Coldiretti, l’export agroalimentare italiano negli Usa crolla del 23%: ''I dazi hanno azzerato ogni prospettiva di crescita''
Il passaggio delle tariffe al 15% sembra aver azzerato ogni prospettiva di crescita. Saranno i prossimi mesi a far capire se l’inversione di tendenza sarà strutturale o se si tratta solo di una fase di assestamento

TRENTO. Ad agosto, l'export agroalimentare italiano negli Stati Uniti ha registrato un calo del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo un mese dall’ applicazione dei dazi al 15%.
Questo risultato dell’applicazione delle tariffe aggiuntive conferma le previsioni negative delle scorse settimane sull’andamento di alcuni settori, in particolare il vino, con una riduzione stimata oltre il 30%.
Secondo l’analisi della Coldiretti, basata su dati Istat, il valore complessivo dell'export agroalimentare in Usa nei primi otto mesi dell'anno ha superato i 5 miliardi di euro, in linea con lo stesso periodo del 2024, frutto però di un andamento discontinuo: dopo una crescita media in valore dell'11%, nei primi tre mesi i dazi aggiuntivi al 10%, si è passati al +1,3% di aprile, al +0,4% di maggio, e al -2,9% di giugno, per arrivare poi al -10% di luglio e con il crollo ad agosto.
''Il passaggio delle tariffe al 15% - spiega Coldiretti - sembra aver azzerato ogni prospettiva di crescita. Saranno i prossimi mesi a far capire se l’inversione di tendenza sarà strutturale o se si tratta solo di una fase di assestamento''.
"Con gli Usa che rappresentano il primo mercato Extra Ue in valore per le esportazioni agroalimentari nazionali non sorprende che ben l’81% degli italiani ritenga essenziale che la Ue avvii nuove trattative con Trump per ottenere esenzioni dai dazi in settori chiave, come ad esempio il vino" commenta il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi riprendendo il rapporto Coldiretti/Censis.
Inoltre, il 79% degli italiani si aspetta che la Commissione Europea agisca con maggiore determinazione nelle prossime negoziazioni. Per gli italiani quindi si poteva e si dovrà fare di più nel rapporto con gli Usa, perché l’approccio troppo amichevole di fatto ha penalizzato aziende e comunità italiane e degli altri Paesi.


















