“Le problematiche sono tante”, dopo la nascita di Asuit la sanità trentina resta sotto pressione. I primari: “Personale universitario? Differenze sostanziali”
L'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri del Trentino ha già espresso perplessità sull'inserimento di personale universitario: "Nelle altre zone d'Italia dove si sono costruite le aziende sanitarie universitarie integrate ci sono stati grossi problemi di convivenza"

TRENTO. “Dobbiamo continuare a tenere alta l'attenzione perché le problematiche rimangono tante”. Le aspettative verso l'Asuit, così si chiama la nuova azienda sanitaria universitaria del Trentino, sono alte ma il contesto che si trova davanti è davvero complesso. A saperlo bene è Fulvio Campolongo, dell'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri del Trentino.
Oggi la sanità trentina, pur mantenendo livelli qualitativi complessivamente elevati, molto migliori rispetto ad altre zone d'Italia, ha mostrato negli ultimi anni diverse sofferenze che vanno dal personale, ma anche alle infrastrutture da ripensare, fino ad arrivare alle tecnologie da rinnovare.
“A parte l'aspetto coreografico del cambio di nome ci sono dei contenuti. Speriamo che rispondano alle aspettative. Che la ricerca sia quel qualcosa di aggiuntivo che possa valorizzare la sanità trentina” spiega il rappresentante dei primari.
Dottor Campolongo, dal primo gennaio si è partiti con l'Asuit. Lei cosa ne pensa?
Al di là delle sofferenze che sono evidenti, il Trentino ha una sanità con livelli alti. Ma non dobbiamo allentare l'attenzione perché le problematiche sono davvero tante.
Il personale, in primo piano, ma poi ci sono le infrastrutture. Sul nuovo ospedale dobbiamo ormai affidarci alla volontà divina. Ci aggiungerei anche le attrezzature e la necessità di un rinnovo visti i guasti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.
Tematiche certamente importanti, lei come vede l'introduzione della ricerca?
Parliamo di ricerca che sarà evidentemente perlopiù finalizzata all'assistenza, ma io credo che nella sanità si dovrebbero valorizzare anche altri aspetti e penso, per esempio, alla prevenzione. Su questo, la nuova Asuit, non mi sembra abbia speso grandi parole purtroppo. La prevenzione, i sani stili di vita, sono importanti se vogliamo rendere sostenibile il sistema. In caso contrario i costi non saranno sostenibili, abbiamo la popolazione che invecchia e le patologie croniche in aumento. Così il sistema diventerà insostenibile.
In tema di prevenzione cosa bisognerebbe fare di più?
Servono maggiori investimenti sugli stili di vita sani, bisogna fare più comunicazione e informazione. Il coinvolgimento della popolazione è essenziale a partire dalle scuole. Sappiamo bene che questi aspetti magari non pagano dal punto di vista politico ma sono un investimento per il futuro.
Uno dei temi che vi riguarda direttamente è quello dell'integrazione tra personale ospedaliero e quello universitario. Ci sono preoccupazioni?
Ho già espresso perplessità nell'inserimento del personale universitario. Se bisogna contrastare la carenza di organici allora si aumentino le borse di studio e i posti nelle scuole di specializzazione. Ma nel momento in cui si è deciso di avviare l'università, una scelta politica, è evidente che occorre fare attenzione.
Nelle altre zone d'Italia dove si sono costruite le aziende sanitarie universitarie integrate ci sono stati grossi problemi di convivenza. Basta pensare al percorso che bisogna fare per un ospedaliero per arrivare al ruolo di primario. Servono concorsi, confronti e tanto altro. A livello universitario invece c'è la chiamata per ricoprire quel ruolo. È evidente che la differenza è sostanziale. Fare carriera vuol dire valorizzare competenze e il proprio percorso professionale.
Da questo punto di vista è stato portato avanti un confronto con l'assessore provinciale chiedendo un equilibrio all'interno degli organi di governo. Speriamo che gli impegni assunti dall'assessorato siano mantenuti.














