Sempre più utenti scelgono visite a pagamento in libera professione, la replica di Asuit: "L'attività erogata è conforme ai limiti e ai vincoli previsti dalla normativa"
Ad intervenire sul tema delle visite erogate in libera professione dai medici pubblici dell'Asuit e la stessa Azienda sanitaria: "Nessuna unità operativa aziendale presenta un rapporto complessivo tra attività libero professionale e istituzionale pari o superiore al tetto del 50% delle prestazioni erogate e le percentuali registrate sul segmento delle prime visite a pagamento rispondono spesso a una precisa e legittima richiesta dell'utenza"

TRENTO. "L'attività erogata in regime di libera professione intramuraria è pienamente conforme ai limiti e ai vincoli previsti dalla normativa vigente". Ad intervenire sul tema delle prestazioni erogate in regime di intramoenia (effettuate a pagamento dai medici pubblici, nelle strutture pubbliche, fuori dall'orario di lavoro, ndr) è l'Asuit stessa, che sceglie di fornire alcuni precisazioni per "una corretta interpretazione dei dati".
A sollevare il problema era stata anche la Consulta Provinciale della Salute (QUI ARTICOLO), che aveva sottolineato come la percentuale di visite in intramoenia in Trentino si "la più alta d'Italia" e come il regime "non è più un segmento accessorio del servizio sanitario, ma è diventata un elemento strutturale che incide sull’equità, sull’organizzazione e sulla stessa natura del sistema". Dati, aveva specificato la Consulta, che "trovano una conferma qualitativa nei rilievi della Corte dei Conti e nei dati Agenas".
"Come certificato dalla stessa Commissione paritetica aziendale - scrive l'Azienda Sanitaria - a livello globale l’attività resa in libera professione rappresenta appena il 5,05% del totale delle prestazioni complessivamente erogate da Asuit e specificatamente, a fronte di 2.412.523 prestazioni erogate in regime istituzionale, sono state 128.404 quelle effettuate in libera professione".
L'Asuit fornisce poi, "a titolo semplificativo" i numeri delle prestazioni in regime istituzionale effettuate dall’Unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Trento, "che sono state 35.998 a fronte di 15.748 in libera professione", mentre nella stessa struttura le prestazioni dell’Unità operativa di chirurgia generale "sono state 1.513 in istituzionale e 757 in libera professione". Per quanto riguarda invece Rovereto, specifica l'Azienda Sanitaria, "l’Unità operativa di cardiologia ha effettuato 25.921 prestazioni in regime istituzionale e 8.318 in libera professione", mentre l’Unità operativa di ostetricia e ginecologia "ha effettuato 18.265 prestazioni in regime istituzionale e 5.882 in libera professione. Infine le prestazioni dell’Unità operativa di urologia" in regime istituzionale sono state 5.356 e quelle in libera professione 2.633".
E poi la precisazione: "Nessuna unità operativa aziendale presenta un rapporto complessivo tra attività libero professionale e istituzionale pari o superiore al tetto del 50% delle prestazioni erogate". E anche: "I parametri di monitoraggio ministeriali sul rispetto dei volumi calcolano il rapporto sull'intera attività istituzionale – che comprende prime visite, visite di controllo, esami diagnostici e follow-up – e non sulle singole tipologie di prestazione, ad esempio considerare solo le prime visite".
I dati inseriti all'interno dei report, che indicano percentuali superiori al 50% per alcune specifiche specialità quali cardiologia, chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, urologia, si riferiscono - specifica l'Azienda Sanitaria - "esclusivamente al sottoinsieme delle prime visite" e se si considera quindi l'attività nella sua totalità, "l'equilibrio e la preminenza dell'attività pubblica e istituzionale rimangono assoluti e ampiamente garantiti".
Ad essere sottolineato da Asuit è poi come "le percentuali registrate sul segmento delle prime visite a pagamento rispondono spesso a una precisa e legittima richiesta dell'utenza". È infatti, viene specificato, "un diritto del cittadino poter scegliere di "effettuare una visita in libera professione intramoenia per la sua preferenza di affidarsi a un determinato medico specialista o per garantire la continuità terapeutica con un professionista che già conosce la sua storia clinica".
L’attività intramoenia, prosegue l'Azienda Sanitaria, "garantisce la trasparenza di questo percorso all'interno delle strutture pubbliche, assicurando al contempo che una parte dei proventi vada a coprire i costi aziendali".
"Asuit ribadisce il massimo impegno nel presidio e nel costante miglioramento dei tempi d'attesa istituzionali. Tra le azioni già messe in campo nel corso del 2024 e consolidate nel 2025 - chiosa il comunicato diffuso - si ricorda l'istituzione del Cup Manager, figura che tra i suoi compiti ha l’obiettivo di intercettare le richieste non soddisfatte nei tempi previsti dalle priorità cliniche e di riallocarle, se necessario e senza costi aggiuntivi per il cittadino, anche all'interno delle agende della libera professione o delle strutture accreditate".












