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Trento
21 maggio | 19:58

"Se non fosse stata uccisa Alba Chiara avrebbe 31 anni", il papà Massimo Baroni: "Non è diventata madre né ha mai visto il nipotino Oliver. A lui insegniamo il rispetto''

Alba Chiara Baroni, uccisa ad appena 22 anni dal fidanzato che poi si è tolto la vita, avrebbe compiuto 31 anni. Il papà Massimo: "Il vuoto che nostra figlia ha lasciato è sempre presente, così come il rimpianto per la vita e le emozioni che non ha vissuto: non ha potuto diventare mamma e vedere il suo nipotino Oliver, e questo è il nostro rammarico più grande, ma a lui vogliamo insegnare il rispetto"

TENNO. "Il vuoto c'è sempre, così come il grande rimpianto per tutto quello che nostra figlia non ha potuto vivere". Alba Chiara Baroni avrebbe compiuto ieri, 20 maggio, 31 anni. Ma il 31 luglio del 2017 la sua vita è stata spezzata a Tenno, dal fidanzato 24enne Mattia Stanga, che poi si tolse la vita. Aveva solamente 22 anni e una vita davanti a sé, con tutti i sogni e le speranze che a quell'età è giusto avere.

 

Per ricordarla, i genitori Massimo e Loredana, assieme alla sorella Aurora, in serata hanno organizzato una messa nella chiesa di Santa Maria Assunta a Riva del Garda, e la comunità si è stretta in un abbraccio collettivo alla famiglia.

 

"Il vuoto che nostra figlia Alba Chiara ha lasciato è sempre presente così come il rimpianto per la vita e le emozioni che non ha vissuto: non ha potuto diventare mamma e vedere il suo nipotino Oliver, e questo è il nostro rammarico più grande".

 

Queste le parole di Massimo Baroni che dopo la scomparsa della figlia, con la famiglia, ha scelto di convertire il dolore in speranza, fondando nel 2019 il Progetto Alba Chiara – poi diventato associazione – con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della violenza di genere, raccogliendo fondi e promuovendo iniziative per aiutare le donne in difficoltà.

 

E la memoria corre tra passato e presente, dal grande dolore alla voglia di non chiudersi in loro stessi. "Non esistono ricette per affrontare un dolore così: dopo l’uccisione di Alba Chiara – spiega Baroni – abbiamo impiegato due anni per realizzare davvero quanto accaduto. Fondamentale è stato l’affetto delle persone che ci sono state accanto in un momento di estrema fragilità e da lì è nata la volontà, mia e di mia moglie Loredana, di non chiuderci nel dolore ma di fare la nostra parte affinché tragedie come questa non si ripetano più, anche se oggi sembra ancora un’utopia".

 

E da questa energia scaturisce l'impegno quotidiano dell'associazione che guarda soprattutto alle nuove generazioni: "Il nostro futuro sono loro, ed è con loro che cerchiamo di entrare in contatto: se vogliamo che la società cambi si deve partire proprio da qui, e la nostra testimonianza diretta, che si riflette nei valori dell'associazione, cerchiamo di renderla utile".

 

E oltre all'impegno pubblico, quello di Massimo e Loredana guarda anche alla famiglia: Aurora, sorella di Alba Chiara, 27enne, è madre del piccolo Oliver.

 

"Ora il nostro nipotino ha due anni – prosegue Massimo Baroni – e gli mostriamo sempre le foto di Alba Chiara: quando crescerà dovremo aiutarlo a diventare un uomo e, come dico sempre, non un maschio. È la sfida più grande che raccogliamo ogni giorno, dentro e fuori le mura di casa, perché certi stereotipi verso le donne che la mia generazione non vedeva come negativi, e che in realtà sono tossici e pericolosi, vanno eradicati dalla società partendo proprio dagli uomini e dai giovanissimi".

 

E poi una riflessione sul presente che viviamo, in cui c'è ancora molto da fare. "Non siamo certo aiutati da ciò che continua ad accadere. Voglio ricordare – riflette – che da quando Alba Chiara non c'è più circa 1200 donne sono state vittime di femminicidio. Ma non parlo solo di questo: è importante riflettere sul linguaggio e i messaggi che vengono trasmessi, anche banalmente attraverso certe canzoni, perché contribuiscono a influenzare e a plasmare soprattutto i giovanissimi. Ed è anche da lì che si deve partire per costruire una società migliore".

 

E proprio in quest'ottica, l'Associazione Alba Chiara Aps guarda al futuro, con numerose attività e progetti.

 

"Oltre a quello che facciamo da anni –  spiega Baroni – cerchiamo sempre di avere nuove idee: quest'anno, ottantesimo anniversario dell'Assemblea Costituente, promuoveremo a Riva una mostra sulle donne che vi hanno preso parte. Poi ci sarà il tradizionale torneo di Hockey 'Be Happy' in cui premieremo la miglio giocatrice con un premio dedicato ad Alba Chiara. In aggiunta stiamo partecipando ad un bando per avviare nuovi progetti nelle scuole a partire dal prossimo autunno, e siamo determinati a portare avanti questa attività".

 

C'è poi un altro progetto significativo, promosso da Alba Chiara Aps e attivo da un anno e mezzo sul territorio.

 

"Parliamo di Punto e a Capo – chiosa – dedicato a donne che nel corso della loro vita hanno superato una relazione violenta. Si tratta di un percorso di gruppo, condotto da due esperte, per gestire le ferite che, a volte, anche dopo anni continuano a farsi sentire. Un luogo sicuro, uno spazio accogliente, un tempo per il confronto con se stesse e altre donne che hanno superato esperienze simili".

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