La vergogna del carcere di Bolzano: sovraffollamento al 140%, struttura vecchia e abbandonata a se stessa dove la quotidianità di detenuti (e agenti) è in un inferno
Il rapporto 2025 dell'associazione Antigone parla di 124 detenuti stipati in una struttura che avrebbe una capienza regolamentare di appena 88 posti

BOLZANO. Il titolo scelto dall’associazione Antigone per il suo ultimo rapporto nazionale, “Tutto chiuso”, è già una dichiarazione d’intenti che fotografa un sistema penitenziario arrivato ormai al punto di non ritorno, sempre più lontano dai principi costituzionali e incapace di garantire una parvenza di dignità.
In questo viaggio nei gironi danteschi delle carceri italiane, è la casa circondariale di Bolzano non solo non fa eccezione, ma si guadagna una menzione speciale nel dossier per le sue condizioni disastrose.
I numeri, d'altronde, non mentono: si parla di una struttura vecchia, satura e abbandonata a se stessa, dove la quotidianità dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria si scontra ogni giorno con una realtà ai limiti della vivibilità.
Il dato più spietato è senza dubbio quello che riguarda lo spazio vitale, o per meglio dire la sua totale assenza. A Bolzano il tasso di sovraffollamento ha raggiunto la quota record del 140%: i dati ufficiali contano 124 detenuti stipati in una struttura che, sulla carta, avrebbe una capienza regolamentare di appena 88 posti. Significa convivere in ambienti angusti, dove la gestione della quotidianità diventa una polveriera pronta a esplodere.
A questo si aggiunge un primato demografico che pesa sulla gestione dell'istituto: il Trentino-Alto Adige è la regione italiana con la più alta percentuale di detenuti stranieri (con una media del 62,5%), e la casa circondariale di Bolzano si piazza all'ottavo posto della classifica nazionale con il 63,2% di presenze straniere tra le sue mura.
Un quadro talmente complesso che perfino l'attività di monitoraggio dell'Osservatorio è andata in affanno: l'ultima visita di Antigone risale al 2023 ed è stata solo parziale, fermandosi agli uffici della direzione senza poter nemmeno accedere alle sezioni per raccogliere dati completi sul campo.
A rendere ancora più amaro il bilancio per il capoluogo altoatesino è il confronto, decisamente impietoso, con i vicini di casa. Mentre via Dante affonda nei suoi problemi storici, la struttura di Spini di Gardolo a Trento viene esplicitamente citata nel report come un esempio virtuoso da seguire a livello nazionale.
Il carcere trentino non solo può contare su una sezione femminile (del tutto assente a Bolzano), ma brilla per le attività di reinserimento: è terzo in Italia per il lavoro con datori esterni, con ben 80 detenuti su 392 che hanno l'opportunità di lavorare fuori dalle mura della prigione, gettando le basi per un reale recupero sociale.
E sul fronte del tanto sospirato nuovo carcere di Bolzano, quello del quale si parla da 20 anni? La situazione resta un'odissea burocratica.
Lo stallo, che si trascinava dal lontano 2013, sembrava essersi sbloccato a fine dicembre grazie a una riformulazione della legge di bilancio che ha creato la base giuridica per l'opera, seguita a gennaio dal via libera del Ministro della Giustizia Carlo Nordio al governatore Arno Kompatscher per trattare direttamente con il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio.
Ma da allora, tutto è rimasto sulla carta. Le opzioni sul tavolo sono diverse – recuperare il vecchio progetto da 200 posti vinto nel 2011 dalla cordata Condotte, modificarlo o bandire una nuova gara da zero – ma la palla resta in mano a Roma e i tempi si preannunciano biblici.
Anche perché il grande piano nazionale da 1,3 miliardi di euro promesso dal Commissario straordinario per recuperare oltre diecimila posti nel triennio sembra già fare acqua da tutte le parti: i dati reali del Ministero rivelano che nell'ultimo anno la capienza regolamentare in Italia, anziché aumentare, è addirittura calata di 27 unità.












