Crisi globali e nuovi dazi Usa preoccupano il comparto agricolo trentino: 180 milioni di export vitivinicolo a rischio. In calo il Trentingrana con 85.000 forme in meno
“Siamo in un momento delicato – ha spiegato il vicepresidente della Federazione Stefano Albasini - in cui la complessità delle crisi globali – dai dazi americani agli effetti dei cambiamenti climatici – impone un’azione coesa tra cooperative, istituzioni e attori economici locali”

TRENTO. Un'annata difficile tra cambiamenti climatici e crisi internazionali che hanno creato non poca preoccupazione incertezza anche nel settore agricolo cooperativo trentino che è riuscito a confermarsi, comunque, un pilastro di tenuta e sviluppo per l’economia locale.
Questo il messaggio che arriva dalle cooperative agricole trentine che nei giorni scorsi hanno fatto un punto sulla situazione.
Nel bilancio dell’annata agraria, il comparto ortofrutticolo – dominato dalla melicoltura – ha fatto segnare nel 2023/24 una produzione di 486.000 tonnellate in Trentino, con un liquidato medio ai soci pari a 0,491 euro al chilo.
L’export, come già detto, ha risentito delle tensioni sul Canale di Suez, ma le organizzazioni trentine hanno saputo mantenere l’equilibrio sul mercato. La qualità delle mele si conferma buona, nonostante le sfide climatiche.
Passando invece al settore vitivinicolo, la vendemmia ha chiuso con 1.146.000 quintali raccolti, con performance eccellenti per lo spumante Trento DOC. Tuttavia, l’introduzione dei nuovi dazi Usa minaccia le esportazioni – circa 180 milioni di euro annui – mettendo a rischio la crescita consolidata degli ultimi anni. Nonostante la flessione della vendemmia 2024 (-11%), il comparto mantiene buone prospettive.
Il comparto lattiero-caseario ha visto una crescita delle consegne di latte del 3,4%, ma ha sofferto per le tensioni interne e l’aumento dei costi. Il Trentingrana, eccellenza trentina, ha registrato un calo della produzione a circa 85.000 forme, ma nuovi investimenti e piani industriali puntano a rilanciare il settore.
Nel settore zootecnico, l’alpeggio e l’allevamento di montagna restano centrali per la tutela del paesaggio e lo sviluppo del turismo rurale. Tuttavia, si segnala una riduzione del numero di stalle e la necessità di una maggiore tutela contro le predazioni da grandi carnivori. Nell’ittico, particolarmente significativo è stato l'aumento delle trote marchiate Igp, che nel 2024 hanno rappresentato quasi il 60% delle vendite di prodotto fresco, pari a 331 tonnellate su un totale di 552 tonnellate commercializzate.
“Siamo in un momento delicato – ha spiegato il vicepresidente della Federazione Stefano Albasini - in cui la complessità delle crisi globali – dai dazi americani agli effetti dei cambiamenti climatici – impone un’azione coesa tra cooperative, istituzioni e attori economici locali”. Il vicepresidente lancia poi un appello un appello alla Provincia e al sistema pubblico, pur con la consapevolezza di una presenza già attenta al mondo agricolo, per “un sostegno ancora più incisivo e duraturo, capace di preservare il valore strategico dell’agricoltura nelle valli trentine”.


















