Dazi, crisi tedesca e prezzi in aumento, Confimprenditori: "Nessuna frenata: il Made in Italy è forte". In Trentino? "Dal vino alle auto, ci sono difficoltà: presto per i conti"
Il presidente di Confindustria del Trentino, Lorenzo Delladio. "Pesano le difficoltà economiche in Germania. I dazi? Incidono ma si possono intraprendere azioni anche a Roma, come il disaccoppiamento elettricità-gas per rendere le imprese più concorrenziali". Il presidente del Coordinamento provinciale imprenditori del Trentino e di Ance, Andrea Basso: "Alcuni settori soffrono. Anche l'edilizia privata in rallentamento: c'è l'emergenza casa e una forte richiesta ma non si acquista e i mutui vengono allungati"

TRENTO. I dazi imposti dagli Stati Uniti non hanno intaccato l'export italiano oltreoceano. Nessuna frenata per Confimprenditori, l'associazione riferisce di aumenti, anche significativi, per diversi settori, segno della forza del Made in Italy. Il Trentino? Predica calma. Il contraccolpo sembra essere stato attutito, con inevitabili differenze tra settori con il vino che soffre di più, ma il banco di prova è l'inizio del prossimo anno.
"I dati diffusi dall’Istat confermano quanto sostenevamo da tempo: i dazi imposti dagli Stati Uniti non hanno minimamente intaccato la forza dell’export italiano oltreoceano", le parole di Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori. "Anzi, indicano l’esatto contrario. A settembre le esportazioni verso gli Usa sono aumentate del 34,4% rispetto all'anno scorso. E' la prova che il Made in Italy, quando è autentico e di qualità, continua a essere richiesto e apprezzato in tutto il mondo".
L'associazione nazionale non solo tira un sospiro di sollievo ma analizza in modo entusiasti i dati e chiede di valorizzare di più i prodotti italiani. "Un risultato che smentisce chi prevedeva una frenata", continua Ruvolo. "L’Italia cresce negli Stati Uniti più della Germania (+11%) e della Francia (+8%) nel medesimo periodo. I nostri settori chiave, alimentare, moda e arredo, continuano a trainare la domanda americana, con valori che superano complessivamente i 9 miliardi di euro nel trimestre estivo".
Un segnale quindi di solidità che "va tutelato e potenziato, non ostacolato da politiche europee miopi e autolesioniste. Questi dati indicano che il vero rischio per le nostre imprese non arriva da Washington ma da Bruxelles. Le politiche industriali dell’Unione europea hanno spalancato le porte all’importazione incontrollata di prodotti a basso costo, in particolare da Cina e Paesi asiatici. Nel solo 2024, l’import di autovetture cinesi in Europa è aumentato del 37%, mentre quello di abbigliamento ha superato i 27 miliardi di euro, con un incremento del +29%. Il risultato è un mercato interno distorto, dove il prezzo schiaccia la qualità e migliaia di Pmi italiane vengono penalizzate da regole e costi che i nostri concorrenti esterni non rispettano".
Negli scorsi giorni invece i sindacati Cgil, Cisl e Uil, per il Trentino, hanno dipinto un quadro più complesso. I dazi sono un fattore, ma pesa tanto anche il perdurare della recessione in Germania, la concorrenza - in particolare dei prodotti dalla Cina - e i costi dell'energia sono tornati a salire. Una serie di causa che acuiscono la stagnazione dell'economia. "Nei primi mesi sei mesi di quest'anno il ricorso alla cassa integrazione si è impennato", hanno spiegato Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Largher (Uil). "Ci sono i sintomi di un peggioramento reale delle condizioni di salute del comparto manifatturiero" (Qui articolo).
E' una fase interlocutoria. I mesi scorsi sono stati di grandissime fibrillazioni tra gli annunci, gli stop, le accelerazioni, le frenate e l'applicazione dell'amministrazione di Donald Trump sui dazi.
"E' un periodo molto delicato", commenta Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria del Trentino. "Non c'è una crisi ma sicuramente c'è una perdurante difficoltà dell'economia in Germania: questo per esempio incide sull'industria dell'automotive trentina con fortissimi rallentamenti nella produzione e nell'export dei componenti. Non dobbiamo poi dimenticare le guerre che comportano delle instabilità importanti e degli scenari che cambiano: per scelta come La Sportiva non esportiamo in Russia, si creano problemi al management ma c'è anche una rinuncia che apre ai concorrenti e alla necessità d trovare altri sbocchi di mercato. Ci sono più fattori che devono essere valutati".
