Punti di primo intervento chiusi, reparti sotto pressione e comunità preoccupate: l’emergenza infermieri in Trentino. Pedrotti: “In arrivo 130 pensionamenti l’anno"
La carenza di infermieri in Trentino ha portato l'impossibilità di attivare i punti di primo intervento traumatologico di Madonna di Campiglio e di Sèn Jan di Fassa. In un contesto del genere a preoccupare sono le grosse sfide che la Sanità trentina dovrà affrontare nel 2026 a partire dall'avvio dell'Asuit all'apertura delle Case di Comunità. Pedrotti: "La priorità, condivisa anche con l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina è l’attrattività: attrarre i giovani verso la professione e trattenere chi già opera nel sistema sanitario provinciale"

TRENTO. Ferie non usufruite, mancato recupero psicofisico e una turnistica prolungata fino a 12 ore consecutive. E' questa la situazione che stanno affrontando molti infermieri in Trentino a causa, in particolare, della carenza di personale che sta addirittura mettendo in ginocchio alcuni servizi.
“Le fragilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale e Provinciale sono ormai sotto gli occhi di tutti e rendono evidente l’urgenza di investire con decisione nella professione infermieristica e in modelli organizzativi capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. È una scelta necessaria se vogliamo continuare a garantire il diritto alla salute” ha spiegato a il Dolomiti Daniel Pedrotti presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Trento.
La carenza di infermieri in Trentino ha portato, per il periodo natalizio, l'impossibilità di attivare i punti di primo intervento traumatologico di Madonna di Campiglio e di Sèn Jan di Fassa. La decisione presa dalla Provincia è infatti legata alla mancata disponibilità di personale infermieristico, nonostante i tentativi di reperimento attivati che hanno incluso la ricerca di infermieri interinali e lo scorrimento delle graduatorie concorsuali. Sono stati individuati medici, tecnici di radiologia e personale amministrativo, ma l’assenza della componente infermieristica non ha consentito di garantire l’operatività dei servizi nel rispetto degli standard richiesti. Nei giorni scorsi, inoltre, i sindacati sono intervenuti sulla grave emergenza presente nel Presidio ospedaliero di Borgo dove gli infermieri continuano ad operare in una situazione molto complessa.
Ad esprimere "forte preoccupazione" della situazione nelle scorse ore sono stati anche il consigliere provinciale Luca Guglielmi e il Procurador del Comun general de Fascia Edoardo Felicetti (QUI L'ARTICOLO).
In un contesto del genere a preoccupare sono le grosse sfide che la Sanità trentina dovrà affrontare nel 2026. Stiamo parlando dell'avvio dell'Asuit, l'apertura e la partenza delle Case di Comunità e del modello della sanità territoriale che richiederà senz'altro ulteriore personale sanitario.
“Le cure erogate dagli infermieri nei diversi contesti sanitari e sociosanitari – ha spiegato Pedrotti - determinano, come ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica, migliori esiti di salute: riduzione della mortalità, diminuzione delle complicanze (cadute, infezioni, disabilità), miglioramento dei percorsi di guarigione e della qualità della vita”.
La carenza di personale è confermata nei numeri, sia in Italia che in Trentino. In Provincia di Trento si contano 7,7 infermieri ogni mille abitanti, un dato superiore alla media nazionale (6,9 per mille), ma ancora lontano dalla media Ocse di 9,2. A livello nazionale mancano circa 65.000 infermieri; in Provincia di Trento la carenza è stimata in circa 450 unità, considerando anche il fabbisogno previsto dal Dm 77/2022 per l’assistenza territoriale.
Ma a preoccupare sono anche le uscite che sono previste nei prossimi anni. Il 43% degli infermieri iscritti all’Albo provinciale ha un’età compresa tra i 46 e i 60 anni. Nei prossimi dieci anni si prevede il pensionamento di circa 1.300 infermieri, pari a 130–140 professionisti l’anno. Parallelamente si registra un aumento delle dimissioni volontarie dal sistema pubblico verso il privato, la libera professione e le realtà confinanti, come l’Alto Adige. Cinque anni fa i liberi professionisti erano 166, oggi sono circa 225.
“Sul fronte delle entrate – spiega Pedrotti – incidono il calo delle nascite e un’offerta universitaria sempre più ampia e diversificata, fattori che riducono il numero di giovani che si iscrivono all’Università, compreso il corso di Laurea in Infermieristica. A livello nazionale le domande sono in diminuzione; in Provincia di Trento, tuttavia, si registra un segnale incoraggiante, con un aumento significativo dei candidati che hanno indicato il corso di laurea in Infermieristica come prima scelta”.
La carenza di infermieri che il territorio sta affrontando si inserisce inoltre in uno scenario epidemiologico e demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da bisogni di salute sempre più complessi, con una crescente responsabilità nell’investire nella prevenzione. Un contesto che rende evidente come il fabbisogno di infermieri sia destinato ad aumentare nei prossimi anni anche in Trentino.
“La priorità, condivisa anche con l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina, con il quale il dialogo è aperto e costruttivo - ha spiegato Pedrotti - è aumentare l’attrattività del sistema salute trentino: attrarre i giovani verso la professione e trattenere chi già opera nel sistema sanitario provinciale. Per questo è importante definire un piano provinciale di contrasto alla carenza infermieristica e di rilancio del valore della professione”.
Il percorso avviato va nella direzione giusta, ma ora serve consolidarlo con misure più incisive e investimenti strutturali. La parola chiave è “soddisfazione”: mettere gli infermieri nelle condizioni di lavorare bene.
Le richieste che arrivano dall'Ordine degli infermieri sono chiare e vanno dall’assicurare condizioni organizzative che permettano agli infermieri di dedicarsi pienamente ai propri ambiti di competenza e autonomia, riducendo le attività improprie; garantire ambienti di lavoro sicuri e capaci di conciliare vita professionale e vita privata; assicurare retribuzioni coerenti con le effettive responsabilità assunte; potenziare percorsi di carriera e specializzazioni e autorizzare competenze avanzate come la prescrizione di ausili e presidi; innovare i modelli organizzativi fino all'importanza di coinvolgere le professioni sanitarie nei processi decisionali istituzionali, a tutti i livelli.
“Attrarre e trattenere infermieri non significa solo colmare una mancanza numerica, ma valorizzare professionisti competenti e specializzati” ha concluso Pedrotti.
In assenza di interventi strutturali e di una visione a lungo termine, il rischio è che la carenza infermieristica continui ad aggravarsi, mettendo ancora di più sotto pressione servizi e reparti che sono già in difficoltà e compromettendo sicurezza e qualità delle cure per i cittadini.












