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| 21 set 2023 | 06:01

Rsa del Trentino, il sistema è al collasso: senza infermieri molte strutture a rischio chiusura. Upipa: "Liste d'attesa raddoppiate, zero programmazione. La politica che fa?"

Tra pochi mesi diverse Rsa del Trentino rischiano di trovarsi davanti ad un scelta drammatica: chiudere o bloccare i nuovi arrivi. L'allarme è stato lanciato nel convegno organizzato da Upipa che ha visto la presenza di tutti i candidati presidente ad esclusione di Fugatti. La presidente Michela Chiogna: "Davanti a questa situazione devono essere fatte delle scelte. Ed è la politica che le deve fare dicendoci come vogliono intervenire. È una emergenza che riguarderà migliaia di famiglie trentine”

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO. Senza una programmazione e soprattutto con una carenza grave di infermieri. Talmente grave che nel 2024 una parte delle Rsa del Trentino potrebbe chiudere o, nel migliore dei casi, ridurre i posti letto.

 

E' un quadro davvero drammatico quello dipinto ieri nel corso del convegno “Quali Rsa per il futuro del Trentino?” promosso da Upipa. Un appuntamento che ha visto la presenza dei candidati alla presidenza della Provincia di Trento ed esclusione di Maurizio Fugatti che non si è visto. 

Il tema delle Aziende pubbliche di servizi alla persona, connesso a quello del generale e progressivo invecchiamento della popolazione, è diventato di fondamentale importanza.

 

Nonostante questo, però, negli ultimi anni, a livello politico non sono arrivate risposte ai problemi che più volte erano stati presentati, da parte della Giunta provinciale è mancata una programmazione e questo ha portato a trovarci davanti ad un sistema sostanzialmente fermo.

Chi avrebbe dovuto far stare al passo il sistema delle Rsa con l'evoluzione demografica non l'ha fatto. Prima il Covid poi i bilanci in profondo rosso hanno ulteriormente acuito la situazione. Ed ora l'ultima “minaccia” arriva dal personale infermieristico.

Quello che accadrà il prossimo anno lo ha ben spiegato la presidente di Upipa, Michela Chiogna. “Rimarremo senza infermieri. Diverse strutture bloccheranno gli accessi altre invece dovranno chiudere definitivamente”. Se questo dovesse succedere sarebbe un vero e proprio tsunami su migliaia di famiglie trentine.

 

LA MANCANZA DI INFERMIERI

La mancanza di infermieri è uno dei temi cruciali su cui si 'gioca' l'esistenza delle Rsa in Trentino. Le criticità che si registrano derivano principalmente da due cause: la prima è quella della  ridotta capacità di trattenimento e attrattività della professione. Il numero di chi si avvicina a questo mondo e decide di trasformarlo nella propria professione non è sufficiente alle richieste.

 

La seconda bisogna cercarla nell'Apss che negli scorsi mesi ha bandito un concorso per 400 infermieri perché questa figura manca anche negli ospedali. A questo concorso hanno deciso di partecipare molti dei professionisti che lavoravano nelle Case di Riposo.

 

“Quando è uscita la graduatoria pubblica – spiega la presidente di Upipa - al suo interno abbiamo ritrovato circa 60 dei nostri professionisti. Nonostante siano arrivare rassicurazioni su un passaggio graduale di questi infermieri dalle Rsa all'Azienda sanitaria, si rischia davvero di bloccare un sistema”.

 

Le analisi che immediatamente sono state fatte da Upipa sono drammatiche. Numerose strutture si troverebbero con un 30% in meno di personale. Di sicuro 6 Rsa dovrebbero bloccare le entrate oppure chiudere completamente. “Difronte a questa situazione – afferma Chiogna – devono essere prese delle decisioni . Ed è la politica che lo deve fare, ci devono dire come intendono intervenire difronte a questa emergenza che riguarderà migliaia di famiglie in Trentino”.

 

LISTA DI ATTESA RADDOPPIATE IN POCHI ANNI

Prima del Covid le persone in attesa per entrare in una Rsa erano circa 800 e solo il 50% dei posti a pagamento erano occupati. Oggi la situazione è completamente cambiata. “Ci troviamo davanti a tutti i posti a pagamento che sono stati occupati e la nostra stima – spiega Chiogna - visto quest’ultimo dato, è che ci siano circa 1600 persone in attesa”.

 

Il perchè è presto detto: in questi anni il sistema è rimasto fermo. Non si sono viste nuove strutture nonostante le richieste in aumento. “La pressione per accedere alle Case di riposo è davvero fortissima – sottolinea la presidente di Upipa - se da un lato gli anziani sono aumentati dall'altro a crescere è anche la complessità delle situazioni che ci troviamo davanti anche a livello di salute. Spesso le Rsa vengono viste come strutture di fine vita e questo lo dimostra il fatto che il 15% degli ospiti ha una permanenza al loro interno di 30 giorni”.

 

Il Covid, anche in questo caso, è stato una sorta di spartiacque. E' saltata la rete famigliare e numerosi anziani sono rimasti soli. “Anche in questo caso le risposte da parte della politica non sono arrivare” spiega Michela Chiogna. “ Cosa si intende fare? Si pensa alla domiciliarità? A Bolzano hanno un piano di nuove strutture Rsa. In Trentino non c'è alcuna programmazione”.

 

L'AUMENTO DELLE RETTE

E' uno dei punti sui quali si sta discutendo da tempo. Alle Rsa in Trentino mancano 7 milioni di euro che in qualche modo devono arrivare. Le strade sono due per riuscire a mentanere i servizi: o i soldi arrivano dalla Provincia oppure dagli utenti con un aumento delle rette.

Sono diverse le strutture che si trovano con bilanci malmessi a causa dei rincari dell'energia e l'inflazione che si sono visti negli scorsi mesi. Un sistema al collasso che non può mantenere un'offerta di qualità elevata dei servizzi senza un supporto economico adeguato.

Attualmente – spiega Chiogna dalle rette arrivano circa 70 milioni di euro su circa 240 di spesa. Se l'inflazione si mantiene su una media del 10% mancano 7 milioni”.

 

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