Dazi, allarme per il mondo del vino trentino, Togn: “Situazione aggravata dalla svalutazione del dollaro”. Scartezzini: “Il mondo è seduto su un’instabilità totale”
Il danno stimato per le imprese italiane è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Per l'Unione Italiana Vini il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione. "Fino a quando non ci sarà stabilità e il dollaro non rientrerà entro determinati limiti, la situazione continuerà ad essere difficile” spiega Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group

TRENTO. Il settore vitivinicolo rischia una batosta storica. Tra dazi da parte degli Stati Uniti, svalutazione del dollaro e un mercato sempre più stretto, il vino sta per perdere terreno prezioso in uno dei suoi mercati di riferimento. “Tra svalutazioni e dazi è impossibile pianificare il futuro", ci viene spiegato anche dal mondo vitivinicolo del Trentino, un settore quanto mai importante per l'economia provinciale. “Quello che a me preoccupa è la svalutazione del dollaro, che sta continuando da mesi e non sappiamo fino a quando continuerà”, ci dice Romina Togn di Gaierhof, l'azienda trentina che, già a partire dai primi anni Ottanta, ha iniziato i rapporti con l'America per l'esportazione dei propri vini e che oggi vede circa il 25/30% della produzione destinata agli Stati Uniti.
Lo sguardo dei produttori di vino verso l’Atlantico è sempre più preoccupato. “Con i dazi al 15% il bicchiere rimarrà mezzo vuoto per almeno l’80% del vino italiano”, ha detto il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi. “Il danno che stimiamo per le nostre imprese è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione”, ha spiegato preoccupato Frescobaldi.
L'aumento dei prezzi andrà a colpire il segmento dei vini popolari e non quelli “luxury”, cioè vini di altissima qualità, spesso prodotti in quantità limitate e con un prezzo elevato, e che avranno probabilmente un minor contraccolpo. “Secondo le nostre analisi, a inizio anno la bottiglia italiana che usciva dalla cantina a 5 euro veniva venduta in corsia a 11,5 dollari; ora, tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, il prezzo della stessa bottiglia sarebbe vicino ai 15 dollari. Con la conseguenza che, se prima il prezzo finale rispetto al valore all’origine aumentava del 123%, da oggi lieviterà al 186%”, è l'analisi del presidente del Consorzio.
La svalutazione del dollaro spaventa anche più dei dazi. “Negli ultimi sei mesi – spiega Romina Togn di Gaierhof, che fotografa con lucidità il momento – il dollaro si è svalutato del 12-13% e, con un dollaro così debole, diventa tutto più difficile”. E non finisce qui: “Questo accordo sui dazi non è neppure ufficiale. Nulla vieta a un’amministrazione, magari tra sei mesi, di cambiare idea. È una situazione che non ha precedenti”.
Il settore è già sotto pressione: “Già prima si notava un rallentamento negli Stati Uniti, soprattutto per varietà come il Pinot Grigio. Ha raggiunto il suo picco e ora sta calando. Il problema è anche distributivo: c’è una strozzatura del mercato che rende tutto più complicato”, spiega Togn. Al momento si è in attesa di capire se al settore del vino verranno confermati i dazi del 15% e a soffrirne di più non saranno di certo i grandi nomi. “Chi può permettersi bottiglie da 200 dollari continuerà a spenderne anche 280”.
Gaierhof, prima del 2018, esportava il 50% e il 25/30% verso gli Stati Uniti. Oggi l'export raggiunge circa il 30% e il 15/20% verso gli Stati Uniti. E di certo l'instabilità politica e commerciale rischia di mettere a dura prova anche questi numeri.
A parlare di un settore in stand-by è anche Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino-Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità. “Il settore delle bevande alcoliche – ci spiega – sta ancora aspettando di capire se ci sarà una deroga ai dazi del 15%. Comunicazioni ufficiali o decisioni finali in merito non ce ne sono. Sembrerebbe che il settore agroalimentare possa essere esonerato da questo 15%, ma per il momento siamo in attesa”.
Secondo l’Osservatorio Uiv, il rischio – qualora non si attivasse una riduzione dei ricavi lungo la filiera, che rappresenta comunque un danno – è di trovarsi, a fine 2026, vicino ai valori espressi nel 2019. Per Uiv, ben il 76% (l’equivalente di 366 milioni di pezzi) delle 482 milioni di bottiglie tricolori spedite lo scorso anno verso gli Stati Uniti si trova in “zona rossa”, con un’esposizione sul totale delle spedizioni superiore al 20%.
Confermata la preoccupazione per la svalutazione del dollaro. “Con certe politiche economiche e lo scontro con la Federal Reserve, il mondo è seduto su un’instabilità totale. Fino a quando non si troverà un certo equilibrio la situazione continuerà ad essere difficile”, conclude Scartezzini.


















