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Trento
07 gennaio | 06:00

Asuit tra promesse e rischi, De Pretis: "Senza personale e con macchinari obsoleti la riforma si inceppa. Pericolosa una frattura tra ospedale e università”

Ad inizio anno è nata Asuit e nei prossimi mesi il Trentino vedrà l'apertura della Case di Comunità sul territorio. Sarà un anno cruciale per la Sanità in Trentino. Il presidente dell'Ordine dei Medici indica quali saranno  le opportunità ma anche rischi di un sistema chiamato a reggere, insieme, formazione, ricerca e assistenza.  Sono ancora molti i nodi irrisolti

Asuit tra promesse e rischi, De Pretis: Senza personale e con macchinari obsoleti la riforma si inceppa

TRENTO. La nuova Asuit nasce come una riforma inevitabile. Più ricerca, più attrattività per i medici e una sanità più moderna ma tutto questo non è privo di rischi

 

Se da un lato l'integrazione tra mondo accademico e quello ospedaliero porterà senz'altro effetti positivi sull'assistenza e sull'attrattività, dall'altro dietro la promessa di una sanità più moderna si nascondono nodi ancora irrisolti.

 

Parliamo della carenza di medici, macchinari obsoleti e soprattutto strutture già al limite. Senza contare l'attesa che dura ormai da anni di un nuovo ospedale

 

“I rischi ci sono. Basta pensare a quello che si crei una frattura tra il personale accademico e quello ospedaliero. Ma limitanti possono diventare anche le strutture vecchie con spazi stretti come quelli al Santa Chiara ” spiega il presidente dell'Ordine dei Medici, Giovanni De Pretis nell'indicare opportunità e rischi di un sistema chiamato a reggere, insieme, formazione, ricerca e assistenza.

 

Presidente De Pretis, da inizio anno abbiamo la nuova Asuit. Quali vantaggi ritiene possa portare ai medici e ai pazienti del Trentino ?
Bisogna partire dal concetto che questa integrazione tra componente assistenziale e componente universitaria è una conseguenza inevitabile della decisione presa di avviare l'Università di medicina. Era chiaro che si sarebbe arrivati ad una integrazione di queste due componenti.
I vantaggi possono essere diversi ma ci sono anche dei rischi. Per prima cosa occorre considerare che la ricerca migliora la qualità dell'assistenza medica. Tutto quello che spinge a motivare maggiormente i medici in progetti di ricerca inevitabilmente migliora la professione del medico e quindi anche il dato dell'assistenza. L'integrazione è un fattore che favorisce l'attività di ricerca. Un percorso già iniziato in Trentino con enti come Cibio e Fbk ma la presenza di Unitn aumenta questa capacità. Qualche piccolo passo è stato fatto anche dall'Azienda. In passato non c'era un'adeguata attenzione su questi aspetti.
C'è poi la questione dell'attrazione. Una istituzione che comprende anche la componente universitaria sicuramente è più attrattiva per un medico che sceglie di lavorare in quella determinata sede. Con la carenza di professionisti che abbiamo è un valore aggiunto importante.
 

Ci sono preoccupazioni specifiche rispetto alla governance e alla nomina dei dirigenti nell’Asuit? Come vede l’equilibrio tra autonomia sanitaria provinciale e influenza accademica?
Si deve dare molta attenzione all'integrazione tra il personale ospedaliero e quello accademico. Un aspetto che dovrà essere declinato nei primi atti che farà l'Asuit. Sicuramente l'attenzione è legata alla scelta dei direttori dei dipartimenti e anche alla scelta dei nuovi docenti universitari che verranno chiamati. Fondamentale che si tenga ben presente la componente assistenziale e si valutino in modo molto attento le persone scelte. Ma accanto alle figure direzionali, l'integrazione riguarderà anche altri medici che devono essere protagonisti del progetto e non subirlo.

 

Come si può favorire l’adesione e il coinvolgimento del personale sanitario nel nuovo sistema?
Uno dei punti chiave è quello di creare canali con cui anche il personale non universitario sia facilitato nel prendere parte a progetti di ricerca o di proporne. È fondamentale che il medico che ha un'idea, un progetto di ricerca, soprattutto tra i giovani, possa accedere alle competenze e alle organizzazioni che poi andranno a governare questi progetti. Deve avere le stesse facilitazioni come se fosse un universitario. È importante che non si senta di serie B e questo non sarà così scontato. Lo stesso vale per l'informazione. Che non deve mancare.

 

Vede criticità nel legame che si creerà tra pratica clinica e ricerca universitaria?
La mancanza di un coinvolgimento e di una integrazione del personale è una criticità che potrebbe svilupparsi. C'è il rischio che si crei una frattura fra la componente accademica e non accademica. Per questo serve creare la possibilità per i medici ospedalieri di uno sviluppo di carriera universitario. Un altro aspetto è che ci saranno comunque due datori diversi, uno è l'università e l'altro l'azienda. Sarà fondamentale che non si creino eccessive discrepanze anche nelle modalità gestionali. Occorre fare attenzione alle opportunità di formazione e aggiornamento.
Infine c'è purtroppo un aspetto fortemente limitante. Bisognerà, in attesa di un nuovo ospedale, fare attenzione a limitare le ricadute negative che ci saranno legate alla frequentazione di tanti studenti alle strutture ospedaliere che oggi, come il Santa Chiara, sono vecchie e con spazi stretti.
 

Carenza di medici. Anche quest'anno sarà un tema fondamentale per la Sanità in Trentino con l'apertura delle nuove case di comunità. Come si potrà affrontare questo nuovo impegno con la mancanza di personale?
Il progetto può essere condiviso. Chiaramente le tempistiche particolarmente rapide adottate per la creazione di queste strutture sono anche legate ai limiti temporali dei finanziamenti. Diversamente la loro messa a regime non potrà che essere estremamente graduale. Esiste un problema di mancanza di professionisti e di gradualità con cui i medici di medicina generale potranno essere coinvolti. Ci saranno strutture che partiranno con un'attività limitata ma la direzione è quella giusta. Se noi vogliamo togliere pressione sugli ospedali, limitare accessi impropri ai pronti soccorsi, dobbiamo dare delle alternative. Potenziare la risposta territoriale è una scelta giusta anche in relazione ai cambiamenti demografici. Nei prossimi anni avremo numeri crescenti di malati anziani e cronici dove la risposta da dare non sarà quella ospedaliera ma il più possibile di presa in carico territoriale, idealmente a domicilio. Ecco perché una risposta di prossimità è la strada da perseguire.

 

Nell'ultimo anno l'Azienda sanitaria ha affrontato, fra gli altri problemi, anche quello di guasti ai macchinari. Di recente ha smesso di funzionare una Tac di Cles. Al di là di quest'ultimo caso c'è un problema di strumentazione obsoleta.
In sanità i tempi non sono mai immediati e queste sono le conseguenze. Siamo davanti alla ricaduta di scelte fatte come gli errori nella programmazione del numero dei medici di medicina generale.
Negli anni passati non ci sono stati investimenti adeguati. Sto parlando degli ultimi 5 o 7 anni. Se 20 anni fa gli investimenti in tecnologia erano adeguati portando il Trentino a livelli importanti, poi si è avuto un decadimento.
Stiamo parlando di tecnologie, non solo quelle più importanti come le Tac ma anche quelle di livello più modesto. In passato gli investimenti permettevano rinnovi adeguati, oggi invece abbiamo tempi inadeguati per la gestione anche del percorso burocratico e i ritardi si continuano ad accumulare. Solo negli ultimi tempi si è cercato di migliorare qualcosa.

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