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Trento
21 maggio | 19:08

"Prime visite, in Trentino metà dei pazienti a pagamento", la Consulta provinciale della Salute: "L’accesso tempestivo alle cure è sempre più legato alla capacità di pagare"

Sempre più utenti scelgono prime visite a pagamento, in regime di intramoenia. La Consulta Provinciale della Salute: "Non è più un segmento accessorio del servizio sanitario, ma è diventata un elemento strutturale che incide sull’equità, sull’organizzazione e sulla stessa natura del sistema. In Trentino si sta affermando un sistema a doppio canale in cui l’accesso tempestivo alle cure è sempre più legato alla capacità di pagamento"

TRENTO. "L’intramoenia in Trentino non è più un segmento accessorio del servizio sanitario, ma è diventata un elemento strutturale che incide sull’equità, sull’organizzazione e sulla stessa natura del sistema". A dirlo è la Consulta Provinciale per la Salute, attraverso le parole della presidente Elisa Villotti che spiega come i dati siano il primo elemento che consente di mettere a fuoco la portata del fenomeno, con sempre più utenti che scelgono le visite a pagamento.

 

 Nel 2024 il Trentino, si legge nella nota diffusa, ha erogato 724.932 visite specialistiche, di cui 88.549 in regime libero-professionale, pari al 12,2% del tota-le: la quota più alta d’Italia.

 

Nello stesso anno, viene specificato in un confronto con la Provincia di Bolzano, l’Alto Adige ha erogato 1.149.271 visite, quasi il doppio, ma con solo 20.437 prestazioni in intramoenia, pari all’1,8%.

 

 "Il dato più rilevante non è solo la differenza percentuale - prosegue la Consulta Provinciale per la Salute -  ma il fatto che, a fronte di una spesa pubblica sostanzialmente comparabile, il sistema altoatesino produce molte più prestazioni pubbliche e molte meno a pagamento".

 

Questi numeri, prosegue il comunicatotrovano una conferma qualitativa nei rilievi della Corte dei Conti e nei dati Agenas. 

 

"In Trentino, in molte specialità, oltre il 50% delle prime visite avviene in intramoenia, con punte che sfiorano il 70% in cardiologia. Questo significa che l’accesso iniziale al percorso di cura, il momento più delicato, è sempre più spesso mediato dal pagamento, trasformando di fatto la libera professione da integrazione a canale preferenziale. Quando una quota così rilevante di prime visite è a pagamento, il sistema smette di essere universalistico nella pratica, anche se lo resta formalmente".

 

E poi lo sguardo al confronto con l'Alto Adige che "permette di capire che questa situazione non è inevitabile". Le due Province, viene specificato nel comunicato diffuso, operano nello stesso quadro normativo nazionale, ma adottano modelli di governance opposti.

 

"In Alto Adige l’intramoenia è esplicitamente programmata: volumi autorizzati solo nelle aree con liste d’attesa critiche, tetti tariffari chiari, controllo tramite commissione paritetica, tracciabilità e integrazione nei sistemi di trasparenza e anticorruzione. In Trentino, invece, emerge un modello molto più debole sul piano regolatorio: non risultano tetti numerici espliciti né sui volumi né sulle tariffe, e il legame con le liste d’attesa è costruito soprattutto in termini reattivi, possibile sospensione dell’intramoenia se i tempi superano gli standard, non programmatori".

 

A questo, osserva la Consulta, si aggiunge un’anomalia rilevante: la "mancata applicazione della trattenuta del 5% sulle tariffe", prevista a livello nazionale per finanziare la riduzione delle liste d’attesa, e "l’esistenza di convenzioni con soggetti privati con compensi molto elevati fino a 3 mila euro l'ora" non sottoposti agli stessi meccanismi di perequazione.

 

"Le misure di sostegno alla domanda come il contributo pubblico alle visite intramoenia con priorità di urgenza  - prosegue la presidente Villotti - possono attenuare temporaneamente l’impatto sui cittadini, ma non incidono sulle cause strutturali e rischiano anzi di consolidare il ruolo dell’intramoenia come canale ordinario".

 

Al contrario, viene osservato, l’applicazione della trattenuta del 5%, la trasparenza sui volumi, i tetti all’attività libero-professionale, l’obbligo di copertura istituzionale, la programmazione delle agende e il riequilibrio retributivo "vanno nella direzione di riportare l’intramoenia entro la sua funzione originaria".

 

"In definitiva, in Trentino si sta affermando un sistema a doppio canale - conclude la nota - in cui l’accesso tempestivo alle cure è sempre più legato alla capacità di pagamento. La scelta che ne deriva è netta: o si interviene sulla regolazione, sulla programmazione e sull’attrattività del servizio pubblico, oppure si accetta implicitamente che l’intramoenia diventi una componente strutturale e crescente del sistema, con effetti permanenti sull’equità e sulla natura universalistica del servizio sanitario".

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