsi per lavoro e quasi due anni in Arabia Saudita: abbastanza lontano da casa e abbastanza a lungo da capire, una volta tornato, che forse era arrivato il momento di cambiare vita.
Ferruccio Bertoldo oggi ha 73 anni, è maestro orafo e da venticinque anni è titolare a Levico Terme del laboratorio orafo "Kronos" di via Regia, dove oro e argento prendono forma attraverso una lavorazione interamente artigianale. Nato a Bolzano nel 1953 e trentino d’adozione da mezzo secolo, ha imparato il mestiere quasi da autodidatta, iniziando con un attività a Taio prima di continuarla definitivamente a Levico.
Al suo fianco c’è Rossella Negriolli, maestra orafa con una formazione alla scuola d’arte: due strade diverse finite dietro allo stesso banco, dove un gioiello può nascere dalla materia prima e da un'idea portata direttamente dal cliente. Le loro linee, spiega l'artigiano, sono "semplici, ma mai scontate": una piccola dichiarazione d’intenti in un’epoca di produzioni in serie e acquisti con un clic. E Ferruccio Bertoldo, che racconta la sua storia a il Dolomiti, di posare gli attrezzi del mestiere non ha ancora troppa voglia.
Bertoldo, il lavoro di maestro orafo arriva nella sua vita quasi per caso: come ha intrapreso questa strada?
Ho iniziato questo lavoro nel 1993, quando avevo quarant'anni: prima avevo lavorato per 21 anni come tecnico telefonico per una società per cui mi occupavo dell'installazione di apparecchiature e delle trasmissioni interurbane, un lavoro in cui ho viaggiato molto. E la scelta di cambiare arrivò dopo una lunga trasferta: passai quasi due anni in Arabia Saudita e al ritorno decisi di cambiare strada, così iniziai a guardarmi attorno. Ci ho messo un po' a individuare l'ambito giusto e questa idea è arrivata quasi per caso: avevo un'amica che vendeva la sua oreficeria a Taio e ho deciso di mettermi in gioco, rilevare l'attività e apprendere un nuovo mestiere.
Di qui la scelta di aprire il primo laboratorio.
Esattamente, ho lavorato a Taio per otto anni, durante i quali ho appreso bene il mestiere e affinato la mia arte. Tutti si stupivano del fatto che non lo avessi mai fatto, perché realizzavo lavori in autonomia e mi occupavo anche delle riparazioni. Poi, nel 2001, ho scelto di cambiare e si è presentata questa occasione a Levico. Va detto che sono nato a Bolzano, ma vivo in Trentino da 50 anni: prima a Martignano e poi, appunto, a Levico. Qui in precedenza era venuto a mancare il titolare di una vecchia oreficeria e la zona era rimasta "scoperta", così ho deciso di colmare quel vuoto avviando l'attività sulla base dell'esperienza che avevo accumulato.

E come andò?
Inizialmente volevo aprire soltanto un laboratorio e lavorare per le imprese ma poi, proprio nell'anno dell'attentato alle Torri Gemelle, decisi di virare e di dedicarmi anche alla vendita oltre che alla realizzazione dei gioielli. Qui fa il suo ingresso "in scena" Rossella Negriolli, mia dipendente da oltre vent'anni e che ha frequentato la scuola d'arte: lei ha messo in gioco la sua base professionale, acquisita in anni di studio. Io ho imparato tutto da solo, naturalmente partendo da una buona base di manualità e fantasia che portavo con me anche dal lavoro precedente e, anche grazie alle competenze di Rossella, ho affinato le mie capacità. Dall'altro lato io ho messo in campo le mie abilità tecniche e questo mix è stato vincente: le nostre lavorazioni, realizzate principalmente con la tecnica martellata, sono state apprezzate e sono richieste anche da altri negozi in diverse zone, compreso il lago di Garda.
Facciamo un salto all'interno del suo laboratorio: ci racconta i dettagli del suo lavoro?
Un cliente può entrare e chiederci di realizzare il proprio gioiello su misura: può guardare i modelli che abbiamo già realizzato oppure consultare il nostro catalogo fotografico. Se, invece, vuole realizzare qualcosa ex novo, possiamo creare insieme il disegno dal quale prenderà poi forma il gioiello. Talvolta il cliente ha già una propria idea e a quel punto la sviluppiamo insieme, mentre le tecniche principali che utilizziamo sono la lavorazione martellata e quella satinata, che rende i gioielli piuttosto luminosi. Le nostre linee, nello specifico, sono apprezzate anche per la loro semplicità, per il loro essere "sottili" e non eccessivamente arzigogolate.

Come nasce un gioiello artigianale, dalla materia prima al prodotto finito?
Naturalmente si parte dall'oro, dall'argento e dal rame puri che costituiscono la base della lega per i gioielli: vengono fusi in quantità specifiche, variando le percentuali per ottenere sfumature cromatiche differenti. Viene quindi realizzato un lingotto, che viene successivamente lavorato al laminatoio per ottenere delle lamine oppure un filo d'oro. A quel punto, seguendo il disegno o la fantasia, questi materiali vengono lavorati e plasmati utilizzando gli attrezzi del mestiere: lime, pinze e, naturalmente, il martello. A seconda del tipo di "martellato", sottile oppure rotondo, si utilizza un attrezzo differente e funzionale a quella specifica lavorazione e durante la realizzazione può esserci anche un confronto con il cliente per apportare eventuali modifiche. Insomma, è tutto un lavoro di grande manualità, unita alla pratica e alla fantasia.
Vi occupate anche di riparazioni e modifiche ai gioielli?
Certamente, è un servizio che abbiamo sempre offerto: è possibile riparare i gioielli danneggiati oppure ricavare nuovi gioielli da quelli che il cliente già possiede. Un anello, per esempio, può diventare un ciondolo, utilizzandone e tagliandone alcune parti specifiche, oppure può diventare un paio di orecchini. O viceversa naturalmente, a seconda delle richieste del cliente. C'è poi il servizio di allargamento o restringimento degli anelli, che è molto richiesto.

Una curiosità, come si inserisce il suo lavoro nell'era definita del fast-commerce? Più direttamente: perché scegliere un gioiello artigianale invece di uno acquistato?
Il rapporto con i clienti sta alla base di tutto ed è fondamentale per ottenere un prodotto originale e personalizzato: molte persone vengono da noi proprio per questo tipo di servizio e il prodotto artigianale ha sicuramente un valore intrinseco maggiore rispetto a quelli prodotti in serie. I prezzi, poi, non sono molto superiori e ci sono tante persone che arrivano dall'Italia e dall'estero per ordinare le mie creazioni. Pensi che quando i turisti passano di qui, durante l'estate, provo sempre una grande soddisfazione: sento spesso dire "finalmente una vetrina diversa dalle altre, con prodotti originali".
Quindi ci dice, vince l'originalità. Quale futuro immagina per il settore e, nello specifico, per la sua attività?
Per quanto riguarda il settore, credo che non vedrà mai una vera crisi, perché molte persone dicono: "meno male che qualcuno fa ancora le cose a mano", e apprezzano proprio questo aspetto. Insomma, viene riconosciuto il valore dell'artigianato. Il ricambio generazionale poi per me non è un problema (ride, ndr): io ormai ho 73 anni, ma vorrei andare avanti ancora un po'. Poi il testimone passerà a Rossella, che è più giovane e continuerà i trent'anni di storia della bottega. A me poi piace questo lavoro, mi piace il rapporto con i clienti e quindi cercherò di rimanere qui il più a lungo possibile.