I dazi si inseriscono in questo contesto. "L'imposta è sul 15% ma si devono aggiungere altri costi nella catena di fornitura e si può arrivare anche a un rincaro del 38% sul mercato di riferimento", evidenzia Delladio. "Questo inoltre si unisce alla svalutazione del dollaro che non è forte come in passato e va a interessare i ceti medio e bassi".
La crisi tedesca pesa, ma c'è una spirale di aumento dei prezzi", dice Andrea Basso, presidente del Coordinamento provinciale imprenditori (che raggruppa Asat, Artigiani, edilizia, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Cooperazione) e presidente di Ance. "Situazioni che incidono sul meccanismo di vendita". Però l'economia sembra reggere. "Ci sono alcune compensazioni e l'azionario che non è sceso ma l'attenzione è assolutamente alta perché non siamo usciti dalle incertezze".
Resta infatti una fase caratterizzata da moltissime incertezze, soprattutto legate alla pianificazione. "Si entra in un periodo particolare tra Natale e le festività che stimolano l'economia", evidenzia Basso. "A preoccupare è la difficoltà sulla continuità di vendita, non c'è questo orizzonte di garantire stabilità. Per ora si è retto ma si avverte una certa fatica in alcuni ambiti e bisogna attendere perché è presto per tracciare bilanci e fare i conti: la reazione si può valutare solo nei primissimi mesi dell'anno prossimo".
Il vino è tra quei settori che più hanno subito più ripercussioni. Il mercato a stelle e strisce pesa per l'Italia circa 2 miliardi, un quarto del volume totale. Il Trentino è esposto per circa 200 milioni. L'impatto dei dazi non sarebbe uguale per tutti i produttori, naturalmente dipende dalla quantità di bottiglie che vengono esportate negli States da ciascuna azienda (Qui articolo). Discorso simile per la pasta che trema per l'ipotesi del super dazio al 107%, l'Italia esporta il 60% in America, il secondo mercato di riferimento dopo la Germania e prima di Francia e regno Unito (Qui articolo).
"E' molto complesso trovare formule e modelli perché si devono considerare moltissimi fattori, ci sono ripercussioni a più livelli e diversi in base a un'esposizione su un mercato oppure una categoria", continua Delladio. "Non tutti subiscono in egual misura ma ci sono rallentamenti e investimenti che vengono posticipati in attesa di capire meglio l'evoluzione di determinate decisioni. Imprenditori, parti sociali e politica devono confrontarsi per delineare le strategie più idonee perché nel caso dei dazi, per esempio, ancora di più tutta la filiera viene colpita a cascata e non soltanto un fornitore oppure un'azienda specifica".
A fronte di impatti mediamente più contenuti rispetto alle previsioni ma c'è molta cautela. "C'è tensione in tutti i settori produttivi e alcuni soffrono di più, come l'elettronica", prosegue Basso. "L'abbigliamento e il lusso sono canali interessanti. La situazione per esempio nell'edilizia, un settore centrale per tantissime filiere, non è rosea: il pubblico investe mentre il privato è in rallentamento. C'è l'emergenza casa e una forte richiesta ma non si acquista. Inoltre ci sono segnalai di mutui che vengono allungati, il meccanismo funziona perché le banche concedono di cambiare i termini, tuttavia ci sono segnali che meritano la massima attenzione. E' un momento di passaggio e servono interventi, anche a livello di politica estera, ma gli incentivi devono essere mirati sull'industria e l'innovazione, soprattutto sul digitale per contenere i costi. E in quest'ultimo scenario anche il pubblico deve fare la sua parte perché se c'è un miglioramento, ecco che il beneficio ricade anche sui privati".
Un intervento potrebbe riguardare l'energia. "Si parla di dazi e questa dinamica riguarda la politica estera ma ci sono misure che possono essere intraprese internamente. Molte aziende sono energivore e si pagano bollette salate che incidono sui bilanci. In Spagna invece il costo è mediamente dimezzato rispetto all'Italia e ci sono periodi dell'anno in cui la fornitura è gratis perché c'è un eccesso di produzione. E' ora di valutare il disaccoppiamento di elettricità e gas, questo si può fare a Roma e sarebbe un modo per rendere le imprese più competitive", conclude Delladio.











