Tra dazi, nuove malattie e manodopera che manca, l’agricoltura trentina guarda al futuro. Calovi: “La vera sfida sarà investire sempre di più in ricerca”
Calovi lancia un appello su ciò che serve davvero alle imprese: meno burocrazia, più certezze di reddito e investimenti urgenti in ricerca per affrontare le nuove emergenze fitosanitarie

TRENTO. Un’annata che può essere giudicata complessivamente positiva sul piano della produzione nonostante qualche difficoltà che il settore è riuscito a superare, ma anche molte nubi all’orizzonte per il futuro dell’agricoltura trentina.
È questo il bilancio che viene fatto per il 2025 da Paolo Calovi alla guida della Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino che ha 3 mila associati.
Calovi lancia un appello su ciò che serve davvero alle imprese: meno burocrazia, più certezze di reddito e investimenti urgenti in ricerca per affrontare le nuove emergenze fitosanitarie.
Presidente che giudizio dà a questo 2025?
Andiamo a chiudere un’annata che è tutto sommato buona perché sia per il mondo frutticolo, il lattierocaseario e anche per quello viticolo, siamo riusciti a portare a casa una produzione di cui non possiamo lamentarci.
Dal punto di vista dei danni causati dalla grandine o dagli altri fenomeni atmosferici?
Quest’anno sono stati pochi, sono stati liquidati risarcimenti per 26 milioni di euro alle aziende agricole per alcuni casi di grandine ma soprattutto per i danni causati dalla pioggia.
Prima ha parlato di alcune criticità. A cosa si riferiva?
Ci sono delle preoccupazioni soprattutto per il mondo del vino, e in particolar modo a causa dei dazi e la svalutazione del dollaro.
Posso dire che il pinot grigio sta tenendo, almeno dai primi sondaggi, anche grazie al grande lavoro fatto negli anni con il Consorzio Pinot Grigio delle Venezie. Sembra che altre denominazioni facciano più fatica. Ci sarà qualche risvolto sui prezzi ma contenuto.
Un’altra preoccupazione è per il latte. Il prezzo è precipitato. Sta entrando latte spot dalla Germania a 38 centesimi. Siamo tornati indietro di qualche anno.
Il costo del lavoro rimane sempre alto.
Sì, la manodopera sta incidendo molto sui costi di un’azienda agricola. Ma quello che preoccupa, in questo caso, è la difficoltà del reperimento. Un problema che diventerà sempre più grave e i decreti flussi in certi casi non bastano. C’è poi il problema dell’ospitalità.
Tutto questo senza contare che le aziende strutturate hanno bisogno di manodopera specializzata.
Ci sono giovani che si avvicinano al mondo agricolo? C’è un ricambio generazionale oppure questi costi alti e questi problemi lo frenano?
Sì ci sono giovani molto formati che si avvicinano all’agricoltura. Ma quello che prima di tutto serve è una riduzione della burocrazia perché sta diventando un lavoro aggiuntivo che è più impegnativo del lavoro reale nei campi e nelle stalle. Lo continuiamo a dire ma non si vedono soluzioni. Poi bisogna trovare un sistema per garantire e dare garanzie di reddito.
E quale pensa possa essere la sfida per il futuro?
Servono investimenti importanti per la ricerca. Stanno nascendo problematiche che si possono risolvere solo grazie allo studio e alla ricerca. Penso agli scopazzi del melo, sono ricomparsi in maniera pesante. Rischia di diventare insostenibile se non si trovano soluzioni.
Con il biologico è ancora più difficile combattere certe malattie e servono soluzioni nuove e soprattutto rapide.













