"Dove per 70 anni c'è stato il forno di famiglia ora io costruisco e riparo chitarre: per gli strumenti guardo al legno dei boschi vicino ai quali sono nato e cresciuto"
Dalla passione per la musica e il legno agli studi tra Trento e Firenze Manuel Rossi, giovane artigiano trentino, racconta il percorso che lo ha portato ad aprire una liuteria nell’ex panificio di famiglia a Covelo di Cimone: tra strumenti da costruire e riparazioni, oggi nel suo laboratorio arrivano clienti anche da Milano, mentre per le nuove chitarre guarda ai boschi trentini

CIMONE. "Nel mio laboratorio di liuteria arrivavano persone da tutte le valli, e anche da fuori regione, mentre per alcuni in paese per anni quello continuava a essere il panificio". L'intervista al giovane liutaio Manuel Rossi, classe 1996, inizia con un sorriso, quasi come a dire che a Cimone gli indirizzi resistono, anche quando cambiano i mestieri.
Dove suo padre gestiva lo storico panificio della frazione Covelo, infatti, Manuel Rossi oggi costruisce e ripara chitarre. Ha aperto nel 2020, mettendo insieme due passioni: la musica, approcciata da ragazzino con una chitarra in mano, e il legno, conosciuto vivendo ai margini del bosco e poi studiato a Trento e a Firenze.
Il suo mestiere, racconta a il Dolomiti, richiede pazienza ma anche la franchezza di spiegare a un cliente quando una riparazione non conviene. Adopera il ferro caldo per curvare le fasce di una chitarra acustica e, sguardo sospeso tra passato e presente, il computer per disegnare modelli propri: insomma, alla candela con cui qualcuno immagina ancora al lavoro i liutai preferisce strumenti aggiornati.
E c'è poi una curiosità: per le chitarre che verranno, con un nuovo progetto all'orizzionte, guarda anche ai boschi di casa, con legni di pero, noce, maggiociondolo e naturalmente l'abete della Val di Fiemme. E dopo sei anni, dice con un po' di soddisfazione, a cercarlo arrivano anche da Milano. Mentre in paese qualcuno ci ha messo un po’ di più a capire che cosa fosse diventato il vecchio forno. E Rossi lo racconta ridendo: "Non si è mai profeti in patria, si dice così no?"
Rossi, partiamo dall'inizio: com’è nata la sua passione per la liuteria?
Prima di tutto dalla musica: ho preso in mano la chitarra da molto giovane e non ho più smesso di suonarla, e durante l’adolescenza ho perfezionato la tecnica grazie ai consigli di maestri che ancora oggi sono musicisti di rilievo nella provincia di Trento. Poi c’è la passione per il legno, che non deriva dalla mia famiglia: vivere ai margini del bosco ha contribuito a creare un legame con questo materiale e con le sue vibrazioni, ma l’interesse per la lavorazione artigiana l’ho coltivato frequentando il liceo artistico Vittoria di Trento, dove mi sono diplomato in Design del legno e arredamento. Alla fine, insomma, ho unito queste due passioni.
E poi la scelta di aprire il laboratorio proprio a Cimone.
Perché sono nato e vivo qui: nei locali dove lavoro oggi mio padre aveva un panificio. Abbiamo deciso di mantenere vivo quel posto, trasformandolo in qualcosa di nuovo, con un’attività particolare che prima non c’era e dosì, nel 2020, ho aperto il mio laboratorio artigianale.
Facciamo un passo indietro: qual è stato il suo percorso di formazione?
Dopo la scuola d’arte a Trento ho frequentato un corso amatoriale di liuteria all’istituto Sandro Pertini, a Villazzano: lì ho costruito il primo strumento realizzato interamente con le mie mani, una chitarra classica. Successivamente mi sono trasferito a Firenze, dove ho studiato restauro del mobile, un’attività che svolgo tuttora. Ho frequentato infatti per tre anni il Centro europeo del restauro, conseguendo il diploma di tecnico qualificato nel restauro di beni culturali, con specializzazione in manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee. Contemporaneamente mi sono iscritto alla Scuola di Liuteria Toscana “Fernando Ferroni” di Sesto Fiorentino, dove mi sono specializzato nella costruzione di strumenti musicali. Una volta terminati gli studi ho fatto diversi lavori, passando anche un periodo in un negozio di strumenti musicali a Riva del Garda. Quando si è presentata la possibilità di utilizzare il locale di mio padre, che era libero, ho colto l’occasione e ho deciso di fare qualcosa di mio.
Continua quindi a occuparsi anche di restauro del mobile?
Sì, attualmente collaboro con un restauratore di Trento che conosco da più di dieci anni e in questo periodo siamo impegnati nel restauro delle panche della chiesa di San Pietro. Porto avanti entrambi gli ambiti: quello del restauro dei mobili e quello degli strumenti musicali, in particolare delle chitarre.
Facciamo un salto nel suo laboratorio di liuteria, ci racconta di che cosa si occupa nel dettaglio?
Principalmente di riparazioni di chitarre, bassi e strumenti a corda e la mia clientela proviene soprattutto dalla regione: è questo il lavoro che svolgo con maggiore continuità. Gli interventi vanno dalla messa a punto dello strumento alla regolazione dell’intonazione, dalla rettifica o sostituzione dei tasti al cambio del capotasto. Mi occupo anche dei pickup e della circuiteria elettronica. Sul fronte del restauro intervengo sulle crepe della tavola armonica, sulle parti mancanti, che integro con legno della stessa essenza, e sulla pulitura e lucidatura, anche a gommalacca. Eseguo inoltre verniciature e personalizzazioni. Poi c’è una parte più piccola, che spero possa crescere nel tempo, dedicata alla costruzione di strumenti nuovi. Finora ho venduto diversi strumenti, alcuni anche all’estero, ma è un’attività che va coltivata: sono giovane, ho cominciato da poco e servono molto lavoro e dedizione.
