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Trento
02 agosto | 20:40

"Alcuni tipi di miele sono quasi spariti", apicoltori trentini preoccupati. Costi alle stelle e cambiamento climatico, l’allarme dei produttori locali: "Situazione grave"

L'appello alla cittadinanza: "Acquistate il miele trentino".  Marco Facchinelli dell'Associazione degli Apicoltori del Trentino traccia un bilancio negativo: "Abbiamo alveari con casse dove all'interno ci sono appena 11 chili di miele, quando ce ne dovrebbero essere almeno 15 o 17 chili”

"Alcuni tipi di miele sono quasi spariti", apicoltori trentini preoccupati

TRENTO. Cambiamento climatico, malattie e ancora costi che continuano a salire e un ricambio generazionale che fatica a esserci. Oggi il Trentino, purtroppo, fatica a garantire la sopravvivenza delle sue api e dei suoi apicoltori.

A fotografare la situazione è Marco Facchinelli, presidente dell'associazione degli apicoltori trentini che rappresenta circa 400 realtà produttive. “Quest’anno fatichiamo ad arrivare alla sufficienza. Abbiamo alveari con casse dove all'interno ci sono solo 11 chili di miele, quando ce ne dovrebbero essere almeno 15 o 17 chili”.

Le cause di quello che sta succedendo sono numerose. Per prima cosa il cambiamento climatico, con sbalzi di temperature, momenti di calore elevato che vanno a uccidere i fiori. Ma ci sono poi anche gli insetti che perdono il proprio habitat, l'aumento dei costi di produzione e la tremenda concorrenza che arriva sempre più dall'estero.

 

“La situazione che ci troviamo davanti è disomogenea” spiega a il Dolomiti, Marco Facchinelli. Abbiamo apicoltori che, nonostante abbiano  fatto il nomadismo, hanno in pancia 11 chili di miele per cassa. Davvero poco. Per riuscire a fare del miele di acacia le casse sono state spostate anche tre volte su tre fioriture e alla fine il risultato è stato comunque deludente”. Un nomadismo continuo, logorante e con costi di non poco conto che spesso, purtroppo, però, non ripaga. Ben peggiore è la situazione per il tarassaco che ha reso appena due chili per cassa.

L’acacia è tornata a produrre dopo anni di assenza, ma solo grazie a un grosso sforzo. Il castagno? “I fiori sono stati bruciati in pochi giorni – spiega Facchinelli – a causa delle elevate temperature”.

 

Anche se si parla di rododendro, il miele è stato scarsissimo. Ben diversa, invece, la situazione per la fioritura del lampone selvatico. “Dove è passata la tempesta Vaia, nel sottobosco è cresciuto tantissimo lampone selvatico. Una volta era praticamente assente. Questo ci ha consentito di lavorare in questo caso abbastanza bene”.

 

L’apicoltura oggi per molti sembra essere una corsa in salita e sono purtroppo pochissimi i giovani che si avvicinano a questo mondo. “Aumentano i prezzi delle attrezzature, dei trasporti, delle operazioni stagionali” spiega Facchinelli. “Quando c'è qualche giovane che si avvicina – continua – alla prima stagione si demoralizza. Il reddito, come in tante altre attività del mondo agricolo, non è certo e allora viene scelta un'altra strada”.

 

A rendere ancora più difficile la sopravvivenza dell'apicoltura è la concorrenza estera (in alcuni casi irregolare). Basta pensare che poco tempo fa la Guardia di Finanza ha sequestrato nel nord Italia 22 tonnellate di miele irregolare proveniente da Romania, Ungheria, Turchia, Cina e Vietnam, oltre ad altre 3,4 tonnellate di sostanze zuccherine illecitamente impiegate per la produzione biologica.

 

Miele importato a basso costo, spesso non regolare ma che invade il mercato. Ed è proprio per questo che dagli apicoltori trentini arriva un appello. “Il miele del Trentino è un patrimonio davvero importante, ed è importante sostenere una filiera locale. Per questo chiediamo ai cittadini di sostenerci, di scegliere miele trentino. Altrimenti rischiamo di perdere tutto”.

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