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| 08 lug 2023 | 09:51

Trento, nella notte turisti americani usano la fontana del Nettuno come 'acquapark' per farsi dei video. L'intervento dei cittadini, l'ennesimo sfregio al simbolo della città

E' successo attorno alle 3.30 della scorsa notte, alcuni turisti non solo sono entrati nelle vasche della fontana ma stavano anche cercando di arrampicarsi con il rischio di danneggiare gravemenete il monumento 

Foto il Dolomiti
Foto il Dolomiti

TRENTO. Trovati ad usare la fontana del Nettuno in piazza Duomo a Trento come “acquapark”. E' successo questa notte e protagonisti dell'ennesimo atto vandalico ai danni della fontana, realizzata nel 1768 dall’architetto Francesco Antonio Giongo, sono stati alcuni turisti americani.

 

A trovarseli davanti sono stati alcuni cittadini che immediatamente hanno cercato di farli scendere e uscire dalla fontana. I turisti non solamente erano entrati nelle vasche di base ma stavano anche cercando di scalarla con il rischio vero di rovinare gli elementi ornamentali presenti.

 

Non è, purtroppo, la prima volta che la principale fontana di Trento, quella di Nettuno in piazza Duomo, si trova a fare i conti con vandalismi e danneggiamenti.

 

Ci sono stati episodi in cui all'interno sono state trovate bottiglie e lattine abbandonate e anche altre immondizie. In passato il marmo era stato inoltre sporcato con liquidi di vario genere.

La statua di un cavallo era stata tagliata di netto all'altezza del ginocchio.

 

Nel maggio scorso alcuni militanti di Centopercentoanimalisti, avevano versato del colorante rosso nella vasca della fontana (QUI L'ARTICOLO).

 

La storia: da “modesto recipiente” a simbolo della città

Nella seconda metà del Settecento, per iniziativa dei consoli che governavano la città di Trento, si concretizzò l’idea di realizzare una fontana monumentale nella piazza principale e dal “modesto recipiente”, deliberato nel 1766 dal magistrato consolare, essa fu destinata a divenire nel tempo il simbolo dell’identità civica e fulcro della vita cittadina. Opera dell’architetto Francesco Antonio Giongo nativo di Lavarone, la struttura architettonica fu principalmente concepita per rifornire di "salubre acqua di sorgente" il centro della città, nonostante furono poi numerosi i divieti imposti alla cittadinanza, che prevedevano limiti e restrizioni nel utilizzo della fontana del Nettuno per lavare i panni o generi alimentari. Originariamente infatti la fontana era circondata da sedici pilastri in pietra collegati da catene. La delimitazione venne rimossa nel restauro di fine Ottocento e non più ripristinata.

 

 

Nel 1768 l’opera poté considerarsi compiuta sia dal punto di vista architettonico che nell’apparato decorativo, mentre l’acqua cominciò a zampillare l’8 luglio 1769 e, in occasione della festa di San Vigilio, la fontana venne inaugurata con uno spettacolo pirotecnico.

Per lungo tempo Francesco Antonio Giongo è stato erroneamente considerato l'unico ideatore della fontana del Nettuno, ma recenti studi hanno confermato che egli fu l'artefice della composizione dell’opera architettonica e partecipe nell’esecuzione delle vasche, del fusto e dei cartigli, mentre le statue originali del Nettuno e degli altri gruppi scultorei furono opera dello scultore comasco Stefano Salterio.

A partire dal 1858 la fontana del Nettuno a causa delle pessime condizioni conservative fu oggetto di importanti interventi di restauro. Il progressivo degrado dei gruppi scultorei indusse l’amministrazione civica ad affrontare il problema radicalmente, incaricando lo scultore Andrea Malfatti di eseguire le copie di tutti i gruppi scultorei, ad eccezione della statua del Nettuno, sulla base dello studio e dei rilievi commissionati all’artista Ferdinando Bassi.

 

 

Della monumentale opera concepita da Francesco Antonio Giongo rimangono attualmente i tre ordini di vasche che ruotano intorno ad un pilastro centrale di forma ottagonale, realizzate in rosso ammonitico delle cave di Trento. Gli otto gruppi scultorei che raffigurarono figure mitologiche marine, furono rifatti dal Malfatti (tra il 1869 e il 1871) impiegando la stessa pietra utilizzata dal Giongo alla fine del Settecento: il calcare oolitico bianco proveniente dalle cave di Arco.

Uno dei due tritoni del secondo ordine (quello posto a sud est), danneggiato nel 1920 a seguito del cedimento del sottostante modiglione, si distingue dalle altre statue perché rifatto “in pietra viva” (verdello) dallo scultore Davide Rigatti, allievo del Malfatti.

L’unica statua originale scolpita da Stefano Salterio rimane il Nettuno, rimossa dalla fontana nel 1940 e ricoverata nel cortile di palazzo Thun; al suo posto nel 1945 fu collocata la copia in bronzo, anch’essa opera di Rigatti.

 

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