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Trento
21 ottobre | 19:51

Minacce di imminenti violenze e stupri nelle scuole, inquietanti falsi allarmi nelle chat degli studenti: "Segnalazioni anche in Trentino, terremo monitorata la situazione"

Messaggi inquietanti che annunciano imminenti violenze, stupri o spedizioni punitive in scuole e università: mentre si indaga sulla genesi di queste pericolose fake news anche il Trentino fa i conti con il dilagare di screenshot e testi allarmistici. Maura Zini (Associazione dei presidi del Trentino): "Ci sono arrivate alcune segnalazioni, è un fenomeno preoccupante"

(immagine generata con AI)
(immagine generata con AI)

TRENTO. Un fenomeno inquietante: da lunedì sera in un numero sempre crescente di chat di studenti liceali e universitari di varie province del Nord Italia hanno cominciato a circolare messaggi che avvertivano di presunte e imminenti violenze di ogni genere, compresi incendi, "spedizioni punitive" o addirittura stupri di gruppo.

 

Violenze in gran parte annunciate per ieri, martedì 20 ottobre, alcune per oggi: fortunatamente non è successo nulla di tutto questo, ma la tensione rimane alta e gli effetti di questo tam-tam mediatico e social sono arrivati fino al Trentino. 

 

COSA STA SUCCEDENDO. 

 

Il contesto in cui questa vicenda si inserisce è quello dei disordini che nello scorso fine settimana si sono visti in particolare a Milano, ma anche in altre città in misura minore: un clima di tensione che ha certamente fatto aumentare il senso di allarme sociale per questi messaggi. In Veneto addirittura i messaggi incriminati sono stati preceduti da falsi allarmi bomba in diversi istituti, alcuni dei quali avevano portato ad evacuazioni. 

 

Ma fin dal principio i testi che circolavano online sono stati brevi, confusi. Mai screenshot di conversazioni in cui i presunti attacchi venivano organizzati, ma messaggi di persone anonime che riferivano di esserne a conoscenza. Testi conclusi con le classiche formule da "catena di Sant'Antonio" come "fate girare", "condividete" e soprattutto tra le ragazze, l'invito a stare a casa ed evitare di andare a scuola per non essere vittime di violenze.

 

Il contenuto era più o meno lo stesso in tutte le città: a volte si parlava di incendi, o di imminenti rappresaglie di gruppi neofascisti, o ancora vere e proprie spedizioni per picchiare stranieri o manifestanti. Un ruolo rilevante oltre alle "classiche" chat Whatsapp e Telegram lo avrebbe anche giocato TikTok, la celebre piattaforma social dove imperversavano messaggi allarmistici. Alla fine il clima è stato talmente esasperato che in alcune zone, in particolare in Lombardia, alcuni studenti sono rimasti a casa da scuola; altrove, anche a Treviso e Verona, sono arrivate centinaia di segnalazioni al 112. 

 

Tra ieri e oggi, fortunatamente, non è avvenuto nulla di quanto minacciato. Le questure dei territori interessati da questo fenomeno, spiega il Post, ritengono questi messaggi infondati. E gli stessi studenti in alcune realtà come la Bicocca o la Bocconi a Milano hanno invitato a non alimentare paranoie a fronte di quelli che vengono ritenuti messaggi di veridicità "fortemente dubbia". 

 

"MINACCIA O PROVOCAZIONE, SIAMO COMUNQUE DI FRONTE A UN FATTO GRAVISSIMO".

 

Più duro l'intervento del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani: "Non chiamiamole scherzi o bravate. Quelle che circolano sulle chat di migliaia di studenti veneti sono minacce alla libertà e alla sicurezza delle donne. Respingiamole con rabbia, senza distinguo o esitazioni". 

 

"Che si tratti di una minaccia concreta o di una provocazione, siamo davanti a un fatto di estrema gravità – spiega Stefani -. Perché il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell’angoscia. E questo è inaccettabile. Non possono essere le ragazze a dover cambiare le proprie abitudini. Devono essere fermati coloro che pensano di poterle minacciare. Per questo auspico che venga fatta piena luce sull'origine e sulla diffusione di questi messaggi, con tutte le conseguenze previste dalla legge. Ma non solo. Serve una risposta educativa forte, a partire dalle scuole, coinvolgendo studenti, famiglie, insegnanti e istituzioni".

 

E IN TRENTINO? "QUALCHE SEGNALAZIONE È ARRIVATA".  

 

Questa vera e propria tempesta social non ha risparmiato, come inevitabile, gli studenti trentini: a confermarlo a il Dolomiti è Maura Zini, presidente dell'associazione dei presidi del Trentino.

 

"Sì, qualche segnalazione ci è arrivata", spiega Zini in riferimento alle minacce di aggressioni di gruppo. "Si tratta di messaggi che si sono diffusi velocemente online e che sono stati 'declinati' anche con riferimento a città o luoghi della nostra provincia. Testi violenti e naturalmente preoccupanti, sappiamo che i social da questo punto di vista non conoscono confini territoriali". 

 

"Non è facile, e non è di nostra competenza, valutare l'attendibilità di queste minacce, ma qualche timore lo hanno generato e non potrebbe essere altrimenti. Assenze anomale a scuola? In questi giorni tra mobilitazioni studentesche e manifestazioni non è facile avere un quadro chiaro ed univoco dell'effetto di questo fenomeno sulla presenza delle studentesse e degli studenti in classe, ma terremo monitorata con molta attenzione la situazione". 

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