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Trento
15 settembre | 06:00

Dall'uva alle mele, un'ottima stagione ma il vino continua a tremare: "Preoccupano dazi, svalutazione del dollaro e calo dei consumi. L'agricoltura di montagna va aiutata"

Buone prospettive per l'agricoltura, un'ottima stagione per quantità e soprattutto qualità. Non mancano però le incertezze e le difficoltà, preoccupazioni soprattutto per il vino. Il presidente della Cia-Agricoltori Italiani del Trentino: "Un periodo intenso e faticoso, la carenza di manodopera è un grande problema. Il settore è sotto stress ma si può parlare di un bilancio positivo"

TRENTO. Per l'uva e le mele siamo alle battute finali, in dirittura d'arrivo i piccoli frutti. Si tira un attimo il fiato e poi spazio alle castagne. E' la stagione dei raccolti in Trentino. Le prospettive sono interessanti e tira l'ortofrutta mentre le nubi sono più scure sul settore vino. Il meteo è stato instabile ma l'agricoltura sembra reggere tanto nella quantità quanto nella qualità della produzione. Un nodo, sempre presente, riguarda la manodopera mentre c'è più fiducia sul ricambio generazionale.

 

"Il meteo è stato inclemente, soprattutto per l'uva, e c'è sempre il problema legato alla carenza di stagionali", "E' stata una vera e propria corsa contro il tempo. Un periodo intenso e faticoso, il settore è sotto stress ma si può parlare di un bilancio positivo. La produzione è in linea nei numeri e la qualità è elevata".

 

Per mele e piccoli frutti c'è soddisfazione. "I prodotti sono ottimi", dice Paolo Calovipresidente della Cia-Agricoltori Italiani. "Il mercato dell'ortofrutta gira davvero bene. Inoltre ci sono attese importanti per le castagne: gli alberi sembrano presentarsi bene e speriamo che non ci siano inconvenienti nelle prossime settimane".

 

Il vino? "La qualità dell'uva si è prospettata inizialmente davvero eccellente, soprattutto per quanto riguarda la base spumante", aggiunge Calovi. "I giorni di pioggia hanno inciso sulle rese ma la qualità è ottima". Le preoccupazioni principali riguardano il comparto vitivinicolo. E non solo per la querelle dazi.

 

"Nell'ultimo anno il dollaro si è svalutato del 15% e inoltre si evidenzia un calo dei consumi. Il vino è stato un po' criminalizzato e si paga un po' il prezzo di questo atteggiamento. Poi ci sono le incertezze legate ai dazi degli Stati Uniti, che incide soprattutto sulla pianificazione". Il mercato a stelle e strisce del vino pesa per l'Italia circa 2 miliardi, un quarto del volume totale. Il Trentino è esposto per circa 200 milioni. L'impatto dei dazi non sarebbe uguale per tutti i produttori, naturalmente dipende dalla quantità di bottiglie che vengono esportate negli States da ciascuna azienda ma è evidente che ci sia fibrillazione in tutti i settori produttivi.

 

"Un'enorme preoccupazione perché il vitigno è coltivato in tutta Italia e l'impatto è enorme", evidenzia il presidente della Cia-Agricoltori Italiani. "Si pensa al prodotto finale ma le ripercussioni riguardano tutta la filiera: le etichette, il vetro e i trasporti, per esempio, senza dimenticare il personale che opera nelle cantine. Le riduzioni nei consumi rischiano di mandare in fortissima difficoltà tutto il settore fino alle aziende agricole".

 

Un altro problema? Un po' il solito: la difficoltà a trovare stagionali. "Non è semplice lavorare in agricoltura", continua Calovi. "Inoltre quest'anno i tempi sono stati molto compressi: ci sarebbe voluto il doppio delle persone per operare con tranquillità e serenità. I raccolti sono stati in larghissima parte completati ma con grandi sforzi e sacrifici in campagna. La burocrazia purtroppo non ci aiuta, le regole sono confezionate per l'agricoltura industriale e di pianura mentre quella di montagna avrebbe bisogno di maggior flessibilità perché c'è bisogno dell'aiuto di tutti, come delle microaziende che spesso operano in zona impervie. Il settore richiede attenzione e supporti, una maggiore esemplificazione".

 

Le regolamentazioni, in particolare quelle che arrivano dall'Unione europea, non garantirebbero per il comparto un bilanciamento operativo. "Molti verrebbero in campagna nel week end e tutte le forze sono un aiuto, i voucher erano stati pensati per l'agricoltura, questo strumento è stato poi usato e purtroppo abusato in altri settori e così è stato tolto ma era una risposta per regolarizzare le posizioni e adattarsi alle situazioni molto variabili in campagna".

 

Quella della semplificazione è una questione sollevata anche dai giovani che si affacciano a questo mestiere. "Ci sono segnali di un ricambio generazionale in corso. In questo settore servono tanta competenza e molta passione perché è faticoso e impegnativo ma c'è un interesse tra le ragazze e i ragazzi. L'agricoltura non va abbandonata, in particolare quella di montagna: si devono trovare dei modelli che si possano adattare alla quota e alle terre alte, qui può essere più complesso lavorare", conclude Calovi.

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