Manifatturiero, a Belluno in calo la domanda interna ma crescono i mercati esteri. Dazi e crisi in Medio Oriente spingono le aziende a rivedere le loro strategie
Come di consueto, la Camera di commercio Treviso-Belluno Dolomiti commenta i dati della produzione manifatturiera per il primo trimestre dell’anno. Se a dominare l’economia è la situazione internazionale, in particolare i dazi americani e la crisi in Medio Oriente, questi fattori stanno anche spingendo le aziende a diversificare i mercati di sbocco e ad accorciare le filiere produttive

BELLUNO. Sono le “complesse dinamiche geopolitiche e le scelte delle imprese in risposta a questi scenari” a incidere maggiormente sui risultati economici del territorio: così Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso-Belluno Dolomiti, commenta i dati del manifatturiero del primo trimestre 2026.
Domina infatti la scena, come prevedibile, la complessa situazione internazionale e, da qui, lo sguardo è puntato soprattutto su quanto durerà il conflitto in Medio Oriente. Dopo un 2025 dominato dal tema dazi statunitensi, quest’anno si è aperta la crisi dello Stretto di Hormuz, uno snodo produttivo e di transito commerciale difficilmente sostituibile nel breve periodo per molte merci non energetiche.
Tuttavia, questa instabilità geopolitica sta anche spingendo le aziende a rivedere alcune strategie, in particolare accorciando le filiere produttive (preferendo la vicinanza geografica si riduce la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento) e aumentando la diversificazione sui mercati, come reazione al protezionismo statunitense.
Vediamo cosa accade, nello specifico, nel Bellunese. “Per Belluno - prosegue Pozza - la produzione è in lieve diminuzione (-1,3%). Il calo riguarda in particolare i piccoli produttori della subfornitura, che soffrono le riorganizzazioni di filiera del distretto dell’occhialeria. Sono invece con segno positivo le performance dei leader dell’occhialeria e della filiera del freddo”.
I grandi player, quindi, tengono duro grazie alla forte proiezione internazionale, all’elevato valore aggiunto e all’introduzione di tecnologie digitali avanzate. Sotto la spinta di tali gruppi industriali, infatti, in provincia i giorni di produzione assicurata sono in aumento e, tra le risposte fornite dagli imprenditori bellunesi intervistati dalla Camera di commercio, per il secondo trimestre 2026 prevalgono le previsioni di un aumento della domanda estera piuttosto che una diminuzione.
A determinare questo scenario sono però gli ordini dall’estero, che registrano un +7,3%, legato sia al fatto che molte imprese hanno accumulato scorte precauzionali in vista di possibili interruzioni nelle forniture per la chiusura dello Stretto di Hormuz, sia alla capacità di diversificare i mercati di sbocco in risposta ai dazi americani. Le esortazioni a vagliare nuove strade di fronte alle scelte economiche e politiche dell’amministrazione Trump stanno dunque dando i loro effetti: “Non bisogna aver paura di affrontare i nuovi mercati, quanto piuttosto attrezzarsi e sapere come affrontarli” erano state le parole dello stesso Pozza già lo scorso anno.
Sul fronte interno, al contrario, calano gli ordini e ciò ha portato a una contrazione nella produzione e una flessione del grado di utilizzo degli impianti (dal 71,4% del trimestre precedente al 68% attuale): la domanda interna è scesa infatti al -3,7% a Belluno.
“Questi risultati - conclude Pozza - ci dicono che le nostre imprese si mostrano flessibili e capaci, nell’immediato, di adattarsi al nuovo cambio di scenario geoeconomico, diversificando i mercati e prevenendo eventuali problemi di approvvigionamento. L’incognita principale resta l’effetto sui prezzi al consumo del rincaro di energetici e altre materie prime. Già l’Istat ha confermato che il tasso di inflazione ad aprile è salito al +2,7%, ma se partisse una rincorsa sui prezzi tra i vari operatori, soprattutto in Italia e in Europa, il potere d’acquisto delle persone ne risulterebbe ulteriormente intaccato, con effetti depressivi sulla domanda”.