Quali strumenti costruisce?
Principalmente chitarre elettriche, ma adesso sto lavorando anche a un progetto di chitarre acustiche. Finora la mia attività è stata legata al mio nome, Manuel Rossi, ma sto pensando di creare un vero e proprio marchio di strumenti, però è ancora in fase progettuale. Oltre a sviluppare chitarre che possano avere soluzioni moderne, vorrei utilizzare legni provenienti dalla zona alpina, o comunque europei, privilegiandoli rispetto a quelli esotici.
Anche legni trentini?
Sì, certamente. Penso al pero, al maggiociondolo, al noce e a quello che si può trovare nei nostri boschi, senza dimenticare, naturalmente, l’abete della Val di Fiemme, che è un punto di riferimento.
Come nasce una chitarra, dall’idea alla lavorazione del legno?
Si parte proprio da un’idea, che va sviluppata attraverso un disegno. Mentre molti lavorano ancora basandosi su modelli esistenti, io sto provando a sviluppare modelli personali, aiutandomi anche con il computer. Oggi si possono realizzare disegni accurati e in scala, verificando quote e misure ancora prima di costruire lo strumento. Dal disegno si passa poi alla lavorazione del legno, partendo dalla materia grezza: un tronco o una tavola. Da lì cominciano le diverse fasi della costruzione.
Nel caso di una chitarra acustica, quali sono i passaggi principali?
La parte principale è la cassa acustica: si prepara una forma esterna, all’interno della quale viene costruito lo strumento. Le fasce sono lastre di legno spesse poco più di due millimetri, che vengono curvate a mano con un ferro caldo: è così che si comincia a dare forma allo strumento. Poi viene incollata la tavola armonica, composta da due sezioni di legno giuntate a libro, in modo da avere un disegno simmetrico, e lo stesso vale per il fondo. Ci sono poi le catene, cioè i rinforzi che costituiscono l’ossatura dello strumento e che servono sia a bilanciare la tensione delle corde sia a determinarne il suono, la timbrica. La loro disposizione e il loro spessore influiscono sulla resa sonora: ogni elemento ha il suo peso.
Quello del liutaio è un mestiere antico. Quali sfide affronta oggi, in un mercato in cui basta un clic per acquistare una chitarra?
La sfida è sicuramente mantenere viva una tradizione, che altrimenti rischia di andare persa, ma anche innovare. Magari qualcuno immagina ancora il liutaio come un signore anziano che lavora alla luce di una candela, mentre la mia attività è aggiornata rispetto alle esigenze dei clienti, anche negli aspetti pratici, come banalmente i pagamenti elettronici. In laboratorio utilizzo anche tecnologie come la fresatura a controllo numerico per lavorazioni su corpi, manici, ponticelli e sedi dei tasti, e il taglio laser, per incisioni, personalizzazioni, battipenna su misura e tagli di precisione. Quanto al confronto con le grandi industrie, è anche una questione di consapevolezza: a me piace infattri aiutare i clienti e i musicisti a conoscere meglio gli strumenti. Non sono contrario alla produzione di massa: da una parte mi porta via del lavoro, ma dall’altra me ne fa arrivare e anche gli strumenti di fabbrica hanno bisogno di riparazioni, manutenzione e messa a punto. In queste occasioni cerco di accompagnare i clienti sia nell’acquisto sia nella cura dello strumento.
Questo significa anche consigliare quando una riparazione non conviene?
Sì. Oggi che ho molto lavoro posso permettermi di scegliere di non intervenire su alcune chitarre al di sotto di un certo valore. È una questione di etica: se uno strumento vale molto poco, considerando i costi attuali della manodopera, la riparazione non sarebbe vantaggiosa né per me né per il cliente, anche se è giusto che esistano strumenti economici, soprattutto per chi comincia e per gli studenti alle prime armi. Allo stesso tempo, è importante aiutare le persone a fare scelte consapevoli: fra cento clienti con cui affronto questo discorso, ce ne sono sempre un paio che si incuriosiscono e magari decidono di farsi costruire uno strumento artigianale e personalizzato.
C’è un suo modello che considera un cavallo di battaglia, oppure è proprio il progetto a cui sti lavorando a rappresentarla di più?
È proprio il progetto che sto sviluppando adesso e che spero di portare avanti. Vorrei creare una linea di chitarre, nella quale potrebbero essere incluse anche delle elettriche, caratterizzata dall’utilizzo della maggiore percentuale possibile di essenze provenienti dai boschi delle zone alpine, anche trentine, o comunque dall’Europa.
Un'ultima curiosità. Il suo laboratorio ha preso il posto del panificio di tuo padre, come è stato accolto questo cambiamento in paese?
La cosa curiosa è che ormai i miei paesani sanno che cosa faccio, ma soprattutto all’inizio c’era una situazione divertente: nel mio laboratorio arrivavano persone da tutte le valli, e anche da fuori regione, un po’ da ogni dove insomma , mentre per alcuni in paese quello continuava a essere il panificio. Adesso arriva anche qualcuno da Milano: sta diventando, insomma, un polo culturale della chitarra. Eppure, per chi vive qui, a volte è più difficile rendersi conto di questo cambiamento. Come si dice, non si è mai profeti in patria (ride, ndr).













