Cappello Alpino a 180 volontari delle Olimpiadi, monta la protesta e c'è chi lascia l'Ana. La lettera di un 'vecio': "Superato un punto non più oltrepassabile"
Umberto Cosmo, imprenditore vitivinicolo di Vittorio Veneto, Alpino e da quasi 40 anni tesserato dell'Ana, ha inviato una lunga lettera al presidente nazionale per comunicargli la sua intenzione di non rinnovare la tessera e di lasciare l'associazione dopo la decisione di consegnare il Cappello Alpino a 180 volontari delle Olimpiadi di Milano Cortina. "Ognuno risponderà alla propria coscienza. Io ho deciso di rispondere alla mia"

VITTORIO VENETO. C'è chi dice no, saluta - con amarezza - e se ne va.
Non accenna a placarsi la polemica riguardante la decisione dell'Associazione Nazionale Alpini di consegnare il Cappello Alpino a 180 volontari che hanno prestato la propria opera durante le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 (Qui articolo).
La cerimonia si è svolta domenica scorsa a Verona, in piazza Bra, e la scelta dell'Ana è stata immediatamente oggetto di critiche e polemiche. Da parte degli associati, che non le hanno mandate a dire al presidente nazionale Sebastiano Favero.
E, in tanti, hanno deciso di "chiamarsi fuori". Come Umberto Cosmo, da oltre trent'anni imprenditore nel settore vitivinicolo a Vittorio Veneto e, da quasi quattro decenni, tesserato Ana dopo aver svolto il servizio militare negli Alpini.
L'ha fatto con una lunga lettera che ha pubblicato sui propri canali social, spiegando nel dettaglio cosa è stata e cosa è l'Associazione Nazionale Alpini per lui e come ha vissuto la decisione di consegnare ufficialmente il Cappello Alpino ai volontari delle Olimpiadi.
"La recente scelta di concedere il Cappello Alpino a chi Alpino non è mai stato rappresenta, per me, un punto non più oltrepassabile" scrive Cosmo. Che poi aggiunge: "Io sono Alpino e Alpino rimarrò fino al mio ultimo giorno. Proprio perché continuo a sentirmi Alpino non posso far finta di nulla davanti a ciò che considero uno snaturamento dell'Associazione. Ognuno risponderà alla propria coscienza. Io ho deciso di rispondere alla mia".
Di seguito il testo integrale della lettera che Umberto Cosmo ha inviato al Presidente dell'Ana, comunicandogli la decisione di non rinnovare la tessera nel 2027 e di lasciare l'associazione.
"Presidente,
Ti scrivo queste righe con amarezza, ma anche con chiarezza e senso di responsabilità. Dopo decenni di appartenenza all'ANA, vissuti con con orgoglio, convinzione e rispetto, ho deciso che in futuro non rinnoverò più la mia iscrizione all'Associazione Nazionale Alpini.
Non è una decisione presa d’impulso, né tantomeno a cuor leggero. È una scelta maturata nel tempo, sofferta, ponderata, e resa inevitabile da un disagio che da troppo tempo porto dentro. Per me l’ANA è stata una casa morale, un luogo di appartenenza, una continuità naturale del mio essere Alpino, fin dal primo giorno successivo alla fine del mio servizio di prima nomina. Per quasi quattro decenni ho sentito questa adesione come qualcosa di autentico, coerente, degno della storia e dei valori che il cappello alpino incarna.
Proprio per questo, oggi, non riesco più a riconoscermi nell’ANA così come è diventata. Da troppo tempo, a mio giudizio, l’ANA non è più l’ANA di cui ho fatto parte con fierezza. Non è più, o almeno non abbastanza, la vera rappresentante degli Alpini. Un’associazione d’arma dovrebbe custodire con rigore la propria identità, i propri simboli, il rispetto dovuto a chi ha servito realmente sotto quel cappello. Quando invece questa identità si annacqua, quando i simboli vengono concessi con leggerezza, quando il senso profondo dell’appartenenza viene confuso con logiche estranee alla nostra storia, allora qualcosa si rompe.
La recente scelta di concedere il Cappello Alpino a chi Alpino non è mai stato rappresenta, per me, un punto non più oltrepassabile. Non perché altri non possano collaborare con gli Alpini, sostenerli o camminare al loro fianco. Questo è sempre accaduto e può continuare ad accadere. Ma collaborare con gli Alpini non significa essere Alpini, e non può dare diritto a indossarne il simbolo più alto, più identitario, più sacro. Il Cappello Alpino non è un ornamento, non è un segno da attribuire per opportunità o convenienza, non è un gesto da usare per allargare consenso o compiacere qualcuno. Il Cappello Alpino è sacrificio, memoria, disciplina, servizio, fatica, appartenenza vera. È una cosa seria. E quando lo si svilisce, si manca di rispetto agli Alpini, a quelli di ieri e a quelli di oggi.
Per questo sento che è arrivato il momento di prendere posizione. E io, nel mio piccolo, ho deciso di prenderla. La mia scelta di non rinnovare l’iscrizione non nasce dal rancore, né da un venir meno del mio legame con gli Alpini. Al contrario. Io sono Alpino e Alpino rimarrò fino al mio ultimo giorno. Nessuna tessera data o non data potrà cambiare ciò che sono, ciò che sento, ciò che ho vissuto, e il rispetto profondo che porto per la nostra storia. Proprio perché continuo a sentirmi Alpino, non posso far finta di nulla davanti a ciò che considero uno snaturamento dell’Associazione.
Non chiedo a nessuno di pensarla come me. Ma credo che sia giunto il tempo, per tutti, di interrogarsi seriamente. Di domandarsi se questa ANA rappresenti ancora davvero gli Alpini, o se invece stia diventando altro, per altri fini. Tacere, per quieto vivere o per abitudine, non è più sufficiente. Ognuno risponderà alla propria coscienza. Io ho deciso di rispondere alla mia.
Ringrazio tutti coloro con cui in questi anni ho condiviso momenti veri, spirito di corpo, amicizia, memoria e valori sinceri. Quelli restano, e resteranno sempre. Ma proprio nel rispetto di tutto questo, oggi ritengo di non poter più rinnovare la mia adesione a un’Associazione nella quale non mi riconosco più. Con rispetto, Ten. Fant. Alp. Umberto Casagrande Cosmo".












