Vigneti bio, la Fem: “Peronospora preoccupa i viticoltori. Dopo i danni da grandine manca poco alla vendemmia e si spera in condizioni meteo favorevoli”
Nel pomeriggio del 3 agosto l'incontro sulla viticoltura biologica organizzato dalla Fondazione Edmund Mach: sotto osservazione peronospora, oidio e flavescenza. Ecco le misure messe in campo mentre si avvicina il periodo della vendemmia

TRENTO. “Quest'anno a preoccupare i viticoltori è stata la peronospora, ma rimane alta l'attenzione anche sui giallumi, in particolare sulla flavescenza dorata. Le grandinate di luglio hanno poi provocato danni alla produzione in molte zone della Provincia; ora è quasi tempo di vendemmia e si spera in condizioni meteorologiche favorevoli alla maturazione dei grappoli”. È questo, in sintesi, quanto emerso nel pomeriggio del 3 agosto nell'incontro organizzato dalla Fondazione Edmund Mach sulla viticoltura biologica, che interessa in Trentino il 13,3% della superficie complessiva viticola (vale a dire 1371 ettari in totale).
Difesa, gestione dei vigneti coltivati con metodo biologico in Trentino e sperimentazioni in corso sono stati al centro dell'evento (organizzato in collaborazione con il Centro di sperimentazione di Laimburg) seguito da ben 150 viticoltori e tecnici del Nord Italia. Come anticipato, le forti (e frequenti) grandinate delle ultime settimane hanno causato numerosi danni e la speranza degli agricoltori è che le condizioni, da qui all'avvio della vendemmia, migliorino. Finora però a mettere in crisi diversi viticoltori trentini è anche la presenza della peronospora, provocata principalmente dalle infezioni avvenute tra la fine di maggio e la prima metà di giugno.
“La difesa fitosanitaria contro questo patogeno – dice la Fem – basata sull'uso di prodotti rameici a basso dosaggio, ha permesso di proteggere i grappoli dei vigneti biologici: i danni alla produzione sono generalmente lievi e limitati agli appezzamenti posti nelle zone più soggette agli attacchi di peronospora”. La difesa invece dall'oidio, altro patogeno importante per la vite, è stata impostata sull'uso di prodotti a base di zolfo che hanno permesso di ridurre la presenza di questo fungo in maniera molto significativa rispetto ai testimoni non trattati: “Infatti – scrivono gli esperti – sui grappoli non trattati la diffusione si è manifestata precocemente e risultava già elevata a fine giugno”.
Rimane poi alta l'attenzione verso il contenimento dei giallumi, in particolare di flavescenza dorata e del suo vettore, Scophoideus titanus. Sia per quanto riguarda la peronospora che l'oidio, nel corso della stagione 2023 sono state impostate delle prove per il controllo da parte della Fem: “Per la difesa da peronospora – dice la Fondazione – sono state messe a confronto strategie di difesa con rame a bassi dosaggi, da solo e in miscela con altre sostanze quali l'olio essenziale di arancio dolce e l'estratto di salice”. L'esperienza è stata estesa con la valutazione dell’efficacia del chitosano e di un nuovo formulato rameico. Il contenimento di peronospora è stato soddisfacente in tutte le tesi in cui si è impiegato il rame e l'aggiunta di altre sostanze non ha contribuito a migliorare l'efficacia dello stesso in modo significativo. Mentre il chitosano, impiegato da solo, non ha garantito una sufficiente protezione di foglie e grappoli.
Per quanto riguarda invece la difesa dall'oidio, i prodotti a base di zolfo testati hanno permesso come detto una riduzione delle infezioni: “Le prove di gestione della chioma della vite – scrive la Fem - sono state presentate con una sintesi di quattro anni di sperimentazione in diversi vigneti e varietà, con l’obiettivo di ottimizzare le operazioni di gestione ‘a verde’ per migliorare i parametri qualitativi dei mosti, dei vini e valutare la funzionalità fogliare in relazione a potenziali stress ambientali. I risultati forniscono utili evidenze applicative per il viticoltore e la ‘potatura verde’ si conferma un prezioso strumento per indirizzare la maturazione verso obiettivi enologico-qualitativi desiderati in un contesto di cambiamento climatico”.
E' stato infine presentato un approfondimento sulla flavescenza dorata con gli studi svolti in Ticino volti allo sviluppo di una strategia di gestione della patologia. In particolare, è stato valutato l’impatto del fitoplasma sullo sviluppo dei tessuti vegetali nei tralci e nel tronco e il ruolo del paesaggio (piante arboree e diverse specie di cicaline sono risultate positive a flavescenza dorata) nella diffusione della malattia. La strategia di gestione nel vigneto, alla quale si deve associare una gestione degli elementi chiave del paesaggio circostante, sono elementi importanti per ridurre i rischi epidemici.














