Contenuto sponsorizzato
| 05 ago 2023 | 19:40

Viticoltura bio in crescita, alla Fem focus tecnico su difesa e sostenibilità

Grande partecipazione di viticoltori oggi alla FEM per l'incontro sul biologico realizzato in collaborazione con il Centro Laimburg

Viticoltura bio in crescita, alla Fem focus tecnico su difesa e sostenibilità
di Redazione

SAN MICHELE ALL’ADIGE. Venerdì 5 agosto più di 150 viticoltori e tecnici del Nord Italia hanno assistito ad un incontro presentato alla Fondazione Mach. Peronospora, oidio, flavescenza, difesa e gestione dei vigneti coltivati con metodo biologico in Trentino e sperimentazioni in corso sono stati i temi centrali dell’incontro organizzato in collaborazione con il Centro di sperimentazione di Laimburg. 

 

Sono 1.371 gli ettari di vite coltivati con metodo biologico in Trentino, vale a dire il 13,3 percento della superficie complessiva viticola e quest’anno, le grandinate di luglio, hanno causato numerosi danni alla produzione in molte zone della provincia. L’appello dei viticoltori: “Si spera in condizioni metereologiche migliori in vista della vendemmia di settembre. Ma il maltempo non è l’unico fattore che sta mettendo in crisi molti viticoltori: in particolar modo la peronospora, una malattia della pianta che se non viene curata correttamente può danneggiare in maniera molto invasiva le viti, i giallumi e la flavescenza dorata, hanno messo sull’attenti gli esperti per tenere monitorata e risolvere la situazione.

 

L’annata 2023 è stata caratterizzata da un’elevata pressione di peronospora, provocata principalmente dalle infezioni avvenute tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. La difesa fitosanitaria contro questo patogeno, basata sull’uso di prodotti rameici a basso dosaggio, ha permesso di proteggere i grappoli dei vigneti biologici: i danni alla produzione sono generalmente lievi e limitati agli appezzamenti posti nelle zone più soggette agli attacchi di peronospora. 

 

La difesa dall’oidio, altro patogeno importante per la vite, è stata impostata sull’uso di prodotti a base di zolfo che hanno permesso di ridurre la presenza di questo fungo in maniera molto significativa rispetto ai testimoni non trattati. Infatti, sui grappoli non trattati, la diffusione di oidio si è manifestata precocemente e risultava già elevata a fine giugno. Le prove di gestione della chioma della vite sono state presentate con una sintesi di quattro anni di sperimentazione in diversi vigneti e varietà, con l’obiettivo di ottimizzare le operazioni di gestione ‘a verde’ per migliorare i parametri qualitativi dei mosti, dei vini e valutare la funzionalità fogliare in relazione a potenziali stress ambientali. I risultati forniscono utili evidenze applicative per il viticoltore e la ‘potatura verde’ si conferma un prezioso strumento per indirizzare la maturazione verso obiettivi enologico-qualitativi desiderati in un contesto di cambiamento climatico.

 

Per la difesa da peronospora invece, sono state messe a confronto strategie di difesa con rame a bassi dosaggi, da solo e in miscela con altre sostanze quali l'olio essenziale di arancio dolce e l'estratto di salice. L'esperienza è stata estesa con la valutazione dell’efficacia del chitosano e di un nuovo formulato rameico. Il contenimento di peronospora è stato soddisfacente in tutte le tesi in cui si è impiegato il rame e l'aggiunta di altre sostanze non ha contribuito a migliorare l'efficacia dello stesso in modo significativo. Mentre il chitosano, impiegato da solo, non ha garantito una sufficiente protezione di foglie e grappoli. 

 

Infine, è stato presentato un approfondimento sulla flavescenza dorata con gli studi svolti in Ticino rivolti allo sviluppo di una strategia di gestione della patologia. In particolare, è stato valutato l’impatto del fitoplasma sullo sviluppo dei tessuti vegetali nei tralci e nel tronco e il ruolo del paesaggio (piante arboree e diverse specie di cicaline sono risultate positive a flavescenza dorata) nella diffusione della malattia. La strategia di gestione nel vigneto, alla quale si deve associare una gestione degli elementi chiave del paesaggio circostante, sono elementi importanti per ridurre i rischi epidemici.

 

L'incontro è stato organizzato dall’Unità Agricoltura Biologica del Centro Trasferimento Tecnologico che ha visto intervenire in apertura il dirigente Maurizio Bottura, e il responsabile dell’Unità Daniele Prodorutti. Sono seguiti gli interventi tecnici sui controlli e situazione fitosanitaria nelle aziende biologiche in Trentino (Marco Chiusole), i risultati delle prove sperimentali di difesa in viticoltura biologica (Roberto Zanzotti), gli approcci di gestione della chioma su Cabernet franc e varietà resistenti svolte in collaborazione con l'Università di Trento (Michele Faralli), la flavescenza dorata tra vigneto e paesaggio in base all’esperienza ticinese (Mauro Jermini, Centro Ricerca Agroscope Cadenazzo- Svizzera). Infine, è seguita la visita ai vigneti sperimentali in località San Donà a San Michele.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 08 agosto | 06:00
I problemi non sono finiti e non sono solamente di carattere "numerico" (e il report 2025 non è stato pubblicato sul sito, ma i dati possono [...]
Cronaca
| 07 agosto | 21:25
L'uomo stava compiendo un'escursione assieme ad un amico e, mentre stava percorrendo in discesa il sentiero 370, che da Malga Termoncello rientra a [...]
Politica
| 07 agosto | 19:18
Gli hotel a 5 stelle in Trentino sono una dozzina, quasi un sesto rispetto a quelli presenti in Alto Adige. I punti di forza del territorio sono [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato